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>>>ANSA/ L’Ue a Google, ‘più scelta per utenti e spazio ai concorrenti’ – Altre news

(Di Alessandra Briganti)
Bruxelles alza il livello dello
scontro con Google. La Commissione europea ha imposto al colosso
di Mountain View una serie di misure destinate a ridisegnare il
funzionamento di due dei suoi prodotti più strategici: il motore
di ricerca e Android. L’obiettivo è favorire la concorrenza e
creare maggiori opportunità per gli operatori che sviluppano
servizi di ricerca e soluzioni di intelligenza artificiale. Il
primo intervento riguarda Google Search. Da gennaio 2027
l’azienda dovrà condividere, secondo modalità definite dalla
Commissione, una parte dei dati raccolti dal motore di ricerca
con i concorrenti. Bruxelles precisa che le informazioni saranno
anonimizzate, i beneficiari dovranno rispettare requisiti di
sicurezza e riconoscere un corrispettivo economico a Google.

   
Intanto la Corte di giustizia dell’Ue, interpellata dal
Consiglio di Stato sul caso della sanzione da 750mila euro
inflitta nel 2022 dall’Agcom a Google per video che promuovevano
il gioco d’azzardo online in violazione della normativa
italiana, ha stabilito che Google può essere ritenuta
responsabile per i video pubblicati su YouTube da un creatore di
contenuti legato alla piattaforma da una partnership
commerciale, qualora abbia esaminato il canale e i suoi
contenuti prima di concludere l’accordo. “Siamo delusi dalla
decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, su cui
avremo bisogno di ulteriore chiarezza. Sosterremo le nostre
argomentazioni davanti al Consiglio di Stato” ha replicato un
portavoce di Google.

   
Ma novità arrivano anche sul fronte Android. Bruxelles chiede
che gli assistenti di IA sviluppati da aziende terze possano
operare con le stesse funzionalità oggi disponibili per Gemini,
il servizio di Google. Una volta completato l’aggiornamento del
sistema operativo, previsto entro dodici mesi, gli utenti
potranno scegliere liberamente quale assistente utilizzare per i
comandi vocali o per svolgere attività quotidiane, dalle
prenotazioni alla ricerca di informazioni.

   
Per la vice presidente della Commissione Henna Virkkunen,
le misure favoriranno “innovazione e diversità” nei mercati
degli assistenti IA per dispositivi Android e dei motori di
ricerca. “Grazie a queste misure – ha sottolineato – speriamo di
vedere emergere alternative a Google Search e ai servizi di IA
di Google, come Gemini, e che gli utenti in Ue possano usufruire
di una maggiore scelta di servizi”. Dura la replica della
società. Le decisioni adottate dall’Ue, tuona Mountain View,
rischiano di “compromettere misure di salvaguardia vitali per la
privacy e la sicurezza di milioni di europei”. Consentire a
software di terze parti un accesso più ampio al sistema
operativo, sostiene il gruppo, aumenterebbe i rischi di
cybersicurezza. Anche la condivisione dei dati di Search
potrebbe incidere sulla riservatezza delle informazioni, sulla
tutela del know-how aziendale e persino sulla sicurezza
nazionale. Palazzo Berlaymont respinge le accuse, assicurando di
aver bilanciato apertura del mercato e protezione degli utenti.

   
Palazzo Berlaymont respinge queste obiezioni, sostenendo di aver
costruito il provvedimento proprio per bilanciare apertura del
mercato e protezione degli utenti.

   
Il braccio di ferro non finisce qui. Secondo il Financial
Times, Bruxelles è pronta a compiere un nuovo passo già nei
prossimi giorni, con nuove sanzioni da centinaia di milioni di
euro nel quadro del Dma. Le contestazioni riguarderebbero il
presunto trattamento preferenziale riservato da Google ai propri
servizi, come Shopping e Travel, nei risultati di ricerca e le
regole del Play Store, che secondo la Commissione limitano la
libertà degli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso
sistemi alternativi per download e pagamenti. Per Google si
tratta dell’ennesimo capitolo di un lungo confronto con l’Ue.

   
Tra il 2017 e il 2019 Bruxelles ha già inflitto al gruppo oltre
8 miliardi di euro di sanzioni antitrust. Di recente, la Corte
di giustizia dell’Ue ha inoltre confermato la multa da 4,1
miliardi di euro per le pratiche legate ad Android, accusato di
aver favorito Google Search imponendone la preinstallazione sui
dispositivi.

   

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