Liguria

Maxi operazione contro la pedopornografia, in carcer anche un genovese


Genova. Gli agenti della polizia di Stato, coordinati dalla Direzione Antimafia della procura di Roma, hanno eseguito sei misure cautelari, un fermo di indiziato di delitto e arrestato dieci persone in flagranza di reato per la detenzione di un’ingente quantità di materiale pedopornografico.

Tra le persone finite in carcere c’è anche un genovese, accusato con un uomo originario di Messina di avere condiviso e detenuto in un archivio informatico una ingente quantità di materiale pedopornografico.

Il genovese è un 50enne, che si trova già un carcere per reati simili. Per questo l’ordinanza di custodia cautelare gli è stata notificata direttamente in cella

L’indagine, ribattezzata “Fly Trap”, è partita nel 2024 e ha comportato 23 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di persone indagate, sia in qualità di amministratori che di  semplici membri, dell’associazione per delinquere finalizzata alla detenzione, commercio, divulgazione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico oggetto della presente indagine.

Gli accertamenti sono stati avviati dal C.N.C.P.O dopo le informazioni condivise nell’ambito della cooperazione internazionale, dall’Agenzia statunitense Homeland Security Investigations (HSI) di un gruppo Telegram denominato ‘New Saga’, dedito alla diffusione di materiale pedopornografico. Per accedere era necessario pagare con criptovalute, e proprio dalla moneta virtuale sono partiti gli investigatori per individuare uno degli amministratori, un ventiquattrenne campano, poi sottoposto a perquisizione a maggio 2024.

Alle indagini, durate due anni, ha collaborato l’agenzia statunitense HSI. Gli specialisti italiani sono riusciti a conquistare la fiducia degli altri amministratori del gruppo e a ottenere un accredito da ‘co-amministratore’ all’interno dei diversi gruppi di pedopornografia, spesso creati in diverse versioni dopo la chiusura.

Per evitare di finire nel mirino delle forze dell’ordine gli amministratori utilizzavano “canali privati esclusivi”, per lo scambio informativo ed organizzativo, uno di questi nominato “La Sala dei Re“, a sottolinearne il contesto di potere nel quale gli amministratori dei gruppi Telegram ritenevano di operare.

Le investigazioni hanno documentato in maniera dettagliata l’esistenza di un’articolata organizzazione composta da diversi amministratori con compiti di gestione e promozione dei diversi gruppi, di predisposizione dei servizi connessi per assicurare l’anonimato e per criptarne il contenuto, tra questi quelli di cloud e di server virtuali, di moderazione dei contenuti, di creazione di bot, programmi automatizzati capaci di gestire i numerosi utenti, per garantire la continuità della comunità anche in caso di chiusura dei gruppi o perdita degli account.

La community era composta da oltre 1.009 partecipanti, ed era accessibile mediante pubblicazione di un link dedicato per raccogliere più utenti, la cui permanenza era consentita previo pagamento in criptovaluta di modiche somme di denaro (definite donazioni) o condivisione di materiale nuovo di pedopornografia. I membri ricevevano supporto diretto e costante dagli organizzatori anche con la condivisione di risorse informatiche necessarie per assicurare l’anonimato e custodire il materiale illecito diffuso, anche in forma criptata, per evitarne la perdita.

Le metodologie adottate dagli amministratori avevano prodotto un accrescimento del volume dei database di materiale di pedopornografia disponibile. Solo nel corso dell’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, con oltre 22mila video e 34mila immagini.




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