“Uniti per Bologna” esce da Facebook e arriva in Piazza Maggiore

Dopo mesi di attività soprattutto sui social, “Uniti per Bologna”, la lista di Giovanni Favia, ha allestito oggi il suo primo gazebo in piazza, in Piazza Maggiore, per un confronto diretto con volontari, sostenitori e simpatizzanti.
Tra la folla che si è avvicinata al banchetto anche alcuni volti noti della politica cittadina. C’era l’ex candidato sindaco del centrodestra Fabio Battistini, e si è fermato anche Domenico Nobile, ex meloniano e oggi capogruppo di Futuro Nazionale a Borgo Panigale, che ha parlato di una presenza “di passaggio”, mentre era diretto a un banchetto di Futuro Nazionale in via Ugo Bassi. Nobile, in un’intervista rilasciata in passato a Bologna Today, aveva sostenuto che a Bologna servisse un “rastrellamento”. Tra i volontari del gazebo anche alcuni volti con un passato nel movimento civico Ubcc, Una Bologna che cambia, noto per essere molto attivo sui social e finito al centro delle cronache anche per la diffusione di immagini generate con l’intelligenza artificiale, come nel caso, di qualche settimana fa, delle foto false dei portici di Strada Maggiore ritratti ricoperti di immondizia e con senzatetto che dormivano sotto dei piumoni (in pieno agosto).
A motivare la scelta di scendere in piazza, ha spiegato Favia, è la volontà di parlare ai cittadini “fuori dai social, in strada”: “Siamo qui per dire che oggi esiste un’alternativa, che non ragiona in termini di partito, ma ragiona in termini di amore per la città, di passione per questa città e la vogliamo difendere”. Favia ha precisato di non voler gettare fango sull’amministrazione, ma di criticarne il modo in cui la città viene governata, definendolo “una mangiatoia economica” che finisce per andare contro il cittadino. Bologna, ha detto, è oggi “una torre d’avorio opaca, dove da dentro si vede cosa succede fuori, ma da fuori non si vede cosa succede realmente dentro”: un sistema che “Uniti per Bologna” vuole spezzare riunendo la società civile, comprese le energie del terzo settore, del lavoro, dell’economia e della cultura che restano, a suo dire, escluse dal sistema di potere. L’obiettivo dichiarato è una città “più vivibile, più verde, più accessibile, più sicura”, con le proposte che la lista presenterà il prossimo 12 novembre.
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Interpellato sulla lista “Bologna Respira”, composta dagli ex Verdi bolognesi presentata proprio oggi, Favia non usa mezzi termini: “Penso che quello che è successo è grave per la democrazia. Praticamente hanno comprato il partito dei Verdi”. Secondo la ricostruzione di Favia, con “un gioco di palazzo a Roma” l’area vicina al sindaco Matteo Lepore avrebbe preso il controllo della federazione bolognese dei Verdi, espellendo cinque anni fa gli esponenti critici verso l’amministrazione, “perché hanno osato criticare” e “perché il Supremo (come Favia chiama il sindaco) non si può mai criticare”: proprio quei fuoriusciti, secondo Favia, comporrebbero oggi Bologna Respira. “Non so cosa vorranno fare”, ha aggiunto, dicendosi comunque aperto a “tutte le realtà che vogliono cambiare Bologna” e augurandosi che le diverse anime del fronte alternativo possano restare unite, pur senza nascondere le difficoltà: “Ognuno guarda il suo orticello e non guarda la città”.
Favia ha poi ribadito la logica coalizionale della sua iniziativa, che non vuole essere “una listina, una lista di testimonianza”, ma una coalizione di liste civiche capace di tenere insieme posizioni non sempre coincidenti: “Magari su dieci idee, su sette saremo d’accordo, su tre no. Ma per stare insieme bisogna rinunciare a qualcosa”. Proprio questa impostazione, ha spiegato, è anche il motivo per cui non si è ancora proposto come candidato sindaco: “Potrebbe esserci un candidato migliore del sottoscritto” e, soprattutto, perché l’iniziativa non nasce “per una persona, per un gruppo, ma per la città”.
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