Basilicata

Petrolio lucano per l’Italia, Bardi incalzato «Spieghi che cosa chiede Meloni»

Petrolio lucano per l’Italia, Bardi incalzato «Spieghi che cosa chiede Meloni». Opposizioni sul piede di guerra ma la sfida energetica ora è nazionale. Polemica sull’invocazione del principio sostitutivo: cosa dice il decreto.


«Stiamo lavorando per cercare di ridurre il costo dell’energia perché un paese che è la seconda potenza industriale europea, la quarta potenza commerciale mondiale, ha bisogno di produrre con meno costi». Parola del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ribadisce dalla festa Azzurra libertà a Montesilvano la linea ormai chiara del Governo: puntare con decisione sull’auto-approvvigionamento, cercando per quanto possibile di sganciarsi dalla dipendenza energetica con l’estero. L’idea sarebbe quella di incentivare le estrazioni in territorio lucano, affrancarsi dai mercati mediorientali e, in tal modo, evitare per quanto possibile il rimbalzo sulla rete commerciale delle crisi geopolitiche. «Abbiamo deciso – ha detto ancora Tajani – di aumentare la produzione energetica in Italia con l’estrazione di petrolio in Basilicata dove si può estrarre tre volte il greggio che estraiamo oggi e poi c’è la grande sfida del nucleare sul quale stiamo lavorando».

IL DIBATTITO SULLE ROYALTIES E SULL’INDOTTO PETROLIFERO

La partita del petrolio, tuttavia, era iniziata già nel momento in cui, per prima, la premier Meloni aveva paventato la possibilità di accelerare sull’estrazione petrolifera in Basilicata facendo in modo che, a guadagnarci, fosse anche l’Italia. Uno dei nodi da sciogliere, visto che proprio in terra lucana il dibattito sull’impiego reale delle royalties percepite dai colossi del greggio andava già di pari passo a quello su quanto, effettivamente, il territorio beneficiasse dalle attività estrattive. Poco, secondo le opposizioni. Anzi, royalties a parte, l’indotto generato non ha alleviato la questione energetica, né reso la Basilicata in posizione privilegiata, in quanto territorio di estrazione, rispetto alle altre regioni, continuando a registrare costi tra i più elevati sul fronte dell’approvvigionamento energetico.

Non solo. Solo pochi giorni fa, il governo stesso era stato interpellato proprio sulla valorizzazione della filiera petrolifera, con Federcontribuenti a bussare al Mimit per garantire all’area tarantina parte dei benefit ricevuti dalla Basilicata in compensazione dalle imprese del petrolio. Segno evidente di come, secondo gli osservatori esterni al territorio lucano, anche altre componenti dell’indotto abbiano ragione di insoddisfazione.

PETROLIO LUCANO, DOPO LA DECISIONE DEL GOVERNO MELONI: LA NOMINA DEI COMMISSARI E LA SEMPLIFICAZIONE PROCEDURALE

A dare il colpo di grazia alle politiche energetiche regionali, la decisione del governo di nominare dei commissari «che aiutino le Regioni a tagliare i tempi e a rilasciare molto più velocemente permessi e concessioni per la ricerca, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi sul nostro territorio». Un passaggio tratto dal discorso della premier che ha scatenato le opposizioni lucane, dalle quali è arrivato nell’immediato un invito al governatore Bardi a riferire in aula circa la strategia dell’esecutivo. Se non altro per capire quale sia, a ora, l’effettivo potere decisionale delle Regioni in merito e se Palazzo Chigi abbia agito informando tempestivamente gli enti locali. L’obiettivo è quello di evitare lungaggini che impediscano l’affrancamento dalla dipendenza estera.

Di fatto, dal governo è arrivata una sterzata che sollecita le Regioni a fornire un apporto più celere, decretandone l’eventuale sostituzione nel ruolo decisionale in caso di inerzia, anche se tutto dovrebbe avvenire per gradi. Testualmente, il provvedimento «introduce una semplificazione volta ad accelerare i procedimenti relativi alle attività energetiche strategiche, così da assicurare che l’esercizio di attività di interesse nazionale nel settore energetico non sia compromesso da ritardi incompatibili con le esigenze di sicurezza energetica e di continuità». In sostanza, qualora la regione competente «non si esprima sull’intesa richiesta, sono previsti l’assegnazione di un ulteriore termine per provvedere e lo svolgimento di un’apposita interlocuzione istituzionale, nel rispetto del principio di leale collaborazione».

PETROLIO LUCANO, IL GOVERNO MELONI RICHIAMA UNO DEI PRINCPI COSTITUTIVI

In tal senso, il governo richiama uno dei principi costituzionali, quello contenuto nell’articolo 120, che impedisce alle Regioni un ruolo ostativo nelle logiche di mercato e che prevede, al comma 2, l’eventuale esercizio di poteri sostitutivi, ma solo «a fronte della persistente inerzia della regione». In questo modo, assicura il Cdm, «si garantisce la conclusione dei procedimenti in tempi certi, a tutela della sicurezza energetica nazionale e dell’unità economica della Repubblica», assicurando alla Regione «la partecipazione alla relativa riunione». Chissà se basterà.


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