Friuli Venezia Giulia

Cerno a Trieste: «Oggi è più colpevole Pilato di Giuda». Scoccimarro: «Nel partito mai stato un signor sì» VIDEO-RACCONTO

3 settembre 2026 – ore 20:00 – «Oggi è più colpevole Pilato che se ne lava le mani». Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, sceglie Ponzio Pilato quando gli viene chiesto chi rappresenti meglio le responsabilità del presente, contrapponendolo a quel Giuda che dà il titolo al suo ultimo libro, Le ragioni di Giuda, presentato questa sera al Caffè degli Specchi di Trieste, in piazza Unità d’Italia. Poco prima dell’inizio dell’incontro, Cerno ha affrontato in un’intervista il significato politico e culturale del tradimento, partendo proprio dalle due figure evangeliche. «Pilato che se ne lava le mani. Nel Paese dei Gesù Cristi, quando li senti parlare, sanno fare tutto loro», ha affermato. Poi il riferimento all’attualità internazionale e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: «Vuole far finire le guerre che hanno cominciato. A parole sono Cristo e, nella pratica, sono Ponzio Pilato». Diverso, nella lettura proposta da Cerno, il ruolo di Giuda. «È un traditore, cioè uno che ha cambiato un canone e ha, insieme a Gesù, fondato, nel bene e nel male, il più grande pensiero contemporaneo che ancora viviamo: il cristianesimo». È da questa provocazione che prende forma la tesi del libro: il tradimento non necessariamente come rinnegamento, ma come possibile rottura di un sistema, di un’appartenenza o di un canone. Il confine decisivo diventa allora quello tra libertà e opportunismo. E qui il direttore de Il Giornale porta il ragionamento direttamente dentro la politica italiana. «Prendete il Partito Democratico: c’è gente lì da cinque legislature e non c’è una cosa di quello che dice oggi il Partito Democratico che esistesse cinque legislature fa», ha sostenuto Cerno.

L’affondo prosegue sul tema del conflitto israelo-palestinese. Cerno richiama le elezioni politiche del 2022 e quindi Emanuele Fiano, sostenendo che il Pd fosse allora il partito che «cacciò dalle liste tutti i pro-Pal» e che oggi «caccia gli ebrei come Fiano». «Quindi chi non cambia idea, ma resta fuori da un sistema, viene chiamato traditore. Chi la cambia per tenere il culo sulla poltrona, invece, fa parte di quelli bravi. Se li tengano», ha aggiunto. Parole che inseriscono il tema centrale di Le ragioni di Giuda nel dibattito politico contemporaneo: chi stabilisce quando cambiare posizione rappresenta un esercizio di libertà e quando, invece, diventa semplice convenienza? Alla domanda su quale idea sarebbe disposto personalmente a tradire, Cerno indica senza esitazioni il conformismo. «L’idea di trasformare il sonnifero della libertà, come il politicamente corretto e il woke, nel sinonimo di educazione o di rispetto», ha spiegato. «Se c’è una cosa che non ha rispetto è non chiamare le cose con il proprio nome solo perché questo nome ci fa paura». Alla presentazione è intervenuto anche Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile, al quale è stato posto lo stesso interrogativo declinato sul terreno della politica: è più grave tradire il proprio partito o gli elettori?

Scoccimarro ha rivendicato innanzitutto la continuità della propria appartenenza politica. «Parli con uno che da cinquant’anni ha la stessa bandiera, quindi non ho mai cambiato bandiera», ha risposto, sottolineando però come la fedeltà a una comunità politica non possa trasformarsi nell’obbligo di obbedienza. «All’interno del mio partito, dei miei partiti, abbiamo avuto anche accese discussioni, perché far parte di un partito non vuol dire dire sempre di sì», ha spiegato. Per descrivere il proprio modo di intendere l’appartenenza politica, Scoccimarro ricorre quindi a una metafora sportiva: «Nello spogliatoio possiamo anche avere discussioni feroci, importanti, possiamo virtualmente metterci le mani addosso, però poi è importante uscire dallo spogliatoio tutti uniti e vincere la partita». L’assessore ha quindi ripercorso la propria storia politica, dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale fino a Fratelli d’Italia. «Ho sempre avuto, da quando ero ragazzino con i pantaloni corti, la stessa famiglia politica, lo stesso partito, che poi con gli anni si è evoluto», ha ricordato. Con una precisazione: «All’interno di questo partito non sono mai stato un signor sì». E alla domanda se sarebbe disposto a essere definito traditore pur di difendere una propria convinzione, Scoccimarro risponde affermativamente. «Certamente sì. Il traditore per antonomasia, oggi, è Giuda», ha detto, distinguendo però il significato politico del termine dalla sua accezione nella tradizione cristiana. Anche riconoscere un proprio errore, ha concluso, può diventare parte della libertà di cambiare posizione.

Il confronto ha anticipato la presentazione del volume, moderata dal giornalista e vicedirettore di Medianordest Ferdinando Avarino, e ha consegnato alla serata triestina il tema che attraversa l’intero libro: la fedeltà non coincide necessariamente con la coerenza e il tradimento non coincide sempre con l’opportunismo. Tra Cerno, che rivendica il diritto di rompere il canone quando questo diventa conformismo, e Scoccimarro, che difende invece la continuità dell’appartenenza senza rinunciare al dissenso interno, emerge così una diversa declinazione dello stesso interrogativo. Quello posto dalla figura di Giuda e riportato nella politica di oggi: quanto costa restare fedeli a un’idea e quanto, invece, può costare avere il coraggio di tradirla?

Articolo di Francesco Viviani

Cerno presenta a Trieste “Le ragioni di Giuda”, il libro sul tradimento come scelta di libertà




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »