Marche

«Soffre di Adhd, da due anni chiedevamo aiuto»


PESARO Il minorenne ora è in comunità, dopo l’udienza di convalida dell’arresto. I genitori spiegano quali difficoltà stanno affrontando. Parliamo del 17enne arrestato per furto e resistenza domenica mattina al termine di una folle notte. Assieme a un 20enne aveva rubato alle 23,30 di sabato le chiavi di una Lancia Y in un condominio in via Tombesi. I due avevano trascorso la serata in discoteca e quando erano tornati a Pesaro, attorno alle 7, erano stati agganciati e inseguiti dalla volante della polizia. Alla guida c’era proprio il minorenne, incitato dal 20enne a seminare i poliziotti. Dopo manovre azzardate, strade prese in contromano, auto parcheggiate colpite, i due si sono schiantati contro un muretto in via Poerio. E qui sono stati arrestati. 

La fuga

Il minore era scappato dalla Questura ed era tornato a casa. Il padre aveva chiamato le forze dell’ordine perché lo venissero a prendere. Di lì a poco si è scoperto che il 17enne e il 20enne, assieme a un neo maggiorenne, erano stati protagonisti la notte prima degli atti di vandalismo in viale della Repubblica. Il 17ennne era stato portato in un Cpa, un centro di prima accoglienza a Bologna. Da qui, in videocollegamento con il tribunale per i minorenni di Ancona, ha affrontato l’udienza di convalida difeso dall’avvocato Andrea Marcelli. Il ragazzo ha raccontato la sua versione dei fatti, si è detto dispiaciuto, ha chiesto scusa e ha capito di aver commesso un errore grave. Il giudice ha convalidato l’arresto per tutte le accuse (a Pesaro l’arresto del ventenne per i furti non è stato convalidato per difetto di flagranza). Il pm ha proposto l’ingresso in una comunità di recupero e il giovane ha aderito senza opposizioni.

I genitori chiedono scusa: «Gli errori si pagano, nostro figlio è colpevole»

I genitori del minore, attraverso l’avvocato Marcelli, sottolineano: «Gli errori si pagano e nostro figlio è colpevole e per questo, come genitori, chiediamo scusa a tutta la comunità anche a nome suo. Nostro figlio è Adhd grave (si tratta di un disturbo del neurosviluppo con iperattività, impulsività e deconcentrazione, ndr), riconosciuto e con comportamenti oppositivi ed aggressivi. Questo non avviene solo fuori, ma anche in casa. Abbiamo perizie mediche e continue richieste di aiuto cadute nel vuoto. Come famiglia abbiamo subito aderito volontariamente a tutti i programmi che ci sono stati proposti – sottolineano i genitori del ragazzo -. Sicuramente errori ne abbiamo fatti anche noi, ci siamo rivolti più volte agli assistenti sociali del Comune chiedendo che venisse portato in una struttura perché noi da soli non riuscivamo a gestire la situazione e si era arrivati al limite. Chiedere aiuto preventivo credo sia una scelta di buon senso. Abbiamo sempre provato a fare tutto ciò che era possibile per aiutare nostro figlio. Sono più di 2 anni che ci rivolgiamo agli assistenti sociali e al Tribunale di Ancona chiedendo a mani giunte l’inserimento di nostro figlio in una struttura protetta e la risposta è sempre stata la stessa: finché non commette un reato non può essere inserito nel sistema». La famiglia non ci sta. “Scherziamo? Ho nascosto per mesi i medicinali nei pasti di mio figlio perché era l’unico modo per farglieli assumere finché si è accorto. Abbiamo solo chiesto aiuto».




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