così è morta la famiglia Abbasciano
Ventuno fogli scritti a mano, firmati da entrambi, posati con agghiacciante precisione prima di premere il grilletto.
È il testamento morale e la condanna di una società che lascia sole le famiglie di fronte all’abisso della disabilità gravissima.
Le autopsie condotte dall’équipe del professor Vittorio Fineschi non hanno fatto altro che mettere il timbro scientifico sopra una certezza che gli inquirenti avevano già chiara da lunedì mattina: un duplice omicidio seguito da un suicidio.
Luca Abbasciano ha impugnato la sua Glock, regolarmente denunciata, spezzando prima la vita della figlia Bianca di soli 5 anni, poi quella della moglie Valentina Pambianco, prima di rivolgere l’arma contro se stesso nel silenzio dell’appartamento di via dell’Antracite, a Pietralata.
L’illusione venduta sul web e il dissesto economico
La genesi di questa fine risale al 2020. Quando Bianca viene alla luce con due mesi d’anticipo, il verdetto dei medici è un macigno implacabile: paralisi cerebrale, deficit cognitivo e motorio, crisi epilettiche continue, un sistema immunitario di cristallo che trasforma la vita della bimba in una spola ininterrotta tra casa e corsie d’ospedale. Senza parola e senza mobilità, Bianca diventa il centro focale attorno a cui ruota ogni energia dei genitori.
Poi la disperazione incrocia la Rete. La coppia finisce nelle maglie dei forum online dove altri genitori disperati condividono l’illusione delle cure miracolose.
L’ancora di salvezza a cui la coppia si aggrappa a occhi chiusi ha il volto di un sedicente neuroscienziato messicano, i cui protocolli scientifici non sono mai stati riconosciuti né validati da alcuna istituzione medica ufficiale.
Tre, forse quattro viaggi oltreoceano. Voli, soggiorni, trattamenti a costo d’oro che prosciugano fino all’ultimo centesimo i risparmi di una vita intera. Senza che la salute di Bianca ne tragga il minimo giovamento.
I biglietti d’addio e i conti al setaccio della Procura
Dopo un’ultima e breve parentesi di qualche giorno trascorsa in Molise per staccare la spina, la realtà ha preteso il suo conto all’arrivo a Roma.
L’isolamento, il conto in banca prosciugato, la prospettiva di un’assistenza impossibile da sostenere da soli. «Non ce la facciamo più, siamo soli», si legge nelle lettere di scuse destinate ai parenti, che la Procura di Roma sta vagliando fotogramma per fotogramma.
I Carabinieri hanno già posto sotto sequestro i computer, i cellulari e la documentazione bancaria dell’uomo.
I pm capitolini intendono ripercorrere al millimetro ogni movimento di denaro legato a quella speranza messicana, per comprendere fino a che punto la speculazione sulle illusioni di due genitori disperati abbia accelerato il tragico finale di via dell’Antracite.
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