Senza un piano strutturale e i tagli delle accise sarà collasso

“Come repubblicani diciamo con chiarezza che i cittadini, le famiglie e chi lavora ogni giorno sulle strade delle nostre comunità meritano una politica economica seria e lungimirante, non l’ennesima rincorsa ad interventi d’emergenza gestiti a colpi di bonus a spot. Di fronte all’ennesimo annuncio del Governo su misure temporanee e targetizzate, occorre ribadire con forza che le risposte tampone non risolvono i problemi della reale economia e finiscono per creare odiose discriminazioni tra i lavoratori. Se da un lato è doveroso sostenere le fasce meno abbienti con strumenti dedicati, dall’altro è indispensabile estendere gli interventi a tutte le categorie produttive e adottare finalmente un piano strutturale che affronti alla radice il costo dei carburanti”. E’ quanto scrive in una nota il segretario regionale dell’Emilia Romagna del Partito Repubblicano Italiano Eugenio Fusignani.
Dettaglia il repubblicano: “La gravità della situazione trova riscontro diretto nei dati ufficiali del Mimit monitorati nella nostra Ravenna, dove persino negli impianti più convenienti della città la benzina e il gasolio stazionano ormai saldamente sopra i due euro al litro, con il diesel che si attesta mediamente tra i 2,11 e i 2,14 euro al litro. Su scala nazionale i dati di questi quattro anni di governo guidato da Meloni, Salvini e Tajani sono altrettanto impietosi: la media del gasolio è passata da 1,81 euro al litro a ben 2,18 euro al litro, e questo nonostante il costo del barile di greggio sui mercati internazionali sia rimasto sostanzialmente invariato nel medesimo arco di tempo. Una contraddizione lampante che pesa come un macigno sulla vita quotidiana degli italiani e che smaschera la propaganda di chi ha costruito le proprie fortune elettorali promettendo il taglio immediato e radicale delle accise, diventato poi un miraggio una volta arrivati nelle stanze dei ministeri”.
Ancora Fusignani: “Nella nostra regione si contano circa 12.000 agenti e rappresentanti di commercio, professionisti che macinano ogni anno decine di migliaia di chilometri. Per loro l’automobile non rappresenta un bene di consumo o una scelta di comodo, ma un vero e proprio ufficio itinerante e un mezzo di produzione indispensabile. Questi lavoratori operano capillarmente sul territorio, interfacciandosi anche con la grande distribuzione. Ignorare l’impatto dei rincari del carburante sulle loro attività significa cieca cecità economica, poiché l’esplosione dei costi operativi di chi vende e trasporta le merci si riversa inevitabilmente sui prezzi finali dei prodotti esposti sugli scaffali. Si innesca così una pericolosa spirale inflazionistica che scarica il costo dell’inazione governativa direttamente sulle famiglie. Il continuo rincaro dei beni di prima necessità determina una drastica contrazione del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni che, rimanendo nella migliore delle ipotesi invariati, trascinano verso il basso la capacità di spesa dei cittadini, generando un progressivo impoverimento del ceto medio e deprimendo i consumi generali”.
“Non si può continuare a rincorrere – si legge ancora – le emergenze con proroghe di poche settimane o con interventi parziali che lasciano scoperte le Partite Iva e gli autonomi, costretti peraltro a fare i conti con tetti di deducibilità fiscale dell’auto aziendale fermi a parametrazioni del tutto anacronistiche. Risulta fin troppo facile per il ministro Salvini rassicurare a favore di telecamera o per la presidente Meloni promettere soluzioni imminenti: dopo quattro anni di esecutivo servono misure srutturali, la stabilizzazione dello sconto sui carburanti per l’intero tessuto produttivo, incentivi reali e una revisione profonda della fiscalità che consenta a chi produce e lavora di non restare soffocato dai costi di trasporto”.
Source link




