Calabria

La chat: una “rete” tra luci e ombre. Emozioni ma anche la connessione che diventa dipendenza

É Sonia, è abruzzese. E’ Pericolosa. Un nick, ma non un numero. Virtuale, ma soprattutto reale. Gestisce un canale di SimosNap, una storica rete di chat italiana (un network IRC). IRC, per i meno avvezzi, un protocollo di messaggistica istantanea. Tra le “stanze” Chat Italy, Amicizia, ma non solo.
É un viaggio in un mondo che è al di là, ma che custodisce i sentimenti (in tutte le accezioni possibili) di un’umanità che nel tempo è cambiata. Ne racconta i suoi aspetti più umani, primordiali. Vizi e virtù di un’epoca in perenne contraddizione. Che cerca rifugio, conforto, illusioni, nemesi. Dove la parola assume un significato più complesso. A volte demonizzata, altre retoricamente metaforica, a volte incomprensibile, a tratti profetica. Involuzione di un’evoluzione che chiama alla riflessione. Linguisticamente, emotivamente, a livello relazionale. L’interazione testuale che si fa sociale.
E diventa la mappa del mondo che si connette, pur sconnettendosi da ciò che lo circonda. Come fosse uno specchio. Dove inconsapevolmente raccogli pezzi di te e del te ignoto. In una società che non ascolta. Che corre veloce. Ma che tutto vuol sapere. Pur chiudendo gli occhi per non vedere. Una società divenuta anche triste. Che non si accetta, sopraffatta dagli stereotipi e che, volte, nella finzione trova conforto. Che vive la solitudine tra la moltitudine. Forse passaggi che, negli anni, hanno avuto ripercussioni anche sulle chat.
Chat, ossia letteralmente “chiacchierata”. Sonia, lo sa bene. Entrata nelle chat come utente. Un’esperienza personale che l’aveva avvicinata. É lei ad accompagnare in questo viaggio. Fatto di luci e ombre. Di chiaroscuri. Di emozioni e sensazioni che attraversano il linguaggio, in tutte le sue varianti e sfumature. Ha la capacità di tratteggiarne i colori. Senza sbavature. Introduce, delinea. Senza giudicare. Ma porgendoti i suoi occhi.

“La chat – spiega – ti dà la possibilità di parlare con persone di ogni regione, di conoscere quanti altrimenti non si avrebbe la possibilità di incontrare”. Dalla Sicilia alla Calabria al Piemonte e al Veneto, passando per la Puglia e la Lombardia, attraversando mari, laghi e insinuandosi tra le montagne. In un click. Infrangere la barriera dei confini: una missione possibile, ma è tra i labirinti di quella forma di comunicazione che quel confine, paradossalmente, diventa labile. E, a volte, impenetrabile. O forse solo un velo che inconsciamente nessuno vuole squarciare. Perché nessuno ne vuole parlare. Ma tutti tornano. Indifferentemente assuefatti.

La prima volta in chat per Sonia 17 anni fa, lei oggi ne ha 46 di anni e da 10 gestisce il canale. “Ho conosciuto persone splendide, con cui sono nate amicizie che durano ancora oggi. Persone che poi diventano reali, con cui ti confronti, che incontri. Sono stata a matrimoni, battesimi. Sono stata anche in Calabria”. Amicizie che sono “finite, amici che ho perso come Gin”, founder assieme a lei. Un mondo nel mondo, nel quale ogni esperienza può essere tanto virtuale, come reale. “In chat – spiega – ho visto persone lasciare il proprio coniuge, nascere legami, ho vissuto anche molte delusioni. La chat può darti tante cose, é uno scambio, culturale anche, ma nel tempo – prosegue – é cambiata molto. Come se il quoziente intellettivo si fosse abbassato”. Quasi un inconsapevole termometro sociale. Un monitor che accorcia le distanze, ma che – allo stesso tempo – sembra camminare al passo con i tempi, segnando quella traccia di cui spesso si ha poca consapevolezza. Involuzione, bisogni che cambiano o, forse solamente, contorni che in misura diversa prendono forma.
Gli occhi di Sonia, però, sembrano gli occhi di chi legge oltre le righe. Ha imparato nel tempo, ma sembra avere anche questa dote di scavare in profondità. Ascoltare e leggere. Ammonire o anche stare solo in silenzio. Gli ossimori di una comunicazione dove la parola segue binari opposti. Ciò che si scrive e in parallelo un’altra narrazione. Un non senso. Come immagini caleidoscopiche. Riflessi e contrasti. Forse tracce di un’intimità con la quale si ha avuto sempre il timore di convivere. O solo emblematica di quei conflitti interiori che nel web assumono sembianze diverse.
Ma Sonia che dall’Abruzzo ha viaggiato e, oltre al virtuale, si è immersa tra le pieghe di contesti diversi (dall’Inghilterra alla Lombardia e oltre) conosce l’utenza, la riconosce. Previene. Richiama. Avverte. Concede pazienza. C’è esperienza, intelligenza. Rigore, ma anche indulgenza. E sa che nel rullo scorre tutto. I troll che, quasi come fossero figure mitologiche, provocano, ma spesso dicono molto più di quello che l’apparenza vuol far credere. Apparenza, una parola chiave per avere un approccio con quel mondo. La scelta di posizionarsi tra la superficie e la profondità. Luci e ombre, che non sempre è facile riconoscere.
Perché è la contraddizione del virtuale, dove una fiaccola spesso cela il buio. E dove nel buio spesso si accende la scintilla. Ma è al concetto di confine che si torna. Quello labile. Tra semplici mancanze e quel pulviscolo che può fare male o anche solo annebbiare la vista e la percezione.
E di buio sul web ce n’è tanto. Perché se é possibile incontrare un manipolatore narcisista come un semplice e comune avventore in un bar anche nelle stanze delle chiacchiere, c’è un male che il web non sembra avere la forza di respingere. Quel sottobosco in cui si nascondono pedofilia, truffatori e ricattatori.
“Negli anni – spiega ancora – mi sono dedicata a diversi canali. Ma c’è un campo sul quale è difficile procedere. Io e Simos abbiamo le mani legate dalla legge italiana. Per noi è impossibile fare denunce alla Postale, perché la denuncia può partire solo dalla vittima e, quindi, noi possiamo solo spingere a denunciare e segnalare tutti i casi”. Un’Italia che guarda al futuro, ma vecchia. Un panorama mozzafiato, dove l’orizzonte non si riesce a scorgere. Dove la tecnologia avanza, ma non esistono strumenti per contrastare gli abusi. Dove parlare di cyber bullismo e reati virtuali sembra solo un esercizio intellettuale da convegni. Impregnato di italica ipocrisia.
Un “vuoto normativo davanti al quale non è facile assumere posizioni nette. Così come gli abusi che viaggiano sul web. Ho chiuso due canali – aggiunge – dentro circolavano minori e i rischi sono sempre più alti, ma esistono luoghi virtuali dove le regole vengono aggirate”. I rischi davanti ai quali c’è l’impotenza di chi non può prendere delle contromisure. Quindi, resta l’accortezza, l’attenzione. La sensibilità e la sensibilizzazione, come quella “che Simos fa sul blog, ma non è facile, perché spesso nelle chat ci sono persone sposate, chi preferisce nascondere la sua identità e non si espone, molti professionisti”. Ricorda un’inchiesta fatta anni fa da una tv svizzera, vennero smascherati dei pedofili. Un sasso, non la soluzione né la via di uscita. L’impossibilità di veicolare le denunce, insomma, resta il nodo, almeno quanto la consapevolezza dell’utenza della necessità di misurare la propria libertà. “Ci sono pedofili che si registrano senza farsi problemi, questo spiega la situazione”.
Per tentare di porre un freno in chat ci sono i moderatori, quel piccolo esercito di volontari che tenta di mediare tra l’utenza. Non sempre perfetti, spesso vittime loro stessi di quei reconditi desideri che il mondo virtuale alimenta. Ma il punto è lì. Utenza variegata. “Persone frustrate, insoddisfatte, gente annoiata, donne che cercano attenzioni e utilizzano il sesso per averle, uomini che sfruttano quelle debolezze, minori che spesso cercano vie facili per migliorare la propria condizione o solo scappatoie o capricci”. Come tasselli di un puzzle che non si incastrano, ma si incrociano. E si mescolano, rompendo il silenzio lungo quelle strade dove ai suoni della voce si sovrappongono desideri, paure, gelosie, voglia di riscatto, fantasie, pettegolezzi. Una nuova vita sospesa tra quella nota e quella sperata. Perché c’è anche speranza. Una sorta di illusione. Ma anche tanta solitudine, fragilità a volte in cerca di una carezza, ma spesso declinati in quella parte oscura che può far male. Volti mascherati dal perbenismo che nascondono desideri che nella vita reale alimentano in silenzio. “Spesso trovi gente che viene a provocare, fomentare”. Una vetrina in cui esibirsi o attraverso la quale proiettare i propri demoni nell’altro. Per alcuni uno sfogo. E c’è chi pensa di trovare l’amore. Chi le risposte che non trova nella coppia. Chi il brivido di quel sexting che qualcuno crede di poter cancellare pigiando il tasto off. Un tuffo nei meandri del tradimento che diventa incorporeo. Dove erotismo si trasforma in semplice pulsione. Accendi e spegni.
E ancora c’è chi cerca un amico. Chi di superare il disagio di una vita che non gli appartiene. E chi di quel disagio non é neanche consapevole.
Ma c’é anche chi cerca incontri, chi non non fa caso all’età anagrafica, chi non ha la capacità di discernere il bene dal male, chi nell’epoca delle devianze può diventare un pericolo.
Tra reale, surreale, bugie, omissioni e la ricerca continua di se stessi.
Quale il segreto? Sonia ascolta, si confronta e decide. Lì dove tanti uomini cadono nella rete oscura della chat, lei ha imparato a tenere la barra dritta. Ed è lei che descrive quel mondo fatto di cattiveria, fragilità, emozioni, ma anche di anime che hanno ancora qualcosa da dare, di scambi proficui, di conoscenze che arricchiscono, di semplice ricerca di una finestra di superficialità. E c’è un filo che, spesso, lega. Hanno nomi e forme diverse: solitudine, tristezza, disperazione, manipolazione, spensieratezza, curiosità. La ricerca di una vita che non c’è. Di superamento di insoddisfazioni. La costruzione di una realtà parallela alimentata da perversioni e dipendenza, tra i grandi mali del web in cui si assiste spesso a uno scollamento quasi ossessivo dal mondo reale. E così per quel primordiale bisogno di ricevere attenzioni e realizzarsi.

“Il tempo si dilata dentro le chat e le emozioni si amplificano e la dipendenza è un problema”. I rischi del lasciarsi andare a dare informazioni private. I rischi di quanti su quelle informazioni avvolgono i tentacoli del loro lato oscuro e di complessi mai superati che si fanno rimbalzare sull’altro.
Sonia legge con lucidità. Ma è nell’empatia che risiede la risposta. Seleziona, ma riconosce. Intuisce ed elabora. Perché sa bene cosa nasconde quel mondo. Lo gestisce. Una donna di 46 anni che crede nel rispetto delle regole, anche lì dove sembrano essersi smarrite tra una connessione e l’altra.
C’è una piramide e Sonia in cima sa che le decisioni devono essere assunte. Con responsabilità. Un po’ come nella vita. Per ricordare che quel filtro del virtuale racconta tante storie di vita quotidiana. Tante ombre, ma anche la luce di un confronto che può rappresentare un momento di crescita. Un consiglio che dà agli utenti é: “Non fidarsi mai, non fornire mai dati personali. Prima occorre imparare a leggere la chat, cercare di capire chi si ha davanti. Interagire in pubblica e poi in privato”.

Un modo per fare della connessione, un incontro. Un viaggio che chiama alla responsabilità. Di chi è solo fruitore, ma anche del Paese che deve assumersi la responsabilità di regolamentare una realtà che ormai è divenuta più reale del quotidiano. Perché se anche le ombre sono tante, c’è qualcosa che la connessione rende unica e rimanda al significato più intimo della parola. Legare, intrecciare. Il dialogo che è comunicazione, scontro e crescita. É l’attraversare e avvicinare mondi distanti. Ma come nel quotidiano serve consapevolezza. Serve scattare una fotografia senza filtri. Possibile? A ciascuno il suo.

Intanto resta la certezza che tutto sia una scelta. Pericolosa é lì a ricordarlo. Chi è pericolosa? “É Sonia, empatica e razionale. Anche ottusa e permalosa”. Una persona vera. Perché c’è del vero tra le righe digitate su un pc e da un telefono. Occorre imparare a riconoscerlo. Forse imparando a essere più veri. Ricordando che oltre lo schermo c’è una persona. Tornare a essere umani anche senza contatto. Per riannodare i fili di una connessione che può essere futuro. Senza orizzonti opachi. Perché la realtà è questa. Un mondo surreale ormai entrato nella vita reale. Con cui il Paese deve fare i conti. Perché Alice attraversò lo specchio per viaggiare attraverso il Paese delle meraviglie. Dietro uno schermo il viaggio invece può nascondere insidie.


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