Carolei, il gip esclude misure cautelari per Iannucci
Niente carcere per l’ex sindaco di Carolei Francesco Iannucci, il gip esclude misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta per i reati di adulterazione delle acque, turbativa d’asta e corruzione
CAROLEI – Niente carcere per l’(ormai) ex sindaco di Carolei Francesco Iannucci. Il gip del Tribunale di Cosenza Claudia Pingitore, a seguito dell’interrogatorio preventivo che si è svolto lunedì scorso, ha, infatti, rigettato la richiesta di applicazione di misura cautelare avanzata dalla Procura di Cosenza nei confronti dell’ex primo cittadino, così come per gli altri 7 indagati. Si tratta di ex amministratori, dipendenti pubblici e imprenditori – Francesco Iorio, Francesco Porco, Giovanni Ioele, Francesco Pulice, Paolo Filice e Andrea Forlino – per i quali erano stati richiesti i domiciliari. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di adulterazione delle acque, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.
I DETTAGLI DELL’INCHIESTA
In particolare, secondo quanto ricostruito negli atti dell’inchiesta, partita nel settembre 2024 a seguito dell’informativa del Nucleo di Polizia Ambientale Agroalimentare e coordinata dal pm Antonio Bruno Tridico, Iannucci, in concorso con Iorio, dipendente del Comune e addetto al servizio e manutenzione della rete idrica, e Porco, individuato quale esecutore materiale delle condotte illecite, avrebbe adulterato «le acque destinate all’alimentazione prima che fossero attinte o distribuite per il consumo, rendendole pericolose per la salute pubblica, mediante l’immissione, nella rete idrica comunale di Carolei, di acque provenienti dalla sorgente della località Rupi, prive dei requisiti di potabilità e microbiologicamente contaminate».
LA VICENDA PRINCIPALE
Si tratta della vicenda principale attorno alla quale ruota l’intera indagine che, tuttavia, si è sviluppata anche su altri filoni investigativi riguardanti presunti procedimenti “truccati” per l’affidamento dei lavori di manutenzione della rete idrica comunale, del servizio di trasporto scolastico e del servizio di custodia e manutenzione del cimitero comunale.
Per il gip di Cosenza, pur potendo pervenire a un giudizio di “gravità indiziaria” – in relazione, però, al solo operato di Iannucci -, le esigenze cautelari nei suoi confronti sarebbero venute meno a seguito delle dimissioni irrevocabili dalla carica di sindaco e di quelle dell’intera giunta comunale e al conseguente insediamento di un commissario prefettizio, estraneo al contesto territoriale.
Da ciò deriverebbe l’impossibilità di influenze esterne nonché di reiterazione del reato. Inoltre, Iannucci, prima di dimettersi, aveva emesso un’ordinanza di revoca del precedente provvedimento con cui era stata disposta l’immissione in rete, in via straordinaria, dell’acqua proveniente dalla sorgente di Carolei.
L’INTERROGATORIO DI IANNUCCI
L’ex primo cittadino, nel corso dell’interrogatorio preventivo, assistito dal difensore Francesco Calabrò, aveva risposto alle domande del giudice. Aveva ammesso di aver incaricato Porco, direttamente o tramite Iorio, di procedere con l’apertura della pompa al fine di fronteggiare la crisi idrica in atto sul territorio comunale.
Ma allo stesso tempo aveva dichiarato di essere ignaro della circostanza che l’acqua fosse contaminata; aveva, inoltre, prodotto della documentazione – in particolare delle analisi effettuate nel 2020 e nel 2022 – per giustificare la salubrità dell’acqua della sorgente Rupi.
LA DECISIONE DEL GIP
Tuttavia, per il gip, tale ricostruzione non sta in piedi: Iannucci non poteva essere all’oscuro degli esiti delle analisi svolte dall’Arpacal nel corso del 2024, notificate via pec al Comune, che attestavano la non potabilità dell’acqua e, nonostante ciò, avrebbe continuato, «in maniera cosciente e consapevole, ad immettere le acque provenienti dalla sorgente in esame, nonostante la accertata presenza di agenti batterici, potenzialmente dannosi per la salute pubblica».
Lo stesso non può dirsi dei coindagati Porco e Iorio per i quali, a parere del gip, non è possibile affermare che fossero consapevoli dei valori non regolamentari delle acque, essendosi limitati a dare esecuzione alle direttive impartite dal sindaco.
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