Autonomia finanziaria e autodeterminazione: sfide e soluzioni
Backlash culturale e stanchezza organizzativa mostrano come la DE&I (e non solo) abbia bisogno di rigenerarsi e di procedere inesorabilmente. Torno quindi a parlare di un tema demodé: la parità di genere. E lo faccio dopo essere stata invitata ad ascoltare una tavola rotonda a Palazzo Marino (Milano) su “Donne, autonomia finanziaria e autodeterminazione: un binomio necessario”, in cui sono intervenute diverse donne di ampie vedute, tutte role model di riferimento che, con i loro studi, il loro lavoro e i loro comportamenti, stanno influenzando l’intera società.
Come spesso accade in questi momenti, quando ti concedi di ascoltare e attivi la modalità nutrimento, la mente vaga e unisce vari puntini. Ho quindi notato che proprio in questo ultimo biennio ho creato format di apprendimento e di riflessione sul significato e sui comportamenti che nascono dall’intreccio e dalla relazione esistente tra libertà, autonomia, partecipazione, violenza, privilegio, potere, visibilità, scelta e denaro, inseriti all’interno delle dinamiche di genere (e non solo). L’ho fatto sia all’interno di grandi aziende sia in vari contesti dove i format erano dedicati alle cittadine e ai cittadini, in chiave di sostenibilità sociale.
La mia prima riflessione rispetto al titolo della tavola rotonda è stata chiedermi se, come e quanto le persone si interrogano davvero su come vivono personalmente il denaro, il potere e la visibilità. Quanto legano la propria autodeterminazione, o parte di essa, all’autonomia finanziaria.
Dalla mia personale prospettiva, siccome viviamo in sistemi sociali in cui l’economia e il denaro hanno assunto una certa rilevanza (che ci piaccia o meno), possiamo affermare che l’autonomia finanziaria ci determina come soggetti, offrendoci un certo grado di potere. Un potere legato alla nostra sostenibilità nel medio-lungo periodo, alla libertà di scelta, alla visibilità, alla possibilità di rimanere o di andare via da una situazione che ci risulta stretta. Aggiungerei quindi al titolo della tavola rotonda una sfumatura sostanziale: l’importanza di raggiungere una piena autonomia emotiva, oltre a quella finanziaria. Sono due aspetti correlati, ma non necessariamente viaggiano di pari passo. Essere autonomi, in senso profondo, e autodeterminarsi significa sentirsi parte attiva della propria esistenza, facendo i conti anche con una certa solitudine interiore. Significa partire da sé e proteggersi — in un senso molto ampio — in primis da soli.
La dinamica culturale in cui siamo immersi vede spesso, nei grandi numeri, le donne molto allenate a prendersi cura degli altri e talvolta a delegare, sottovalutare o addirittura sminuire l’importanza dell’autodeterminazione attraverso (anche) l’autonomia finanziaria. Gli uomini, invece, per ragioni storiche e sociali, si trovano spesso più allenati a decidere il meglio per sé e a rendersi, volenti o nolenti, visibili nello spazio pubblico (ovviamente con tutte le dovute diversità personali e culturali).
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