Chi erano Izidor, Petra ed Ema: il ritratto della famiglia slovena morta nell’esplosione di Mileto
Le immagini di Izidor Jamnik, della moglie Petra Kobolt, e della figlia Ema, morti per le ferite riportate nell’esplosione avvenuta nel loro alloggio di un B&B a Mileto. Izidor l’ingegnere con la passione della filatelia, Petra, assistente sociale devota ad aiutare il prossimo, e la piccola Ema di cui è in rete un tenero video di una sua esibizione canora
Una comunità intera si è stretta nel dolore attorno alla famiglia Jamnik-Kobolt, distrutta dalla tragedia avvenuta il 25 agosto nel B&B Villa Mary di Mileto, nel Vibonese. Prima è morto Izidor Jamnik, 48 anni, poi la moglie Petra Kobolt, 44 anni, e infine, nelle ultime ore, la piccola Ema, di appena 10 anni. A Ravne na Koroškem, in Slovenia, il lutto ha assunto le proporzioni di una perdita collettiva.
I tre erano rimasti gravemente ustionati nell’esplosione e, nonostante i soccorsi immediati, erano stati trasferiti in ospedali diversi per l’estrema gravità delle condizioni: Izidor a Palermo, Petra a Catania, Ema a Bari. Nessuno dei tre è sopravvissuto alle conseguenze delle ustioni.
Izidor Jamnik, l’ingegnere con la passione della filatelia
Izidor era descritto da chi lo conosceva come un uomo affidabile, solido, pieno di idee e di progetti per il futuro. Ingegnere elettronico di formazione, dirigeva la filiale locale della società Schrack a Slovenj Gradec. Nel tempo libero era una figura di riferimento nel mondo associativo: faceva parte del gruppo Kolping e di un club di alpinisti, ma il suo impegno più duraturo era nel Circolo filatelico della Carinzia (Koroško filatelistično društvo), dove per vent’anni aveva fatto parte del comitato direttivo, ricoprendo il ruolo di segretario negli ultimi quindici.
Era stato commissario delle ultime quattro edizioni della mostra internazionale MAKSI di Ravne (2014, 2018, 2022 e 2026) e proprio quest’anno aveva sostenuto l’esame per diventare giudice nazionale di maximafilia e cartoline. Scriveva regolarmente per la rivista Novo filatelija, curava il sito e la pagina Facebook del circolo, ed era attivo anche nel club dei giovani filatelisti della scuola di Kotlje.
Petra Kobolt Jamnik, una vita dedicata agli altri
Assistente sociale alla casa di cura Na Fari di Prevalje, Petra si occupava quotidianamente delle esigenze degli ospiti anziani della struttura. Un impegno che aveva portato avanti anche fuori dal lavoro: per circa quindici anni aveva guidato il Medgeneracijsko društvo Lučka Koroška, associazione dedicata al sostegno degli anziani e al dialogo tra generazioni, organizzando incontri e iniziative di socialità.
Zmaga Prošt, fondatrice dell’associazione, la ricorda come una donna “dal cuore grande, umana e responsabile”, che amava le persone ed era a sua volta molto amata. Petra era inoltre molto attiva nella parrocchia di Kotlje: faceva parte del Consiglio pastorale, collaborava al bollettino parrocchiale, cantava nelle celebrazioni. Per la teologa e catechista Marija Prikeržnik era “l’anima della comunità parrocchiale”.
Ema, la bambina che amava la musica e cantava con il coro
Anche la piccola Ema era parte attiva della vita comunitaria: aveva preso parte alle iniziative musicali organizzate dall’associazione guidata dalla madre e si era esibita con il coro parrocchiale. I giornali sloveni, come ad esempio il Slovenske novice, la descrivono come una giovane musicista di talento che suonava il pianoforte e cantava già da bambina, anche durante manifestazioni pubbliche. Quest’anno Ema figurava tra le giovani componenti del Koroško filatelistično društvo, nell’ambito di un progetto culturale collegato alla mostra MAKSI RAVNE 2026.
Il ricordo della band Klapa Semikantà
A raccontare un lato più intimo e affettuoso della famiglia è stata la band Klapa Semikantà, che ha pubblicato un video dell’esibizione di Ema, avvenuta in Austria poche settimane prima della tragedia, accompagnato da un messaggio di ricordo dedicato a tutti e tre. Il gruppo racconta di aver conosciuto Petra, Izidor ed Ema per la prima volta molti anni fa a Padna, un piccolo borgo dell’Istria descritto come un luogo dalla vista così suggestiva da “guarire l’anima”.
Da allora i loro percorsi si erano incrociati più volte: la famiglia aveva assistito a un concerto per il giubileo della band nella cantina della Vinakoper, dove ogni autunno nascono nuovi vini, ed è lì che, raccontano i musicisti, è nata un’amicizia solida nel tempo.
Nel messaggio la band ricorda come Izidor arrivasse spesso da lontano, dalla sua Carinzia: combinava le trasferte per assistere ai concerti con viaggi in famiglia e vacanze. Lo descrivono tra il pubblico a cantare insieme a loro, e poi a fermarsi dopo lo spettacolo per salutare, scambiare qualche parola gentile e brindare insieme.
Un ricordo particolare riguarda l’ultimo incontro, poco più di un mese prima della tragedia, in occasione di un’esibizione con la comunità slovena in Austria: è in quell’occasione che Ema, con coraggio, era salita sul palco per cantare insieme al gruppo il brano dedicato a una “šavrinka” (una donna dell’entroterra istriano), un canto che parla di coraggio e di lotta per la sopravvivenza. Un tema che la band, nel messaggio di addio, collega simbolicamente alla battaglia che la stessa famiglia avrebbe affrontato fino alla fine, senza riuscire a vincerla. Il testo si chiude immaginando Ema come “una stella” che, dopo essere stata sul loro piccolo palco, ora brilla accanto ai genitori nel “grande cielo”, accompagnato dalle condoglianze del gruppo a parenti e amici.
Il cordoglio della comunità di Ravne
Il sindaco di Ravne na Koroškem, Tomaž Rožen, ha parlato della perdita di “un’intera famiglia”, sottolineando quanto genitori e figlia fossero coinvolti nella vita del paese. Ha descritto il Comune come “avvolto nel nero”, spiegando che anche l’esposizione delle bandiere a mezz’asta è un modo per esprimere simbolicamente il lutto collettivo, e ha ricordato con affetto: “Abbiamo perso una famiglia attiva che tutti amavamo”. Riflettendo sulla vicenda, il primo cittadino ha osservato come solo ora, di fronte alla tragedia, ci si renda pienamente conto di quanto i genitori e la bambina fossero radicati nella vita della comunità.
Jože Keber, presidente della Società filatelica della Carinzia e amico della famiglia, racconta di aver conosciuto molto bene Izidor, Petra ed Ema, tutti coinvolti nelle attività dell’associazione. Ricorda Izidor come una persona “affidabile e dedita, piena di idee, di ottimismo e di progetti per il futuro”, e definisce la sua perdita “inimmaginabile” per la famiglia, la comunità e l’associazione. Racconta che la prima reazione alla notizia, tra i soci, è stata quasi di incredulità — la speranza che non fosse tutto vero — perché perdere una persona così integra sembrava impossibile da accettare. Un dolore, aggiunge, che con la successiva scomparsa di Petra e della piccola Ema si è fatto ancora più grande.
Le testimonianze degli amici di famiglia
Anche Marija Prikeržnik, teologa e catechista che conosceva bene la famiglia, ha ripercorso i momenti più duri, ricordando in particolare la veglia di preghiera organizzata a Kotlje nei giorni in cui Izidor era già morto mentre Petra ed Ema lottavano ancora in ospedale: si era pregato perché si compisse la volontà di Dio, “anche se non possiamo comprenderla”, ha detto, aggiungendo che solo in seguito si è saputo che i tre erano “andati insieme nell’eternità”. Ha sottolineato quanto la famiglia Jamnik-Kobolt fosse legata alla vita delle parrocchie locali e ha ribadito che, in momenti come questo, non restano altre parole se non quella di sostenersi a vicenda attraverso la preghiera, esprimendo la fiducia che i tre “staranno bene con Dio in cielo”.
Zmaga Prošt, fondatrice dell’associazione Lučka Koroška che Petra aveva guidato per anni, ha raccontato la propria incredulità di fronte alla notizia, dicendo di non essere riuscita a crederci allora e di non riuscirci nemmeno oggi. La descrive come una donna dal cuore grande, umana e responsabile, amata da tutti quelli che la conoscevano.
A Ravne tre giorni di lutto
Venerdì 4 settembre, nella chiesa di Santa Margherita a Kotlje, la comunità si riunirà in preghiera alle 17.30, seguita alle 18 dalla messa commemorativa per Izidor, Petra ed Ema. Il sindaco di Ravne, cittadina nella quale la famiglia slovena risiedeva, ha proclamato tre giorni di lutto sospendendo tutte le iniziative civili.
Sul fronte italiano proseguono intanto gli accertamenti sulle cause dell’esplosione: la struttura di Villa Mary è sotto sequestro e gli investigatori lavorano per ricostruire l’origine della deflagrazione che è costata la vita a un’intera famiglia.
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