Posti in piedi negli stadi, Salis ha inviato la lettera: proposto un tavolo interministeriale

Genova. La sindaca di Genova Silvia Salis ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al ministro dello Sport Andrea Abodi, al presidente del Coni Luciano Buonfiglio, al presidente della Figc Giovanni Malagò e alla Lega di Serie A, B e C per la proposta di un tavolo interministeriale con l’obiettivo di aggiornare la normativa in tema di free standing, cioè posti in piedi sicuri negli stadi.
Il passo avanti, che si apprende in serata da Palazzo Tursi, fa seguito alle dichiarazioni della sindaca durante il consiglio comunale di martedì scorso, impegnato in gran parte a discutere la delibera sul futuro dello stadio Ferraris. “È una normativa datata di decenni – aveva detto -. Chiederemo un tavolo e per l’occasione potremo farci capofila di una richiesta di aggiornamento della normativa nazionale per la creazione di zone safe standing nei nostri stadi. È una novità che viene attesa in tutta Italia mentre altri Paesi europei si sono già portati avanti. Questo è il momento di chiedere un aggiornamento”.
Uno dei punti nevralgici del progetto presentato da Genoa e Sampdoria, che dovrà essere messo a gara per poi assegnare la concessione novantennale dell’impianto, è proprio la riduzione di capienza che scenderà da circa 33.200 a 31.600 posti. E anche se la decurtazione reale sarà solo di 600 posti, visto che mille oggi restano invenduti per problemi di visibilità, tanto è bastato per scatenare i malumori dei tifosi.
L’idea delle standing zone come strategia per aumentare la capacità del futuro Ferraris è stata portata a Tursi dai rappresentanti dell’Associazione club genoani in un incontro con Salis. Si tratta di aree predisposte in cui gli spettatori possono stare in piedi senza seggiolini e in condizioni di sicurezza. In diversi Paesi europei sono contemplate dalla normativa, mentre in Italia un decreto ministeriale del 1996 esclude gli stadi da questa disciplina. Ora Genova, dovendo affrontare nei prossimi mesi il dossier Ferraris, potrebbe diventare capofila di una battaglia nazionale.




