Lazio

Zone rosse o presidio di quartiere?

Ciclicamente, di fronte al riacutizzarsi di fenomeni di microcriminalità e degrado urbano nelle periferie ad alta densità abitativa, il dibattito pubblico e politico locale torna a concentrarsi sull’opportunità di adottare misure straordinarie d’ordine pubblico, come l’istituzione di “zone rosse” o perimetri a controllo rafforzato. Si tratta di opzioni che nell’immediato rispondono alla richiesta di protezione avanzata dai cittadini, ma che sul piano strutturale evidenziano precisi limiti di efficacia.

Studi criminologici europei – tra cui le note ricerche sul displacement effect condotte dai criminologi Michael Tonry e David Farrington (Building a Safer Society: Strategic Approaches to Crime Prevention) – mostrano infatti come l’impiego temporaneo di controlli ad alta intensità su singole piazze tenda a produrre il cosiddetto effetto di spostamento (waterbed effect): le attività illecite non vengono sradicate, ma si rilocalizzano nelle vie o nei parchi adiacenti, trasferendo la criticità sul perimetro vicino.

Per comprendere la complessa situazione del quadrante est di Roma, occorre tuttavia ricostruire l’evoluzione storica che negli anni ha interessato la rete dei presidi di sicurezza sul territorio.

Dalle sedi rionali ai grandi distretti: la riorganizzazione della presenza statale

Negli ultimi due decenni, la riorganizzazione della spesa pubblica e il riassetto delle strutture di pubblica sicurezza hanno modificato l’assetto della presenza statale nei quartieri.

La chiusura di storici posti di polizia di strada – un tempo punti di riferimento per le comunità locali – è stata determinata dall’esigenza di razionalizzare i canoni di locazione passiva e concentrare le risorse operative all’interno dei commissariati di distretto.

In questo quadro si è progressivamente ridimensionata anche l’applicazione della cosiddetta “polizia di prossimità. Il servizio del poliziotto di quartiere, introdotto nei primi anni Duemila per garantire una presenza appiedata e un contatto diretto con residenti e commercianti, ha risentito del progressivo invecchiamento anagrafico degli organici, delle limitazioni al turnover e delle crescenti esigenze burocratico-amministrative delle sedi centrali.

Di conseguenza, il modello operativo si è orientato prevalentemente sul pronto intervento dinamico tramite pattuglie in automobile, riducendo la presenza fissa e continuativa nello spazio pubblico.

Quadro normativo e ripartizione delle competenze

La gestione della sicurezza urbana richiede un coordinamento complesso tra diversi livelli istituzionali e corpi dello Stato. Mentre la tutela dell’ordine pubblico e il contrasto alla criminalità organizzata spettano alle Forze di Polizia a ordinamento statale, esiste un vasto ambito legato alla legalità amministrativa e al decoro urbano che rientra nelle competenze dell’amministrazione locale e della Polizia Locale.

Come evidenziato dal sociologo e criminologo francese Sebastian Roché nei suoi studi comparati sulle politiche di sicurezza in Europa (Polices en Europe), l’efficacia del controllo del territorio poggia sulla fiducia e sulla continuità del presidio di strada.

Il controllo sulla regolarità delle licenze commerciali, il contrasto all’abusivismo, la gestione della viabilità e la prevenzione del degrado urbano costituiscono tasselli fondamentali per garantire la vivibilità dei quartieri.

In contesti caratterizzati da fragilità socio-economica e carenza di servizi, la sola risposta sanzionatoria o di ordine pubblico, se non accompagnata da interventi strutturali sul tessuto urbano e sociale, rischia di rivelarsi insufficiente nel lungo periodo.

Le prospettive per il territorio

Le richieste di interventi d’urgenza e di misure eccezionali riflettono la necessità di risposte efficaci per i quartieri del V Municipio. Per garantire una vivibilità duratura, le analisi di settore individuano due direttrici programmatiche:
* La valorizzazione della continuità dei presidi territoriali, favorendo la presenza costante delle forze dell’ordine e l’attività di prevenzione sul campo.
* L’integrazione tra politiche di sicurezza e interventi sociali, coniugando i controlli della Polizia Locale sul rispetto delle regole amministrative con progetti di riqualificazione urbana, illuminazione, cura dei parchi e potenziamento dei servizi sociali e scolastici.

Senza un’azione coordinata e continuativa capace di agire contestualmente sulla prevenzione, sul controllo amministrativo e sul sostegno sociale, le misure di carattere temporaneo rischiano di rappresentare risposte parziali, destinate semplicemente a differire la soluzione dei problemi.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

L’evoluzione dei presidi territoriali: quadro storico e normativo

La situazione dei presidi di pubblica sicurezza nel quadrante est di Roma s’inserisce in un processo di riforma della Pubblica Amministrazione avviato a livello nazionale alla fine degli anni Duemila.

Le tappe principali

* Contenimento della spesa pubblica (2008-2012): Con l’attuazione delle norme sul contenimento dei costi di gestione della Pubblica Amministrazione e la revisione delle locazioni passive dello Stato, è stato avviato un piano di dismissione e accorpamento degli uffici periferici in affitto da privati, orientando le risorse verso strutture di proprietà demaniale.
* Accorpamento delle sedi periferiche: Tra il 2008 e il 2011, diversi presidi operativi di quartiere sono stati disattivati o accorpati. Le relative competenze territoriali e gestionali sono state riassorbite dai commissariati e dai distretti di pubblica sicurezza baricentrici.
* Dinamiche demografiche degli organici: I vincoli sulle assunzioni applicati per diversi anni hanno comportato un innalzamento dell’età media del personale in servizio. I Comandi hanno pertanto prioritariamente destinato le risorse disponibili ai servizi essenziali d’istituto, al pronto intervento (112/113) e alla gestione delle pratiche amministrative e giudiziarie.

Il fattore logistico

La concentrazione dei servizi all’interno delle sedi distrettuali ha ridefinito la distribuzione geografica degli uffici sul territorio. Nelle aree ad alta densità abitativa del V Municipio, lo spostamento dei riferimenti amministrativi richiede ai cittadini il raggiungimento di poli d’area distanti dal proprio quartiere di residenza, accentuando la percezione di distanza tra le istituzioni e il tessuto rionale.

Bibliografia europea di riferimento

* Tonry, M. & Farrington, D. P. (2002), Building a Safer Society: Strategic Approaches to Crime Prevention, The University of Chicago Press. (Analisi empirica sui limiti delle misure emergenziali ed effetto di spostamento dei reati).
* Roché, S. (2008), Polices en Europe, Presses de Sciences Po. (Studio comparato sulle strategie di polizia di prossimità e prevenzione della criminalità urbana nelle capitali europee).

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