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Sostegno, emergenza insegnanti: “Il TFA non è una scorciatoia, senza specializzati le scuole restano scoperte”

Pubblicate le linee guida per garantire la continuità didattica degli studenti con disabilità. La norma prevede che siano i genitori ad avviare il procedimento, richiedendo al Dirigente scolastico di confermare il docente.

Insegnanti di sostegno introvabili. Le cattedre restano vuote, gli Uffici scolastici pescano da altre classi di concorso, le famiglie aspettano.

Mentre l’emergenza si allarga, il dibattito si concentra su chi usa il TFA sostegno per arrivare prima al ruolo. Marco, 51 anni, docente di educazione fisica, quel percorso lo ha fatto davvero e racconta a Fanpage.it cosa significa.

Cinquemila posti e nessuno che li copre

In Sardegna la sua classe di concorso si è saturata e l’Ufficio scolastico ha dovuto attingere da altre liste per riempire i posti di sostegno rimasti liberi. “Sono stato chiamato perché la mia era satura”, spiega Marco. “L’esperienza però mi è piaciuta e mi ha formato”.

Il suo caso non è isolato. In Italia il numero di docenti specializzati non copre il fabbisogno delle ragazze e dei ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, e per questo sono stati creati percorsi che immettano figure di sostegno nella scuola. Le cattedre scoperte restano un problema aperto, con le famiglie che spesso si ritrovano senza un insegnante di riferimento per mesi.

“Cinque anni, non un passaggio rapido”

La specializzazione si ottiene con il TFA. Per Marco non ha nulla di agevole. “Non è per niente facile affrontare i cinque anni del percorso”, dice. “Immagina quanto può essere difficile insegnare ad alunni che hanno un quoziente intellettivo di 40 o di 50, alunni non verbali, o che hanno un autismo livello 1 o un profilo limite”.

Sul presunto vantaggio per chi vuole solo arrivare al ruolo, la sua posizione è netta: “Il sostegno, nei fatti, non è più una modalità per accedere al tempo indeterminato, ma è una risorsa per l’insegnamento, a prescindere dalla materia”.

La figlia con disabilità e la scuola che cambia

Marco è padre di una ragazza con disabilità e per questo, racconta, si è sempre documentato. Quando la sua cattedra di scienze motorie non offriva sbocchi e in graduatoria era idoneo non vincitore, ha affrontato il tirocinio con un’idea precisa: “Come qualcosa di formativo e istruttivo”.

Da quell’esperienza ha ricavato una convinzione. “Se il docente è in grado di analizzare e adattare il proprio programma alle esigenze di un ragazzo con disabilità è molto più bravo perché vuol dire che sa davvero insegnare a tutti”. E aggiunge: “Se tutti facessero questo percorso sarebbe una scuola molto migliore, perché formerebbe docenti completi, pronti a capire le esigenze di tutti gli alunni, anche di quelli con disabilità”.

Tra passi avanti nelle specializzazioni e divari territoriali ancora da colmare

Negli ultimi due anni il quadro delle abilitazioni ha registrato un’accelerazione significativa. Sulla base dei dati resi noti dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sono circa 30 mila i nuovi docenti specializzati formati in questo biennio attraverso i canali dedicati, tra cui i percorsi universitari del TFA e le procedure straordinarie (come quelle affidate a INDIRE).

Un traguardo celebrato dal dicastero di Viale Trastevere come il frutto di una programmazione più incisiva mirata a ridurre il ricorso ai contratti a tempo determinato su posti vacanti. Interpellato ieri, in Parlamento, lo stesso Valditara ha sottolineato l’importanza di disporre di “personale qualificato, con competenze indispensabili per garantire una scuola che valorizzi i talenti di ogni studente”, puntando a un progressivo innalzamento degli standard di professionalità e a una maggiore stabilità nei ruoli.

Le criticità aperte: carenze alla primaria e divario Nord-Sud

Nonostante l’immissione di decine di migliaia di nuovi docenti abilitati, l’emergenza non può dirsi superata. I dati evidenziano infatti come le criticità si concentrino prevalentemente in due direzioni:

  1. I settori di intervento: permangono difficoltà di reperimento di personale specifico soprattutto nei gradi della scuola primaria.
  2. Lo squilibrio geografico: il fabbisogno di docenti specializzati rimane marcatamente sbilanciato, con le regioni del Nord che continuano a registrare le carenze più acute rispetto a una diversa distribuzione delle graduatorie nel resto del Paese.

Il vero banco di prova, come ammesso dallo stesso Governo, non risiede più soltanto nella quantità numerica dei docenti formati, quanto nella capacità di calibrare l’offerta formativa sulle reali esigenze territoriali. Ridurre drasticamente il ricorso alle supplenze brevi e garantire una vera continuità didattica agli studenti più fragili restano gli obiettivi prioritari per evitare che il diritto allo studio resti disomogeneo lungo la Penisola.

La strategia del Ministero punta a consolidare i canali di formazione e a snellire le procedure di reclutamento, cercando al contempo di rispondere ai richiami delle autorità europee sulla qualità dell’integrazione scolastica.

Tuttavia, sindacati e famiglie continuano a invocare interventi strutturali più profondi, capaci di coniugare il numero dei posti in organico di fatto con quelli in organico di diritto, superando definitivamente la stagione del precariato storico sul sostegno.


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