Lazio

banda sfonda la vetrina con un’Alfa rubata

Poco prima che l’alba spazzasse via il buio sul Tridente, via del Corso si è trasformata nella scenografia di un blitz chirurgico.

Tra le due e le tre del mattino, mentre la Roma bene dormiva, una banda di soliti ignoti ha firmato la «spaccata» perfetta ai danni dello store di lusso Longines, lasciando dietro di sé una scia di vetri infranti, un’Alfa Romeo accartocciata e la sensazione che la sicurezza nel salotto della Capitale sia più fragile degli espositori presi d’assalto.

L’ariete di metallo e il saccheggio in tre minuti

La dinamica è degna di uno sceneggiato di genere. I malviventi non hanno perso tempo con grimaldelli o passe-partout: si sono presentati con un’Alfa Romeo Giulietta sottoscritta nel registro delle vetture rubate, la inseriscono in retromarcia e la usano a mo’ di maglio. L’impatto con la facciata del negozio è un boato che fa tremare le vetrate d’angolo.

Il varco si apre tra i frammenti di cristallo antisfondamento. In pochissimi istanti — un tempo calcolato con la precisione di uno svizzero — i banditi sciamano nell’atelier, allungano le mani sulle teche di pregio e arraffano un numero non ancora precisato di orologi d’alta gamma.

Nessuna esitazione, nessuna traccia lasciata per strada se non la Giulietta, abbandonata di traverso sul marciapiede con il retrotreno distrutto, a fare da testimone muto.

Rilievi a luci rosse e la caccia alle ombre

Quando le sirene dei Carabinieri della Compagnia Roma Centro hanno squarciato la notte, gli autori del colpo si erano già dissolti nel dedalo di vicoli che si srotola verso Piazza di Spagna e il Tevere, sfuggendo alla cattura immediata.

Sul luogo del saccheggio sono arrivati a ruota i militari della Settima Sezione del Nucleo Investigativo: guanti in lattice, luci ultraviolette e polveri per la ricerca di tracce dattiloscopiche, con l’obiettivo di scovare anche solo un’impronta lasciata nell’abitacolo dell’auto usata come ariete.

Nel frattempo gli inquirenti passano al setaccio le sequenze catturate dagli occhi elettronici della videosorveglianza pubblica e dei locali adiacenti.

Il bottino resta in corso di stima, ma il danno all’immagine della sicurezza nel cuore commerciale romano è già del tutto evidente.

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