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Cannes 79 senza Hollywood e Italia: focus sul cinema francese

Sotto l’immagine sognante e malinconica di Susan Sarandon e Geena Davis di Thelma & Louise, è iniziata ieri la 79esima edizione del Festival di Cannes, con i vestiti di gala frustati da un vento dispettoso sul tapis rouge srotolato in una cerimonia ad hoc nel primo pomeriggio. I francesi sono maestri del divismo e nessuno è loro pari: celebrano ogni singolo rito, creano percorsi in salita per accedere alle sale e alle interviste, proteggono e allontanano le star in modo che il divismo sia ancora più assoluto. La gente comune risponde con eccentricità passeggiando travestita da vecchie glorie del cinema, come Marilyn o Chaplin, e portando a spasso cani robot seguiti da curiosissimi cani in carne e ossa e umanoidi a passeggio circondati da fotografi. C’è un che di festoso e brioso, ma ci sono anche delle riflessioni serie da fare sul cinema.

L’inaugurazione in francese

Anzitutto, il festival ha deciso di aprire con un film francese, come sta facendo da anni ormai, Vénus électrique di Pierre Salvadori, dando massima luce al proprio cinema. Giusto e sacrosanto, ma ha cominciato a perdere Hollywood e i blockbuster che, magari Fuori concorso, facevano gran polvere di stelle. Così, quel manifesto che ricorda come 35 anni fa Ridley Scott avesse scelto la Croisette per presentare il suo road movie, diventato un cult, sembra quasi grottesco.

L’assenza di Hollywood

Steven Spielberg, che qui ha lanciato ET L’extraterreste nel 1982, ha scelto di andare direttamente in sala a giugno con Disclosure Day saltando del tutto la rassegna francese. Sembra che gli ottimi rapporti di Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia, con l’Academy e L.A., faranno sbarcare molti film al Lido a settembre, da sempre una rampa di lancio per pellicole che si aggiudicano un Oscar.

Il problema della Francia è anche un rapporto di diffidenza e pregiudizio con i film prodotti e distribuiti da Netflix e Amazon, che quindi disertano la Croisette. Diversamente da quanto fa, giustamente, Venezia: i tempi del cinema sono ormai cambiati, non prendere in considerazione le piattaforme è anacronistico. Poi, però, bisogna dare uno spazio forte agli indipendenti.

Il vuoto degli italiani

Oltre che per Hollywood, è un deserto anche per gli italiani, se non per Francesco Zippel in Cannes Classic con Vittorio De Sica – Staging life. Questo bravissimo regista, che ricostruisce le vite dei grandi del cinema, aveva già presentato a Cannes, Oscar Micheaux – The Superhero of Black Filmmaking nel 2021 e aveva indagato, tra gli altri, le esistenze di Sergio Leone, Fellini e Volonté. Con grande pervicacia ricerca le star che abbiano conosciuto o possano aver tratto luce per la propria arte dal maestro che sceglie e questa volta, per De Sica, ha intervistato Isabella Rossellini, Ruben Östlund, Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne, Andrej Zvjagincev, Wes Anderson, Francis Ford Coppola, Asghar Farhadi. Sarà proiettato il 16 maggio, una bella data, visto che il primo fine settimana del festival è quello più ambito per il passaggio.


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