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Wancasanga svela un nuovo segreto: sulle Ande riemerge l’ingegneria degli Inca

Un team di archeologi ha avviato nel 2026 una campagna di scavo a Wancasanga, nella regione peruviana di Cajamarca, a circa 3.400 metri di altitudine, per chiarire funzione e organizzazione di un complesso legato alla gestione delle risorse nell’area andina dell’antico Impero Inca. Il sito, già segnalato durante ricognizioni condotte negli anni Ottanta, viene ora studiato con un’indagine sistematica che punta a ricostruire tecniche costruttive, usi quotidiani e forme di amministrazione in un territorio difficile, segnato da vento, umidità e forti escursioni termiche.

Wancasanga, il sito Inca studiato sulle Ande peruviane

La nuova campagna, denominata Proyecto de Investigación Arqueológica Wancasanga, interessa l’area di Huaman Orco, conosciuta localmente anche come Chauchabamba, nel cuore della regione di Cajamarca. Qui gli studiosi hanno individuato un insieme di edifici che, secondo le prime interpretazioni, potrebbe essere stato utilizzato per conservare derrate alimentari, materiali e altri beni destinati all’amministrazione statale incaica. Non un dettaglio secondario, se si considera il contesto: quota elevata, terreno irregolare, clima mutevole. Proprio in luoghi come questo, lontani dai grandi centri più noti, si misurava la capacità degli Inca di organizzare rifornimenti e lavoro. “Le strutture mostrano una pianificazione attenta”, hanno spiegato gli archeologi coinvolti nel progetto, invitando però alla prudenza finché non saranno completate analisi e confronti sui materiali recuperati.

Dodici edifici circolari e una disposizione a mezzaluna

Nel cosiddetto settore C del sito, gli archeologi hanno documentato dodici costruzioni a pianta circolare, distribuite lungo una linea curva che ricorda una mezzaluna. La disposizione degli ambienti, insieme alle caratteristiche murarie, ha spinto il gruppo di ricerca a ipotizzare una funzione collegata allo stoccaggio di prodotti, probabilmente alimenti o beni da redistribuire secondo le necessità dell’amministrazione. Gli edifici non appaiono isolati o casuali: sembrano parte di un impianto pensato, costruito tenendo conto dell’esposizione e della circolazione dell’aria. In base ai rilievi di scavo, le strutture sorgono infatti in un punto molto battuto dalle correnti. Solo allora, osservando l’insieme dall’alto e poi da vicino, gli studiosi hanno iniziato a collegare la forma degli edifici alla possibile funzione di deposito. Una lettura ancora da consolidare, certo. Ma coerente con altri sistemi di gestione delle risorse noti nel mondo incaico.

I condotti in pietra e l’uso dei venti naturali

L’elemento tecnico più rilevante emerso finora riguarda un edificio individuato in una vicina area di scavo, dove sono stati riconosciuti due condotti di ventilazione realizzati con blocchi lapidei e grandi lastre di copertura. Una soluzione semplice all’apparenza, ma efficace in ambienti destinati alla conservazione, perché il passaggio dell’aria poteva contribuire a mantenere asciutti gli spazi interni e a limitare gli effetti dell’umidità. Eppure il dato più interessante non è soltanto la presenza dei canali. È la loro posizione. Gli antichi costruttori avrebbero sfruttato i venti naturali delle Ande, orientando le strutture in modo da favorire la circolazione dell’aria. In un territorio a 3.400 metri, dove le temperature possono cambiare in poco tempo e l’umidità compromette cibi e materiali, una scelta di questo tipo racconta una conoscenza pratica dell’ambiente. Non teoria astratta, ma ingegneria applicata alla vita quotidiana: conservare meglio, perdere meno, distribuire quando serviva.

Cosa può raccontare la scoperta sull’amministrazione Inca

I materiali recuperati durante la campagna aiutano a collocare il complesso nel quadro culturale dell’Impero Inca. Tra i reperti figurano frammenti di aríbalo, il recipiente ceramico tipico del mondo andino, spesso associato al trasporto e alla conservazione di liquidi o prodotti alimentari. La presenza di questi frammenti rafforza, secondo gli archeologi, l’ipotesi che Wancasanga fosse collegata a pratiche di deposito e gestione delle risorse. Se le interpretazioni saranno confermate, il sito potrà offrire nuove informazioni sul sistema di approvvigionamento incaico, fatto di magazzini, vie di collegamento e centri amministrativi distribuiti anche in aree complesse. I depositi servivano alla popolazione, agli eserciti, ai funzionari. Servivano nei periodi di scarsità e durante gli spostamenti. Per questo la scoperta non riguarda soltanto alcune mura riemerse dal terreno: parla di organizzazione, controllo e adattamento. A Cajamarca, sulle Ande, gli scavi stanno restituendo un’immagine concreta degli Inca come costruttori capaci di leggere il paesaggio e trasformarlo in una rete funzionale alla sopravvivenza e al governo.


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