Troppo caldo, fertilità maschile a rischio: Fondazione Foresta lancia l’allarme

Il caldo estremo può rappresentare un rischio anche per la fertilità maschile. Un’esposizione prolungata e ripetuta alle alte temperature può, infatti, interferire con la produzione e la maturazione degli spermatozoi, che richiedono una temperatura inferiore a quella interna del corpo per svilupparsi correttamente.
La questione assume particolare rilevanza dopo l’estate appena conclusa, la più calda mai registrata in Italia dal 1950. Secondo le elaborazioni diffuse il 7 settembre dal Cnr, la temperatura media nazionale ha raggiunto i 24,3 °C, mentre agosto, con una media di 25,6 °C, è stato di 3,5 gradi più caldo rispetto al periodo 1991-2020. Per la prima volta nella serie storica, inoltre, luglio e agosto sono stati consecutivamente i mesi più caldi mai osservati. Il caldo estremo potrebbe quindi aggiungersi agli altri fattori già associati alla riduzione della natalità in Italia, come condizioni socio-economiche, invecchiamento della popolazione, stili di vita e inquinamento ambientale. Un’ipotesi che si inserisce in un quadro segnato dagli ultimi dati Istat, che confermano il nuovo record negativo delle nascite nel nostro Paese.
La dichiarazione
«È bene essere chiari: una singola giornata torrida non rende un uomo infertile – dichiara il professor Carlo Foresta, presidente di Fondazione Foresta -. Il problema si pone quando l’esposizione è intensa, si ripete o dura a lungo, soprattutto se si aggiunge a condizioni che rendono più difficile disperdere il calore, come il varicocele, l’obesità o un lavoro svolto vicino a fonti termiche. Il testicolo è sì capace di termoregolazione, ma oltre una certa soglia la spermatogenesi viene abortita per evitare danni al Dna indotti dallo stress termico, e quindi il rischio di trasmissione di mutazioni all’eventuale prole».
Gli studi
A offrire una delle dimostrazioni più nette è stato, nel 2013, uno studio longitudinale del gruppo padovano su dieci volontari sani, tutti con parametri seminali normali, sottoposti per tre mesi a due saune settimanali di quindici minuti a 80-90 °C. Si trattava, naturalmente, di una condizione sperimentale molto più intensa di quella vissuta in una comune giornata estiva, scelta proprio per osservare con chiarezza l’effetto biologico del calore: la temperatura scrotale media passò da 34,5 a 37,5 °C e, al termine del periodo di esposizione, la concentrazione media degli spermatozoi risultò ridotta da 89 a 31 milioni per millilitro, il numero totale da 223 a 93 milioni e la motilità progressiva dal 58 al 36 per cento. Anche le analisi sul nucleo mostravano alterazioni nella sostituzione istone-protamina e nella condensazione della cromatina, cioè nel delicato sistema che compatta e protegge il patrimonio genetico paterno.
In un altro studio il gruppo di Foresta ha esaminato il gene E2F1, coinvolto nella divisione e nel differenziamento cellulare: fra 540 uomini, variazioni del numero di copie del gene sono state trovate in 12 dei 343 soggetti con infertilità e in nessuno dei 197 controlli; negli esperimenti cellulari il calore aumentava inoltre l’espressione di E2F1, con una risposta più marcata nelle cellule che possedevano un maggior numero di copie del gene. Questi risultati suggeriscono una possibile interazione fra patrimonio genetico e ambiente e aiutano a comprendere perché alcune persone possano essere più sensibili allo stress termico.
Alla sperimentazione si sono nel frattempo affiancati dati raccolti su popolazioni molto più ampie. Nel 2026, uno studio condotto su 5.114 uomini ha associato temperature percepite più elevate nei novanta giorni precedenti il campionamento a una minore motilità progressiva e totale degli spermatozoi; un’altra ricerca, basata su 4.912 campioni di banca del seme, aveva già messo in relazione la variabilità della temperatura nello stesso arco di tempo con una riduzione del numero di spermatozoi.
I consigli degli esperti
Le precauzioni utili sono semplici e coincidono, in buona parte, con quelle raccomandate per proteggere l’organismo durante le ondate di calore. Per chi sta cercando un figlio, per chi presenta altri fattori di rischio o per chi è esposto professionalmente a temperature elevate, vale la pena prestare qualche attenzione in più.
- Aiutare il corpo a disperdere calore. Bere con regolarità, cercare ambienti freschi, concedersi pause all’ombra o in locali climatizzati e ricorrere a docce fresche; il ghiaccio non va applicato direttamente sulla cute scrotale;
- Evitare di sommare esposizioni. Nei periodi più caldi, soprattutto quando si cerca una gravidanza, è ragionevole limitare saune frequenti, bagni molto caldi e idromassaggi prolungati, oltre alle fonti di calore tenute a lungo vicino all’inguine, come il computer appoggiato sulle gambe o i sedili riscaldati;
- Scegliere abiti comodi. Biancheria e pantaloni non troppo aderenti, realizzati con tessuti traspiranti, favoriscono la dispersione del calore, soprattutto nelle giornate afose o quando si rimane seduti a lungo;
- Proteggere chi lavora al caldo. Cuochi, addetti a forni e fonderie, lavoratori all’aperto e altre categorie esposte devono poter contare su pause in aree fresche, acqua, rotazione dei compiti e valutazione del medico competente, perché la prevenzione del caldo occupazionale non può dipendere soltanto dal comportamento del singolo;
- Guardare alla situazione nel suo insieme. Varicocele, obesità e recenti episodi febbrili possono accentuare lo stress termico, mentre fumo e alcol aggiungono un danno ossidativo indipendente; chi cerca una gravidanza, presenta fattori di rischio o riceve un risultato seminale alterato dovrebbe parlarne con l’andrologo.
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