Precariato scolastico, lo sfogo del docente: “Trattati come palline all’interno di un flipper”

L’attesa dell’estate per gli insegnanti precari non porta riposo, ma l’ansia di non sapere in quale scuola si lavorerà a settembre.
Una testimonianza amara in tal senso arriva dalle colonne de La Nazione, in cui un docente di storia e filosofia racconta una routine iniziata a settembre 2019 e che ogni anno vede ripresentarsi lo stesso copione fatto di burocrazia algoritmica e contratti a termine.
L’estate della NaSpI e le garanzie per la casa
I mesi estivi significano fare i conti con l’incertezza economica e professionale. Per andare avanti, racconta il docente, per almeno due mesi l’unica risorsa resta l’indennità NaSpI, con la speranza di ottenere poi una supplenza con ore sufficienti a garantire uno stipendio dignitoso. Senza contare che cambiare scuola ogni anno significa dover abbandonare le classi, azzerando il percorso con gli studenti e rinunciando a progetti a lungo termine con gli altri docenti.
Una precarietà che incide pesantemente anche sulle scelte personali e sulla vita emotiva: a più di trent’anni, dichiara, è difficile pensare di costruire una famiglia o di acquistare una casa.
La svalutazione del ruolo e l’algoritmo delle supplenze
La percezione costante è quella di svolgere una professione a mezzo servizio, con la sensazione di essere considerati “docenti di “serie B””.
Spiegare a chi sta fuori dal mondo scolastico come funzionano le graduatorie e gli algoritmi mette a nudo tutti i limiti del sistema. Il docente usa una metafora efficace per descrivere il meccanismo: “Ciò che più colpisce è il fatto di essere trattati come palline all’interno di un flipper, come nomi o punteggi che devono andare a riempire delle cattedre vuote”. In questo modo le vite di insegnanti e alunni vengono ridotte a mere informazioni su un foglio digitale o cartaceo.
Le richieste per il futuro
Per ridare stabilità al settore, la proposta del docente è la stabilizzazione immediata dei precari sui posti realmente liberi: chiamare ogni anno supplenti su cattedre vacanti risponde alla logica di risparmiare sui mesi estivi, un taglio all’istruzione che reca danno a tutta la comunità. Da qui l’appello per aumentare gli stipendi, restituendo dignità a chi forma i cittadini di domani.
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