>ANSA-FOCUS/ Un giorno sotto torchio, l’incubo dell’ex ministra – Altre news
(di Valentina Brini)
Quando Mariapaola Cherchi,
trent’anni di udienze e negoziati nelle aule di Bruxelles, ha
varcato la soglia del commissariato, davanti a sé ha trovato un
fascicolo del tutto sconosciuto. Nessun avviso, nessun capo
d’accusa anticipato, nessun indizio utile per orientarsi.
Soltanto pagine da decifrare all’istante, mentre la sua cliente
più illustre, Federica Mogherini, stava per essere messa sotto
torchio. Un confronto fiume, iniziato alle 14 e conclusosi a
notte fonda. Una maratona di “dieci ore” nelle parole della
legale, durante la quale l’ex Alta rappresentante dell’Ue ha
risposto “a 360 gradi”, senza eludere una domanda. Senza
sottrarsi a nulla. Ma quel clima che Cherchi – con la misura del
mestiere – prova a definire “sereno” lascia invece intravedere,
in controluce, una giornata che all’ex numero uno della
Farnesina ha piuttosto dato la vertigine dell’ignoto.
Prelevata alle prime luci dell’alba nella sua abitazione,
davanti alla figlia, Mogherini è stata condotta in commissariato
con modalità che – pur sotto la regia della procura europea –
hanno evocato i blitz del Qatargate e i suoi lunghi mesi
detenzione preventiva nelle carceri brussellesi. Metodi che
hanno tramortito non soltanto lei, ma anche chi, nei corridoi
comunitari, si sarebbe atteso una convocazione formale, una
richiesta di chiarimenti da persona informata sui fatti. Non
certo un fermo di polizia che, a detta di molti, conferma
l’impronta aggressiva della giustizia belga.
Il rilascio è arrivato soltanto a notte inoltrata. Senza
alcuna condizione, senza obblighi. “Sono stati forniti
chiarimenti esaurienti, come richiesto legittimamente dagli
inquirenti”, ha spiegato all’ANSA la legale dal suo studio
Cherchi & Vos, al civico 526 di Avenue Louise: una palazzina
signorile incastonata tra i boulevard alberati del quartiere, a
pochi passi dal Palazzo di Giustizia. “La mia cliente ha chiesto
più volte se dovesse limitare i suoi movimenti, ma le è stato
ribadito che non vi era alcuna restrizione, perché non ce n’era
motivo”. Un dettaglio tutt’altro che marginale: l’ex titolare
della diplomazia Ue è uscita dal commissariato con il passaporto
in tasca. Libera di muoversi, mentre l’indagine seguirà il
proprio corso. Rientrata nella sua abitazione, ha poi scelto di
pubblicare una nota sul sito del Collegio d’Europa, la sua
seconda casa belga, a Bruges. Un testo essenziale, asciutto, per
rivendicare la collaborazione offerta agli inquirenti e
rimandare ogni valutazione agli sviluppi delle prossime
settimane. Il suo modo di dare una forma al caos di una giornata
che l’ha travolta dall’alba alla notte, lasciando più domande
che risposte.
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