Crisi Amt, rivoluzione bus pronta a inizio 2027. Ed è braccio di ferro sui 15 milioni della Regione

Genova. La rivoluzione è in stand-by, ma più di tanto non potrà attendere. Perché i 2 milioni di euro trovati dal Comune per limitare i tagli basteranno solo per traguardare la fine del 2026. A questo servono gli incontri che il Comune ha promosso fin d’ora con Municipi, Comuni metropolitani, sindacati, associazioni di categoria e simili: elaborare entro l’anno un “piano condiviso“, come ha confermato la sindaca Silvia Salis, che “tenga conto delle variabili in campo e di come certe linee pensate 40 anni fa non siano più attuali“. Intanto prosegue il braccio di ferro con la Regione sulle risorse necessarie per tenere a galla l’azienda. E il timore è che la liquidità nei prossimi mesi possa rivelarsi insufficiente nonostante tutte le azioni del piano di risanamento, riduzione dei chilometri compresa.
Misure tampone fino a Natale, poi cambierà tutto
La nuova iniezione di risorse una tantum arriva dall’interno del bilancio comunale. Giocoforza si tratterà di tagliare qualcos’altro, limare, efficientare. Ma dall’amministrazione, nonostante le richieste, non arrivano al momento spiegazioni più dettagliate. La cifra spesa consentirà di salvaguardare l’impianto attuale dei bus, senza cancellare o accorciare linee, ma non eviterà del tutto la paventata riduzione delle frequenze. Come criterio generale si cercherà di mantenere invariato il servizio negli orari di punta e sugli assi principali, mentre i sacrifici al di fuori di queste “zone franche” saranno inevitabili.
Come specificato nel comunicato di Tursi, Amt ha ricevuto l’incarico di predisporre una revisione complessiva della rete su gomma, anche “facendosi aiutare” da consulenti esterni, a patto di mantenere il dialogo con tutti i territori interessati. Ma non è certo un tema inedito, dopo decenni di rimaneggiamenti che hanno ormai stravolto lo schema del 1973. L’ultimo piano elaborato dall’azienda è quello relativo ai quattro assi di forza, progetto che nasceva con una filosofia precisa: mezzi frequenti e veloci sulle direttrici principali, linee di adduzione e collinari a percorrenza ridotta, milioni di chilometri all’anno risparmiati. Filosofia assai impopolare, tant’è vero che la giunta Salis ha deciso subito di escludere Marassi dall’operazione. Ma è da lì che si dovrà ripartire.
I 2 milioni sono “un pannicello caldo”, accusa l’associazione MobilitaGenova che continua a chiedersi se non sia meglio investirli “in qualche intervento sulle strade per velocizzare il servizio, per esempio tracciare corsie riservate o ridisegnare qualche percorso in modo da utilizzare tutti i nuovi filobus comprati che, si è saputo, resteranno in parte fermi sine die. Appare incredibile che l’azienda non chieda cose simili al Comune e si limiti a chiedere più soldi, perché velocizzare il servizio significa farlo costare di meno, proprio quello che dovrebbe essere uno degli obiettivi di un piano di risanamento”.
La guerra con la Regione sui 15 milioni di contributi extra
Intanto resta aperta la questione dei 15 milioni di aumento sul contratto di servizio che la Regione si era impegnata a garantire a febbraio insieme ai 5 milioni del Comune e ai 700mila euro della Città metropolitana. Quei soldi fanno parte dei 110 milioni complessivi che Bucci rivendica come il contributo più alto mai stanziato per il trasporto pubblico genovese. Ma ancora non sono stati erogati, ed è per questo che Salis ha accusato l’amministrazione di centrodestra di avere un atteggiamento “scientemente ostruzionistico” arrivando persino a rammentare responsabilità “a livello penale” se il salvataggio non andasse in porto.
La Regione, dal canto suo, ha risposto (tramite i capigruppo di maggioranza) di aver già anticipato 73 milioni. Si tratterebbe però della cifra corrispondente alle risorse ordinarie. Per quanto riguarda invece la quota aggiuntiva sul contratto di servizio, l’amministrazione di piazza De Ferrari conta di utilizzare il riparto del fondo nazionale trasporti che arriverà a novembre. Ma sarà troppo tardi, secondo Tursi, perché fino alla ricapitalizzazione (che potrà avvenire solo dopo l’omologa del Tribunale prevista a fine settembre) Amt non può ricorrere al normale credito bancario. E nel frattempo il timore è che possa aprirsi un’altra crisi di liquidità.
Ecco perché la giunta Salis avrebbe voluto che la Regione coprisse il contributo promesso con una variazione di bilancio, come hanno fatto quest’estate il Comune e la Città metropolitana per gli importi di competenza. “Per il risanamento di Amt è essenziale che tutti gli enti mantengano gli impegni presi – avverte il vicesindaco Alessandro Terrile -. Anche il ritardo può aprire grossi problemi. Sono fiducioso che la Regione possa trovare il modo per erogare al più presto i 15 milioni che mancano, o almeno la quota relativa ai mesi di servizio già erogato“. D’altra parte lunedì Bucci dichiarava: “Possiamo anticipare tutti i 110 milioni, non c’è nessun problema“.
E su questo punto continua il pressing del centrosinistra genovese. “Dove sono i 15 milioni di euro della Regione Liguria? Quelle risorse sono state annunciate e inserite negli impegni assunti nei mesi scorsi, ma non risultano ancora concretamente messe a disposizione dell’azienda”, sottolinea Gianni Pastorino di Linea Condivisa. “Bucci dica se intende dare il colpo di grazia ad Amt facendola fallire“, tuonano le segretarie provinciali di Avs Simona Cosso e Giorgia Parodi. “Se il presidente Bucci ha garantito l’anticipo di quelle risorse, la Regione chiarisca una volta per tutte se intende rispettare gli impegni assunti. Non si può prima promettere e poi utilizzare gli stessi soldi per mettere in difficoltà le casse del Comune”, accusano Armando Sanna e Simone D’Angelo (Pd).
“Tutti stiamo facendo uno sforzo, bisogna smetterla con la farsa sui numeri, i numeri sono a disposizione della Regione da marzo. Tra l’altro voglio sommessamente far notare che quei numeri il presidente della Regione dovrebbe già conoscerli perché era sindaco l’anno in cui Amt perdeva 4,5 milioni di euro al mese. I problemi ci sono, vanno risolti, e vanno risolti con il sostegno di tutti, ma soprattutto con l’onestà e la chiarezza e non continuando a mettere in discussione i bilanci perché questo fa male all’azienda e fa male al rapporto dell’azienda con il territorio”, ha ribadito la sindaca.




