Marche

«Costa troppo». A che serve averlo se poi la sanità non riesce a mantenerlo?


ANCONA Mecenati in campo per salvare il secondo robot Da Vinci dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Dopo la notizia del blocco del macchinario per la chirurgia mini-invasiva data ieri dal Corriere Adriatico, la direzione generale di Torrette rassicura sul destino del prezioso apparecchio.

La ricostruzione

Spiega il dg Armando Gozzini: «Al momento del mio insediamento, la dotazione aziendale era costituita da un’unica piattaforma robotica». Nei mesi scorsi, la decisione di sostituirla con una di nuova generazione, acquisita tramite un bando Consip, la centrale acquisti delle amministrazioni pubbliche italiane. «Per quanto riguarda la precedente apparecchiatura, era stata prospettata la possibilità di acquisirne la proprietà a condizioni economiche residuali e particolarmente vantaggiose, al termine del rapporto contrattuale», continua a raccontare Gozzini. Parliamo proprio del macchinario che da almeno un paio di mesi è fermo nei corridoi di Torrette, senza che i chirurghi possano utilizzarlo. Il motivo? Il dg avanza nella sua relazione: «Le successive modificazioni intervenute nell’assetto societario e nella titolarità dei diritti relativi al robot Da Vinci hanno tutta determinato condizioni economiche significativamente differenti».

Tradotto: se inizialmente si contava di poter acquisire la proprietà del robot – finora tenuto in sala operatoria in regime di comodato d’uso – per meno di 20mila euro, recentemente la richiesta da parte dell’azienda fornitrice è schizzata verso alcune centinaia di migliaia di euro.

La necessità

Troppo per l’Aoum, una spesa che non potrebbe garantire il principio «di congruità e corretta allocazione delle risorse pubbliche». Peccato, però, che l’adozione di un secondo robot Da Vinci a Torrette avrebbe numerosi vantaggi. A partire dalla possibilità di avere un back-up in caso di guasti del sistema principale, fino all’apertura alla chirurgia robotica di altre specializzazioni che oggi non ne sono coinvolte. Proprio per questo motivo, l’Azienda si sta muovendo in queste settimane per cercare un’alternativa e mantenere il possesso del secondo robot, quello già sostituito. Anticipa Gozzini: «È attualmente in fase di approfondimento la possibilità di acquisire una seconda piattaforma robotica attraverso il contributo integrale di soggetti privati che hanno spontaneamente manifestato la disponibilità a sostenere l’onere economico». Sull’identità dei benefattori, però, vige il massimo riserbo.




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