Umbria

Terni, inaugurata ‘La Torre’: alla passerella della stazione l’opera su muro degli artisti CT e 108

Quattro artisti, quattro luoghi, una sola traiettoria urbana. Il percorso di arte urbana prosegue. Ciascun intervento nasce in relazione allo spazio che lo accoglie e contribuisce, con una grammatica differente, alla costruzione di una nuova mappa culturale della periferia Est. Domenica mattina inaugurata l’opera di CT e 108 che hanno trasformato la torre della stazione. Un pilastro infrastrutturale diventa così landmark contemporaneo attraverso il dialogo tra geometria e forme organiche.

L’opera, inaugurata alla presenza degli artisti, dei rappresentanti dell’amministrazione comunale e dei promotori del progetto, è la seconda delle quattro realizzazioni di arte urbana previste dal Comune di Terni nell’ambito del percorso di rigenerazione della periferia Est inserito nel Piano Periferie. Dopo l’intervento di OZMO nel quartiere Brin, il progetto entra così in un luogo di transito, segnato dal cemento armato, dalle linee ferroviarie e dalla passerella ciclo-pedonale, scegliendo l’astrazione come linguaggio capace di restituire identità a uno spazio quotidiano.

Il progetto complessivo è promosso dal Comune di Terni – Direzione Welfare, sotto la direzione di Donatella Accardo, ed è realizzato da GN Media con la responsabilità di progetto di Alessio Crisantemi e la direzione artistica di Chiara Ronchini. Le quattro opere, affidate a OZMO, CT/108, ARIS e Desiderio, sono concepite come interventi autonomi ma parte di un unico mosaico urbano contemporaneo: linguaggi differenti chiamati a generare nuove centralità, relazioni e possibilità di lettura della periferia Est.
In questo secondo intervento il rapporto con il luogo è particolarmente netto. La struttura verticale della torre, fino a oggi percepita soprattutto nella sua funzione infrastrutturale, diventa supporto di due ricerche artistiche distinte e complementari.

CT costruisce un ritmo geometrico rigoroso, capace di accentuare la verticalità della superficie; 108 introduce invece forme biomorfe e campiture essenziali che lavorano sulla percezione, sulla memoria e sul rapporto tra presenza e vuoto. Il risultato non cerca una narrazione figurativa né impone un significato univoco: modifica la qualità dello sguardo e trasforma un punto di attraversamento in un luogo riconoscibile.
«Dopo un primo intervento fortemente legato ai simboli e alla memoria della città, con CT e 108 il progetto dimostra la sua capacità di cambiare registro senza perdere coerenza – dichiara Alessio Crisantemi, presidente GN Media e responsabile del progetto -. Portare una ricerca astratta di questo livello dentro un’infrastruttura quotidiana significa affermare che la qualità dello spazio pubblico riguarda tutti, anche nei luoghi che attraversiamo senza soffermarci. È esattamente qui che l’arte può produrre valore pubblico: non sostituendosi alle funzioni della città, ma rendendole più riconoscibili, più curate e più capaci di generare appartenenza».

‘La Torre’ nasce dal confronto tra due ricerche autonome che trovano nella superficie architettonica un terreno comune. L’intervento si sviluppa verticalmente sulle facciate della colonna ascensore della stazione ferroviaria di Terni, a ridosso della passerella pedonale e dell’area di parcheggio di via Proietti Divi. Quello che prima appariva come un volume funzionale e grigio viene trasformato in un fulcro visivo e cromatico, visibile da più punti e destinato a entrare nella percezione quotidiana di viaggiatori e cittadini.

Il lavoro di CT – Matteo Ceretto Castigliano – prende forma attraverso un pattern geometrico serrato, costruito sull’alternanza ritmica di moduli e sulla ricerca di profondità. Il disegno non aderisce passivamente alla struttura: la misura, la scandisce, ne accentua lo sviluppo verticale e ne modifica la percezione. È una pratica che deriva dal lettering e dal writing ma che, attraverso un lungo processo di riduzione e analisi della forma, raggiunge un linguaggio astratto autonomo.

Sulla superficie adiacente, 108 – Guido Bisagni – interviene con un vocabolario differente: forme organiche, campiture profonde, presenze essenziali e asimmetriche. Il suo linguaggio, sviluppato tra pittura murale, installazione, tela e sperimentazione sonora, lavora sul limite tra forma riconoscibile e apparizione, tra memoria e percezione. La composizione introduce così una dimensione più introspettiva e contemplativa, capace di controbilanciare il rigore geometrico di CT senza annullarlo.

La forza dell’opera risiede precisamente in questa coesistenza. Non si tratta di uniformare due poetiche, ma di lasciare che la loro differenza diventi struttura del lavoro. Geometrico e organico, ritmo e sospensione, densità e vuoto convivono sulle diverse facce della torre e trasformano l’architettura in un punto di tensione visiva.

La stazione è per definizione un luogo di arrivi, partenze, attraversamenti e tempi intermedi. Il parcheggio e la passerella che circondano la torre appartengono a quella geografia urbana che spesso si consuma nella funzione e resta ai margini dello sguardo. ‘La Torre’ interviene proprio su questa condizione: non aggiunge un’immagine didascalica, ma introduce una presenza. Il cemento dell’infrastruttura non viene nascosto; diventa il supporto di una nuova identità estetica e contemporanea.
L’astrazione, in questo contesto, è una scelta precisa. Non racconta al posto di chi guarda e non attribuisce allo spazio un significato obbligato. Offre piuttosto una variazione percettiva: invita a vedere diversamente ciò che era già lì.

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