L’attacco del 7 ottobre, il leader degli Emirati avvertì Netanyahu: sapeva e ha ignorato tutto
A meno di due mesi dalle cruciali elezioni del 27 ottobre, Benjamin Netanyahu si è ritrovato al centro di una tempesta politica. Su Haaretz, i due giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval hanno rivelato che 10 giorni prima dell’attacco del 7 ottobre 2023, il premier fu avvertito personalmente dal leader emiratino Mohammed bin Zayed che Hamas stava pianificando una grande offensiva contro lo Stato ebraico, ma non informò i vertici della sicurezza israeliana e non fece nulla con quell’informazione.
La rivelazione, supportata da decine di interviste con fonti, tra cui alti funzionari in Israele e in tutto il mondo, ha scosso la politica e il Paese, mentre si avvicina il terzo anniversario del peggiore massacro mai vissuto dallo Stato ebraico.
Il lungo articolo su Haaretz ricostruisce la situazione nella regione all’inizio del 2023, quando imperversano le proteste nella Striscia, ci sono forti timori di un’escalation in Cisgiordania e in Israele si susseguono le manifestazioni di massa contro il progetto di riforma della giustizia promosso dal governo.
Netanyahu dà il via libera alla creazione di un canale riservato tra Israele e Hamas, con la mediazione di un alto funzionario di Fatah per nasconderne l’esistenza. L’obiettivo è arrivare a una ‘hudnà, una tregua temporanea con uno scambio di prigionieri. Durante l’estate proseguono i negoziati e si arrivano a definire i termini per il rilascio dei due israeliani vivi, Avera Mengistu e Hisham al-Sayed, e la restituzione dei corpi dei due soldati, Hadar Goldin e Oron Shaul, in cambio di 30 prigionieri palestinesi di cui 20 condannati all’ergastolo.
Il leader del Likud però tentenna e il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, inizia a mostrare segni di insoddisfazione per la mancanza di progressi, fino a interrompere improvvisamente ogni contatto all’inizio di settembre 2023. Il messaggio che chiede di far arrivare agli israeliani è che sta «preparando una sorpresa enorme per loro», devono «aspettarsi uno ‘zilzal’, un terremoto».
Come ricostruiscono i due giornalisti su Haaretz, il mediatore di Fatah, molto preoccupato, si confronta con un palestinese emigrato da Gaza e divenuto alto consigliere dello sceicco emiratino MbZ. Il messaggio di Sinwar viene passato al leader di Abu Dhabi che decide di prendere altre informazioni prima di avvertire Israele: il rischio è quello di un duro attacco preventivo dell’Idf contro Hamas che potrebbe incendiare la regione.
In un secondo incontro avvenuto poco dopo, Sinwar ripete le minacce: «Trasmettete loro il messaggio che sto preparando la madre di tutte le sorprese. Un’operazione terrificante. Qualcosa di straordinario», afferma, facendo nuovamente riferimento a un «terremoto».
E MbZ decide di avvertire Israele. Il messaggio viene passato prima al capo dello Shin Bet, Ronen Bar, il 15 settembre e alla fine del mese l’emiro chiama direttamente Netanyahu per 45 minuti, telefonata cui assiste anche il consigliere palestinese. Con sorpresa, il premier israeliano non sembra prendere sul serio la minaccia, ritiene che Hamas punti ad approfittare della situazione di tensione in Cisgiordania per colpire lì e non avverte i vertici della sicurezza.
In quegli stessi giorni, anche il capo dell’intelligence egiziana, il generale Abbas Kamel, mette in guardia Netanyahu di «qualcosa di insolito, un’operazione terrificante», che sta per essere lanciata da Hamas. «Il nostro problema è con la Cisgiordania, ed è lì che stiamo dirottando le forze», è la risposta del premier, secondo quanto rivelato da un altro giornalista di Yedioth Ahronoth.
Una ricostruzione smentita dall’ufficio del premier. Si tratta di «una menzogna totale! Il primo ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti nel periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da lui», fa sapere.
La reazione dell’opposizione israeliana è immediata: per la prima volta dopo molto tempo Gadi Eisenkot, Naftali Bennett, Avigdor Liberman e Yair Golan diffondono una dichiarazione congiunta, chiedendo «un’indagine immediata e approfondita» dopo la «sconvolgente rivelazione». «L’opinione pubblica israeliana ha il diritto di sapere cosa sapeva Netanyahu, quando lo sapeva, perchè non ha informato i servizi di sicurezza e perchè non ha agito per proteggere i cittadini israeliani», hanno sottolineato i leader dei partiti del ‘blocco sionistà.
«Netanyahu e i suoi partner nel governo del 7 ottobre non sono idonei a rimanere in carica. Lavoreremo con il necessario coordinamento e responsabilità per impedire che causino un’altra catastrofe», hanno aggiunto, puntando il dito contro il tentativo del premier e dei suoi sostenitori di «diffondere false teorie del complotto» e «addossare la colpa alle forze di sicurezza» per quanto avvenuto il 7 ottobre.
Netanyahu: bugie infondate
«Una menzogna totale”: così l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu risponde all’articolo di Haaretz secondo cui l’emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avvertì personalmente il premier israeliano, in una telefonata di 45 minuti alla fine di settembre 2023, pochi giorni prima dell’attacco del 7 ottobre, che Hamas stava pianificando «un terremoto» contro Israele. «Il Primo Ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti nel periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua», ha dichiarato l’ufficio del premier, citato dai media israeliani tra cui Times of Israel.
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