Abruzzo

“Non solo una bella vetrina, ma un laboratorio di idee e proposte” [FOTO]


Taglio del nastro, nel pomeriggio di giovedì 17 settembre, per Val di Sangro Expo, rassegna giunta alla terza edizione, organizzata dal Comune di Atessa con il supporto di aziende e realtà produttive del territorio. La manifestazione andrà avanti fino a domenica 20.

La cerimonia ha visto la presenza di Giulio Borrelli, sindaco di Atessa; Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo; Francesco Menna, presidente della Provincia di Chieti; Angelo Caruso, presidente della Provincia dell’Aquila; Luigi D’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura; Luciano D’Alfonso, deputato della Repubblica; Daniela Torto, deputata della Repubblica; Alessio Monaco, consigliere regionale; Vincenzo Menna, consigliere regionale; del vice sindaco di Atessa ed assessore alle Attività produttive Enzo Orfeo. Presenti anche l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca; il sottosegretario con delega al Turismo, Daniele D’Amario e il consigliere regionale Nicola Campitelli, oltre a numerosi sindaci del territorio. Benedizione da parte di don Andrea Rosati.

Il sindaco Borrelli ha parlato di “un costruttivo momento di confronto, con posizioni anche contrapposte ma che hanno sottolineato la ricchezza e la diversità di questa zona industriale e al tempo stesso hanno tracciato la rotta per il futuro, proprio perché Val di Sangro Expo non è solo una vetrina, ma è un laboratorio di idee e proposte che arrivano da imprese, istituzioni, forze politiche, territorio e rappresentanti sindacali”.

Il discorso inaugurale del sindaco di Atessa, in una sala convegni stracolma: “Nella realtà mondiale emergono ormai tre superpotenze planetarie, due maggiori e una media. America e Cina ormai se la battono. Gli Stati Uniti, che era l’unica vera super potenza planetaria, dopo la caduta del muro di Berlino, ha perso peso e credibilità per ragioni che vengono da lontano e che il solipsista Trump ha accentuato ed esasperato. Le conseguenze di una situazione internazionale complicata sono aggravate, per l’Italia e l’Europa, anche per effetto dell’aggressione russa in Ucraina e della guerra in Iran. L’Europa, potenza incompiuta, è il vaso di coccio fra tre vasi di ferro. Paghiamo il costo di una situazione internazionale esplosiva e di scelte sbagliate nell’industria e nell’economia. Ha chiuso, ad esempio, il sito Audi in Belgio. Il colosso tedesco Volkswagen è in profonda crisi. (100 mila tute blu, un vero esercito scompare). Il problema tedesco è il problema europeo. La crisi della Volkswagen investe, tra l’altro, direttamente due gioielli italiani come Lamborghini e Ducati. Il problema è che le industrie europee sono indietro nella transizione digitale. Molta manifattura, motore a combustione interna, pochi investimenti nel cloud, nei micro processori, nell’intelligenza artificiale rispetto ai cinesi e agli americani”.

“Gli aggiornamenti tecnologici – ha aggiunto Borrelli – richiedono investimenti stratosferici di trilioni di dollari per stare al passo con Cina e America. E per questo ci vorrebbe un mercato unico dei capitali in Europa, che sappia attrarre anche fondi extraeuropei, ma questa scelta chiama in causa la politica, le scelte politico-strategiche, perché richiedono un’integrazione europea più forte. Ci vuole, insomma, una capacità di leva continentale, non nazionale. Le singole nazioni non possono farcela da sole. Non può farcela l’Italia e non può farcela la Germania. Per oltre trent’anni abbiamo vissuto su una divisione internazionale del lavoro molto favorevole all’Occidente. L’Europa e l’America hanno appaltato parecchie produzioni ai cinesi, hanno venduto o delocalizzato fabbriche ed oggi la Cina ha imparato, è cresciuta nel know-how e produce a prezzi assolutamente competitivi auto elettriche, batterie, pannelli solari, droni, prodotti chimici avanzati, apparecchiature per telecomunicazioni. Produce tutti quei beni che rappresentavano il vantaggio commerciale per noi occidentali. In economia non esistono pasti gratis. La transizione verso l’elettrico è stata gestita, in Europa, con errori e ritardi. I dazi di Trump ci hanno messo il carico da 11, hanno peggiorato la situazione. Il costo dell’energia ha aggravato le cose, soprattutto per un Paese come l’Italia. Ed eccoci arrivati nel punto in cui siamo: abbiamo vissuto anni difficili, soprattutto gli ultimi tre, anche in Val Di Sangro, nello stabilimento più grande d’Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri”.

“L’ex Sevel, Stellantis, da 1.200 furgoni al giorno di un tempo è passata a produrne oggi 850, da 6000 dipendenti è scesa a 4.200”, ha ricordato il sindaco di Atessa. “Ci sono state uscite incentivate, prepensionamenti, contratti di solidarietà. Dal 31 luglio scorso la situazione, dopo il ridimensionamento, si è stabilizzata con l’uscita dagli ammortizzatori sociali. L’impegno dell’AD di Stellantis, Antonio Filosa, di investire un miliardo nei prossimi 5 anni e di realizzare nuovi furgoni elettrici dal 2029 lascia intravvedere una luce in fondo al tunnel, anche se restano pesanti incognite sull’indotto. Si può e si deve tornare a sperare nel futuro e, di conseguenza, dobbiamo attrezzarci per le nuove sfide. Vanno aggiornate le tecnologie, addestrate le maestranze. Ecco perché crediamo sia anche indispensabile allocare qui, in Val di Sangro, un centro per l’innovazione e la ricerca, strettamente legato alla produzione, che accompagni il necessario processo di aggiornamento tecnologico e professionale. La Val Di Sangro è una realtà industriale complessa. La Honda tira, come altri settori diversi dall’automotive. Sappiamo che quando si parla di questa zona industriale, l’immaginario collettivo si concentra soprattutto su Stellantis, Honda e sull’automotive. Certo, questo è il “core business”. Ma attorno a queste grandi aziende, collegate con loro e indipendentemente da loro, sono nate e si sono sviluppate, nell’ultimo mezzo secolo, decine e decine di piccole e medie imprese (Non le cito perché sono tante e non vorrei dimenticarne qualcuna, ma le conosciamo bene). A questo patrimonio si aggiungono le eccellenze dell’agricoltura, dell’enogastronomia, dei servizi e del turismo. Una pluralità di esperienze che fa della Val di Sangro non solamente un’area industriale, ma un autentico ecosistema produttivo, che contribuisce a fare la grandezza e la ricchezza dell’Abruzzo e non soltanto dell’Abruzzo. È questa la realtà che viene rappresentata qui, nel nostro Expo, che nasce appunto dalla volontà di offrire a imprese, istituzioni e territorio uno spazio nel quale incontrarsi, conoscersi, costruire nuove relazioni. Un luogo dove la dimensione espositiva si accompagna al confronto sui grandi temi che interessano il presente e futuro dell’economia globale, oltreché locale. Un laboratorio di idee e proposte”.

“Per troppo tempo – ha detto Borrelli – al peso economico e produttivo della Val di Sangro non è corrisposta un’adeguata capacità di incidere nei luoghi in cui si definiscono le scelte politiche e strategiche. Oggi, questo territorio rivendica un nuovo protagonismo che richiede una visione condivisa tra imprese e istituzioni, tra centro e periferia. Questa è una terra che ha costruito buona parte della propria storia economica sulla capacità di intraprendere. Una terra di gente che ha saputo cogliere le opportunità, rimboccarsi le maniche e tradurre intuizioni e sacrifici in esperienze di successo. Gente che sa coltivare il presente e non arretra di fronte alle sfide del futuro. Gente che è partita spesso da iniziative di piccole dimensioni per affermarsi su realtà nazionali e internazionali. Storie diverse tra loro accomunate dalla capacità di fare impresa e generare valore. Val Di Sangro Expo dà voce a queste storie, a queste scelte e, al tempo stesso, guarda oltre ciò che è stato costruito. Valorizzare un distretto produttivo significa riconoscerne le eccellenze, ma anche interrogarsi sulle condizioni necessarie per continuare a competere, innovare e crescere. Coltivare, insomma, il presente per costruire il futuro”.

Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha evidenziato che “l’Abruzzo produttivo si è dato appuntamento ad Atessa per Val di Sangro Expo, che riunisce duecento realtà d’eccellenza tra industria, manifattura, comparto agroalimentare, artigianato e innovazione tecnologica su una superficie espositiva di oltre diciassettemila metri quadrati”.

Ha poi tracciato un bilancio dell’economia regionale richiamando i principali indicatori socio-economici e il ruolo centrale del tessuto produttivo abruzzese. “Parto dal dato più recente: a fronte di una media nazionale di crescita del PIL dello 0,5%, l’Abruzzo segna un +1,9% nell’ultimo anno. Dal 2019 a oggi, la crescita accumulata supera l’8% rispetto a una media nazionale del 5,5%: l’Abruzzo si conferma così la regione traino del Centro-Sud. Il PIL pro capite medio è cresciuto di circa il 10% (circa 3.000 euro), passando da meno di 30.000 a quasi 33.000 euro”. La Val di Sangro incide in maniera importante sul PIL abruzzese e sulla sua crescita.

Il sottosegretario D’Eramo, invece, ha rimarcato l’importanza del comparto agricolo, anche per una vallata fiorente come la Val di Sangro. “Un settore al centro dell’agenda politica del Governo che in esso – ha sottolineato – ha investito 17 miliardi in 4 anni. E sono ancora previsti tanti finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, anche per favorire un ricambio generazionale”.


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