Addio a Fulvio Lucisano, il produttore che ha segnato il cinema italiano

Il bello è che, in un’industria dove quasi tutti ricordano soltanto i successi, Lucisano ricordava anche gli errori. I successi, del resto, bastavano a riempire una vita. Uno su tutti: Massimo Troisi.
Il “Jolly” Troisi
Alla fine degli anni Settanta Lucisano andò al Teatro Tenda di Roma, vide quel comico napoletano che parlava come se le parole gli arrivassero addosso un attimo prima di pronunciarle e capì che il cinema doveva impossessarsene. Lo convocò e lo convinse, non senza resistenze, a dirigersi da solo. Ne uscì nel 1981 “Ricomincio da tre”. Lucisano ricordava Troisi come «puntiglioso, un personaggio straordinario». E aveva trovato anche una soluzione molto pratica al problema di quel napoletano che una parte del pubblico poteva non capire: «Lo invitai a ripetere le battute due-tre volte. A quel punto diventavano comprensibili a chiunque».
Era il suo metodo. Intuito e mestiere. Nato a Roma il primo agosto 1928, laureato in Giurisprudenza perché la famiglia avrebbe preferito vederlo avvocato, Lucisano aveva scelto assai presto un’altra sala: quella cinematografica. Nel 1949 partecipò alla realizzazione del documentario “Anno Santo”, dedicato al Giubileo del 1950, poi arrivarono l’Istituto Luce, i cinegiornali per l’America Latina, centinaia di documentari e infine la produzione in proprio.
All’inizio ci fu anche un prestito da un milione di lire della Cassa di Risparmio, utilizzato per produrre il documentario “Mattino a Piazza Navona”. Poi gli incontri con produttori americani come Samuel Arkoff e Roger Corman e la costruzione della Italian International Film, nata nel 1958 e diventata molti decenni più tardi Lucisano Media Group, quotata in Borsa nel 2014.
Il gotha del cinema italiano
In mezzo c’è una fetta gigantesca del cinema italiano. Damiano Damiani, Luigi Comencini, Mauro Bolognini, Franco Zeffirelli, Liliana Cavani, Lina Wertmüller, Francesca Archibugi. E, sull’altro versante di quella stessa industria, Enrico Montesano, Paolo Villaggio, Neri Parenti, Carlo ed Enrico Vanzina, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Fino ad Alberto Sordi.
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