Berruto: “Ero al corteo avrebbe dovuto esserci tutta la sinistra”
Onorevole Mauro Berruto, perché è andato anche lei a sfilare?
«Per condividere le sacrosante ragioni dei partecipanti e i diritti rivendicati: all’istruzione, alla casa, a una vita meno cara, a dire no alla guerra. Se non si condivide tutto questo, tre sono le possibilità: o non si è di sinistra, o si è cinici o si è scollegati dalla realtà. Inoltre, in quanto parlamentare, volevo e dovevo vedere con i miei occhi cosa stava succedendo. Una questione di coscienza, oltre che un preciso dovere istituzionale».


In questo senso, tra i parlamentari anche di sinistra non è che ci fosse una gran ressa.
«Mi fa sorridere che abbia fatto notizia la mia presenza, anziché l’assenza di tanti. Non ho alcuna intenzione polemica: forse è il caso di chiedere a chi non c’era perché non ci fosse».
Ci racconti il suo sabato.
«La mattina ero a Milano, a parlare a un migliaio di insegnanti alla Cattolica. In tanti, hanno spiegato gli organizzatori, non si sono presentati nel timore di incidenti, e questo la dice lunga sul clima che si è creato nelle nostre città. Il pomeriggio mi sono recato in piazza Castello, non lontano da dove abito, e il corteo assolutamente pacifico ha cominciato a girare in tondo per la chiusura di via Po. Dopo qualche spinta, qualcuno dev’essersi accordato per un deflusso dai Giardini Reali, e a quel punto è arrivata l’automobile misteriosa che è passata sopra le fontane di piazza Castello, rischiando di investire qualcuno: ero a una decina di metri ed è stato sconcertente. Mi riservo, anche in virtù del mio ruolo istituzionale, di capire cosa ci facesse lì quell’auto e, se possibile, chi ci fosse a bordo».
Fino a quando è rimasto nel corteo?
«Siamo scesi dai Giardini Reali per raggiungere la Dora, e non ho visto nulla di violento. Manifestare pacificamente per i propri diritti è garantito dalla Costituzione, ma ormai ci si deve quasi giustificare. Così si alza il clima di tensione: non possiamo militarizzare le città».
Non crede, però, che la presenza di violenti e incappucciati possa indebolire le ragioni degli altri?
«Questo governo cerca solo alibi per reprimere. Il 95 per cento dei partecipanti alla manifestazione di sabato, e mi tengo stretto, erano giovani, meno giovani e anziani, tutti assolutamente pacifici e civili».
C’era il timore di altri disordini: quel corteo era stato organizzato da Askatasuna.
«Non ho visto nessuno dei centri sociali né in piazza Castello, né lungo la Dora. E non sono certamente sceso in strada perché convocato da qualcuno. Agitare i fantasmi può far comodo, ma non è la verità. Non si può concedere sempre la narrazione alla violenza, bisogna fare i conti con temi ineludibili e la sinistra dev’essere la prima, temi che riguardano la qualità della vita. Ce lo chiede un’intera generazione. Se, come parlamentare, non fossi andato anch’io in mezzo alla gente, mi chiedo per cosa mi avrebbero votato per il Parlamento».
Pensa che le forze dell’ordine abbiano usato maniere troppo forti?
«Le forze dell’ordine dovrebbero tutelare tutti, anche chi manifesta. È giusto sottolinare che i cortei di sabato non avevano intenzioni politiche o di parte, non erano, per capirci, pro-Pal, ma riguardavano temi di tutti: una protesta non soltanto italiana. Potevo forse restare chiuso in casa, sul divano, a trecento metri da lì? Ovviamente no. Ci sono andato con il grande orgoglio di esserci».
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