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Arterosclerosi, una nuova molecola promette di abbattere il colesterolo cattivo

Al Congresso della Società europea di cardiologia 2026, in corso a Monaco di Baviera, sono stati presentati oggi i risultati dello studio Victorion-Challenge, condotto su pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica ad alto o altissimo rischio, per valutare il controllo del colesterolo Ldl-C con inclisiran rispetto all’acido bempedoico. Il dato principale, comunicato durante la sessione scientifica, indica una riduzione media del 56,3% del Ldl-C al giorno 150 nel gruppo trattato con inclisiran, contro il 15,35% osservato con acido bempedoico. Un risultato che, nelle parole dei cardiologi presenti, parla soprattutto alla pratica quotidiana: quella dei pazienti che restano lontani dai target raccomandati, anche dopo un evento cardiovascolare.

Victorion-Challenge, riduzione del colesterolo Ldl-C al centro dello studio

Lo studio Victorion-Challenge è il primo trial randomizzato, in aperto e di fase IV che confronta direttamente inclisiran, molecola della classe dei small interfering Rna, con l’acido bempedoico nei pazienti adulti con Ascvd ad alto o altissimo rischio cardiovascolare. L’endpoint primario era la variazione percentuale del colesterolo Ldl-C rispetto al valore basale al giorno 150: la differenza media tra i gruppi è stata pari a -40,95 punti percentuali (IC 95%: da -45,67 a -36,24; p<0,0001).

Nel gruppo trattato con inclisiran, il 78,2% dei pazienti ha raggiunto il target individuale di Ldl-C al giorno 150, rispetto al 20,3% del gruppo trattato con acido bempedoico. Già al giorno 30, secondo i dati presentati, la riduzione del colesterolo era del 54,73% con inclisiran e del 17,97% con acido bempedoico; in quel momento, l’80% dei pazienti del primo gruppo aveva raggiunto l’obiettivo, contro il 21,2% del secondo. Numeri netti, ma da leggere nel contesto del disegno open-label.

Grimaldi: “Dati utili per la gestione dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare”

“Il valore di Victorion-Challenge risiede nella sua immediatezza clinica”, ha spiegato Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore della Cardiologia dell’ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Il confronto diretto, ha aggiunto, mostra che l’acido bempedoico conferma l’impatto sui valori di Ldl-C già osservato in precedenza, ma “si rivela non sufficiente nell’ottenere il raggiungimento dei target terapeutici raccomandati” nella popolazione con Ascvd ad alto o altissimo rischio.

Per i cardiologi ospedalieri, il punto non è solo abbassare un valore di laboratorio. Nei pazienti con precedente infarto, ictus o altra manifestazione di malattia aterosclerotica, l’esposizione prolungata a livelli elevati di colesterolo Ldl aumenta il rischio di nuovi eventi. “Si tratta di dati che contribuiscono ad arricchire il patrimonio di evidenze a disposizione del cardiologo”, ha detto ancora Grimaldi, richiamando l’esigenza di scelte terapeutiche rapide, sostenibili e coerenti con il profilo di rischio.

Sinagra: “La sfida è mantenere il target nel tempo”

“Nella prevenzione cardiovascolare non è sufficiente raggiungere rapidamente il target di colesterolo Ldl: la vera sfida è mantenerlo nel tempo”, ha osservato Gianfranco Sinagra, presidente della Società italiana di cardiologia, professore all’Università di Trieste e direttore della Cardiologia dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina. È un passaggio che, nella discussione tra clinici, pesa quanto il dato percentuale: arrivare al target serve, restarci serve di più.

Secondo Sinagra, nella pratica quotidiana bisogna ragionare in termini di percorso terapeutico, scegliendo strategie che permettano un controllo lipidico efficace e persistente. “Ridurre il periodo di esposizione a livelli elevati di Ldl-C significa offrire ai pazienti una maggiore opportunità di protezione cardiovascolare nel lungo termine”, ha spiegato. Una frase tecnica, certo, ma con una ricaduta molto concreta: meno tempo con colesterolo alto, meno finestra di rischio.

Come agisce inclisiran e quali sono i dati di sicurezza

Inclisiran agisce attraverso il meccanismo naturale dell’interferenza dell’Rna, riducendo a livello epatico la sintesi della proteina Pcsk9. Questo favorisce l’aumento dei recettori Ldl disponibili sulla superficie degli epatociti e, di conseguenza, la rimozione del colesterolo Ldl dal sangue. Nello studio, il farmaco è stato somministrato per via sottocutanea al basale e al giorno 90, mentre l’acido bempedoico è stato assunto per via orale una volta al giorno, entrambi in aggiunta alla massima dose tollerata di statina.

Il trial Victorion-Challenge (NCT06431763) ha coinvolto 402 pazienti, randomizzati 1:1. L’età media era di 63,1 anni, il 64,2% dei partecipanti era di sesso maschile, l’88,6% presentava un rischio cardiovascolare molto elevato e il valore medio di Ldl-C al basale era pari a 94,4 mg/dL. La randomizzazione era stratificata in base all’uso di ezetimibe, presente nel 50% dei partecipanti; al giorno 150, il target è stato raggiunto sia nei pazienti che assumevano ezetimibe (80,6% vs 26,8%) sia in quelli che non lo assumevano (75,8% vs 13,7%).

Sul fronte della sicurezza, la frequenza complessiva degli eventi avversi correlati al trattamento è risultata comparabile: 63,1% nel gruppo inclisiran e 59,8% nel gruppo acido bempedoico. Gli eventi avversi gravi sono stati riportati nell’8,4% e nell’11,6% dei pazienti; le interruzioni del trattamento nello 0% e nel 5%. Gli eventi muscoloscheletrici sono stati osservati nello 0,5% contro il 6,5%, mentre nel gruppo trattato con siRna non sono stati segnalati casi di miopatia o rabdomiolisi. Trattandosi di uno studio in aperto, con pazienti e sperimentatori a conoscenza della terapia assegnata, i risultati vanno interpretati alla luce di questo disegno e della durata del follow-up.


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