George Clooney riceve il Leone d’oro a Venezia, ma svela perché ha smesso di fare il regista
George Clooney è tornato ancora una volta a Venezia, e come sempre la Laguna si è accesa per lui. L’attore ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera durante la cerimonia inaugurale dell’83esima Mostra del Cinema, un riconoscimento che corona una relazione lunga quasi trent’anni con il festival e con la città. Ma questa volta, accanto ai sorrisi e ai bagni di folla, è arrivata anche una confessione inaspettata che ha toccato il cuore del pubblico.
“Ho due bambini di 9 anni e ho smesso di fare il regista per passare più tempo con loro“, ha dichiarato Clooney durante la conferenza stampa al Lido. Una frase semplice, diretta, che rivela come le priorità di una delle ultime grandi star di Hollywood siano cambiate nel tempo. “Un film da attore mi impegna per circa tre mesi, un film da regista invece è un lavoro che dura un anno intero e non lo posso più fare. È divertente essere tornato a fare l’attore, mi piace“. Parole che raccontano di scelte precise, di una vita riorganizzata attorno ai gemelli nati dal matrimonio con Amal Alamuddin, l’avvocata libanese specializzata in diritti umani che ha sposato proprio a Venezia nel settembre del 2014.
E proprio all’hotel Cipriani, sulla punta della Giudecca, la coppia ha scelto di alloggiare anche in questa occasione. Un ritorno al luogo del cuore, dove celebrarono parte dei festeggiamenti per quelle nozze da favola che trasformarono la città in un set a cielo aperto per giorni interi. L’hotel Cipriani non è solo un albergo di lusso, è un pezzo della storia privata di Clooney. Inaugurato alla fine degli anni Cinquanta, è considerato da decenni uno degli alberghi più prestigiosi al mondo. Durante il festival diventa il quartier generale delle star, un rifugio discreto lontano dai red carpet.
Qui Clooney si muove scalzo, senza scorta, come se fosse davvero a casa. Il bar Gabbiano gli ha dedicato un cocktail chiamato Buona Notte, in onore del suo film “Good Night, and Good Luck“, fatto con limone, zucchero, vodka, succo di mirtilli, zenzero e angostura. Anni dopo, lui e il bar manager Walter Bolzonella ne hanno creato un altro insieme, a base di prosecco, fiori di sambuco e passion fruit. Si chiama La Nina, come sua madre. Quel drink è stato servito al suo matrimonio.
I costi per soggiornare in un posto del genere durante i giorni del festival sono da capogiro. Una camera doppia con vista sulla Laguna sfiora i tremila euro a notte. Le suite con terrazza privata possono arrivare fino a trentamila euro per un solo pernottamento. Un privilegio per pochissimi, certo, ma anche un simbolo di quanto Venezia rappresenti per Clooney molto più di una semplice tappa promozionale.
La storia tra George Clooney e la Mostra del Cinema di Venezia è iniziata nel 1998, quando arrivò per la prima volta con “Out of Sight” di Steven Soderbergh. All’epoca era ancora il “dottor Ross” di ER, il ruolo che lo aveva trasformato in un sex symbol internazionale. Quel film noir accanto a Jennifer Lopez rappresentò uno dei passaggi decisivi verso il cinema d’autore, lontano dai blockbuster commerciali come “Batman & Robin”. Era un momento importante nella carriera di Clooney: quella prima parte più d’azione e molto commerciale non è rappresentativa del tipo di attore e regista che ha sempre voluto essere, nonostante sia stata cruciale per crearne la fama.
Quando tornò a Venezia cinque anni dopo con “Prima ti sposo poi ti rovino” dei fratelli Coen, già aveva stabilito un grande rapporto con l’Italia acquistando una villa sul lago di Como come residenza estiva. Due anni dopo avrebbe presentato alla Mostra il suo secondo film da regista, “Goodnight, and Good Luck”, dedicato al giornalista della CBS Edward R. Murrow e alla sua battaglia contro il maccartismo. Il film conquistò il Premio Osella per la migliore sceneggiatura e la Coppa Volpi a David Strathairn. Per Clooney arrivarono anche sei candidature agli Oscar, compresa la prima per lui da regista. Da quel momento si è creato un legame come non ce ne sono altri nel cinema contemporaneo.
Venezia ha accompagnato entrambe le carriere di Clooney, quella davanti e quella dietro la macchina da presa. Negli anni successivi è tornato molte volte: nel 2007 con “Michael Clayton”, nel 2008 con Brad Pitt per “Burn After Reading”, nel 2011 con il suo quarto film da regista “Le idi di Marzo”, nel 2013 aprì la Mostra con “Gravity” di Alfonso Cuarón al fianco di Sandra Bullock, destinato a vincere sette Oscar, e nel 2017 con il suo sesto lavoro da regista, “Suburbicon”. Film che raccontano bene anche i suoi interessi fuori dal set: la politica americana, il giornalismo, il potere, la responsabilità sociale.
Le passerelle con Brad Pitt sono ormai parte del folklore della Mostra: balletti davanti ai fotografi, battute e siparietti hanno spesso trasformato la promozione dei loro film in uno spettacolo nello spettacolo. Clooney tornò al Lido anche nel 2023, durante lo sciopero degli attori di Hollywood, accompagnando la moglie Amal Alamuddin, premiata per il suo impegno nei diritti umani. Nel 2025 è stato invece in concorso con Jay Kelly di Noah Baumbach, dove interpretava curiosamente una star di Hollywood arrivata in Italia per ricevere un premio alla carriera. Un anno dopo la finzione è diventata realtà, con Venezia che gli ha consegnato il Leone d’oro alla carriera celebrando il suo percorso da attore, regista e produttore. A rendergli omaggio è stata l’amica Laura Dern, mentre Alberto Barbera lo ha descritto come la perfetta unione tra il glamour delle star di un tempo e una sensibilità moderna.
Quasi trent’anni dopo il suo primo arrivo al Lido, il rapporto tra George Clooney e Venezia è ormai qualcosa che va oltre la semplice promozione cinematografica. Un legame fatto di film, amicizie, piccoli rituali e numerosi ritorni che il Leone d’oro sembra chiudere idealmente in cerchio. Anche se Clooney, con la consueta ironia, preferisce leggerlo in maniera molto più semplice: forse significa soltanto che sta invecchiando.
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