Il caldo tormenta i turisti, i più sensibili sono i francesi
I più sensibili sono i francesi, quelli meno infastiditi gli americani. Ma il caldo infernale che ha bersagliato l’Europa negli ultimi mesi inizia a diventare un tema su cui riflettere anche per il turismo.
E secondo una nuova analisi di The Data Appeal Company – Gruppo Almaviva sul Perception of Climate Index (Pci), sebbene le destinazioni mediterranee continuino a essere fortemente associate a condizioni climatiche estive favorevoli, il ripetersi di episodi di caldo intenso e inatteso sta iniziando a mettere in discussione questa percezione per alcuni mercati e il 2026 mostra i primi segnali di un cambiamento più strutturale.
Chi viaggia nel suo Paese soffre di più
In linea di massima i viaggiatori domestici reagiscono spesso in modo più negativo rispetto a quelli internazionali e tendono ad essere meno tolleranti al caldo estremo, poiché possono confrontare più facilmente le condizioni attuali con le norme climatiche storiche del proprio Paese.
I più sensibili francesi e spagnoli, più tolleranti gli statunitensi
Passando alle varie nazionalità, i viaggiatori francesi, insieme ai viaggiatori domestici nei due mercati analizzati, Spagna e Francia, tendono a essere maggiormente sensibili al caldo estremo. Al contrario, i britannici mostrano generalmente reazioni negative nel breve termine, seguite però da un recupero relativamente rapido.
Gli statunitensi appaiono invece più tolleranti rispetto al caldo estivo mediterraneo, mantenendo percezioni climatiche positive anche durante periodi di temperature particolarmente elevate. I risultati suggeriscono che l’impatto del cambiamento climatico sul turismo non può essere misurato esclusivamente attraverso le temperature.
Per le destinazioni conta soprattutto quanto le condizioni estreme risultino insolite, prolungate e inattese, e se arrivino a mettere in discussione le aspettative consolidate dei viaggiatori su ciò che dovrebbe essere una vacanza estiva. «Con il clima estremo che diventa una componente sempre più visibile dell’esperienza di viaggio, le destinazioni devono passare da un approccio reattivo a uno proattivo nella gestione delle condizioni climatiche.
Lo studio
Le ondate di calore non possono essere controllate, ma le aspettative e l’esperienza dei viaggiatori sì» spiega Carlos Cendra, Chief Marketing and Communications Officer di The Data Appeal Company. «Comprendere come le soglie di comfort – aggiunge – varino tra i diversi mercati può aiutare le destinazioni ad adattare la propria offerta, il momento in cui la promuovono e il modo in cui costruiscono esperienze lungo tutto l’arco della stagione».
Le mete meno attrattive per il caldo
Quanto alle mete, la Francia mostra il segnale di allerta più evidente: ha registrato un Perception of Climate Index medio di 77,2 tra maggio e luglio 2026, nettamente inferiore rispetto a Portogallo (93,5), Italia (91,6), Spagna (90,4) e Grecia (89,9). Le ondate di caldo ripetute e atipiche a inizio stagione sembrano generare i segnali più marcati di un possibile deterioramento dell’attrattività climatica della destinazione.
In Italia
L’Italia, secondo lo studio, inizia a mostrare segnali di un effetto cumulativo: dopo aver raggiunto una solida media di Perception of Climate Index di 92,2 nell’estate 2025, il valore registrato tra maggio e luglio 2026 risulta inferiore di 0,9 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Pur mantenendosi su livelli elevati, il dato torna sostanzialmente nell’intervallo osservato negli anni precedenti.
Sebbene le singole ondate di calore abbiano generato reazioni di breve periodo relativamente moderate, l’esposizione ripetuta a temperature estreme sembra iniziare a incidere sull’evoluzione complessiva della percezione climatica dei viaggiatori.
Infine Spagna e Grecia restano resilienti, ma altamente sensibili al caldo estremo: la percezione climatica estiva della Spagna rimane complessivamente solida, con una media di 87,2 dal 2023, mentre la Grecia mantiene una media di 89,2, pur registrando nel 2026 risultati leggermente inferiori rispetto agli anni precedenti. Il Portogallo dimostra come le aspettative climatiche possano generare resilienza: con un index medio di 91,1 nelle estati analizzate, il Portogallo registra una delle percezioni climatiche più stabili della regione. La progressiva normalizzazione di estati più calde sembra ridurre la sensibilità alle alte temperature.
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