Umbria tra le regioni dove si gioca di più: il 34,4% ha puntato almeno una volta nel 2024

L’Umbria è la quinta regione d’Italia per accesso ai giochi con vincite in denaro e la prima del centro Italia. E’ quanto emerge dagli ultimi dati Istat che fotografa la situazione al 2024. Il 34,4% della popolazione umbra di 14 anni e più ha partecipato almeno una volta a un gioco dove si vincono soldi. La media nazionale si ferma al 31,9%.
Significa che in Umbria la quota di persone coinvolte è superiore di 2,5 punti alla media italiana e colloca la regione ai vertici della graduatoria nazionale. Davanti ci sono Calabria, con il 37,4%, Campania con il 36,7%, Abruzzo con il 36,2% e Lazio con il 34,9%. L’Umbria è al quinto posto, a pari merito con il Friuli-Venezia Giulia
Il 34,4% regionale comprende chi ha giocato almeno una volta nell’arco dei dodici mesi precedenti l’intervista. Non significa quindi che un terzo degli umbri giochi abitualmente o che sia coinvolto in una forma problematica di gioco. La rilevazione misura la partecipazione, non la dipendenza.
La distinzione è importante perché l’indagine Istat mette insieme comportamenti molto diversi. Nel complesso, in Italia il 31,9% delle persone di almeno 14 anni, pari a 16 milioni e 609 mila individui, ha partecipato nel 2024 ad almeno un gioco con vincite in denaro. Ma soltanto il 4,9% lo ha fatto con frequenza almeno settimanale. Un altro 6,9% ha giocato una o più volte al mese, mentre il 20,2% lo ha fatto più raramente.
Anche il profilo del giocatore è tutt’altro che uniforme. La partecipazione è più alta tra gli uomini: 37,8% contro il 26,4% delle donne. E la fascia di età nella quale il fenomeno raggiunge il livello massimo è quella tra i 35 e i 54 anni, con il 36,7%.
A livello nazionale il gioco più diffuso è il Gratta e Vinci: nel 2024 vi ha partecipato il 25,1% della popolazione di 14 anni e più. Seguono lotto, lotterie tradizionali e istantanee, con il 16,5%, e Superenalotto, con il 13,8%.
Più distanziati sono i giochi a base sportiva, che comprendono le scommesse, con il 4,7%, gli altri giochi numerici a totalizzazione con il 3,7%, il bingo con il 2,9%, slot machine e videolottery con il 2,6%, gli altri giochi da casinò con l’1,8%, il videopoker con l’1,6% e le corse dei cavalli con l’1,5%.
Anche in questo caso le differenze di genere sono marcate. Per le scommesse sportive, per esempio, la partecipazione degli uomini arriva all’8,2%, contro l’1,5% delle donne. Per slot e videolottery il rapporto è 3,8% contro 1,5%, mentre per il videopoker è 2,3% contro 0,9%.
Il dato regionale assume un significato particolare se confrontato con la distribuzione territoriale. La partecipazione ai giochi con vincite in denaro raggiunge il 30,3% nel Nord, sale al 33,6% nel Centro e arriva al 33,1% nel Mezzogiorno.
L’Umbria, con il suo 34,4%, è quindi sopra non soltanto la media nazionale ma anche quella della macroarea di appartenenza.
C’è inoltre un’altra caratteristica che emerge dalla rilevazione Istat: considerando l’insieme delle attività ludiche, la partecipazione raggiunge il 63,3% tra le persone con almeno la laurea, contro il 40,1% di chi possiede al massimo la licenza media. Quando però si passa specificamente ai giochi con vincite in denaro, la relazione cambia: la partecipazione è del 28,6% tra i laureati e arriva al 37,2% tra chi ha il diploma e al 31,4% tra chi possiede la licenza media.
La fotografia Istat comprende anche un altro universo, quello dei videogiochi. Nel 2024 il 29,7% della popolazione italiana di almeno 3 anni ha dichiarato di aver giocato con videogiochi nei dodici mesi precedenti, contro il 20,7% del 1995.
Qui la differenza generazionale è radicale: tra gli 11 e i 14 anni gioca il 78,6% dei ragazzi. Ma il dato più interessante per il rapporto con il denaro è un altro: il 41% dei videogiocatori online di almeno 11 anni utilizza videogiochi nei quali è possibile spendere denaro per avanzare o acquistare strumenti. E quasi la metà di questi, il 47,9%, dichiara di aver effettuato qualche volta o spesso acquisti durante il gioco. È un pezzo del fenomeno che sfugge alla tradizionale immagine della schedina, della ricevitoria o della slot al bar. Il confine tra gioco, intrattenimento digitale e spesa diventa più sottile e si sposta progressivamente online.
Per l’Umbria il nuovo dato Istat si incrocia dunque con una fotografia economica già emersa nei mesi scorsi. Nel 2024 il volume delle giocate legali aveva raggiunto circa 1,9 miliardi di euro; il gioco online era arrivato quasi a un miliardo e i conti di gioco attivi avevano superato quota 231.600. Nello stesso periodo i punti vendita fisici erano diminuiti.
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