ALBUM: Marlophone – Remembered Adventures in Widescale

A volte credo proprio che ormai YouTube mi conosca fin troppo bene, tipo mia moglie, o, ancora meglio, tipo mia madre. Quando mi metto a guardare video a rotazione, scegliendone uno dopo l’altro come quando mangio i popcorn, ecco che i suggerimenti si fanno sempre più raffinati e ricercati e proprio da questo delizioso giro dell’oca saltano gli australiani Marlophone.
Il terzetto di Sydney mi era davvero sconosciuto, ma i due video che ho visto mi hanno subito acceso la spia della massima attenzione. Il loro noise-pop era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento: chitarre sporche il giusto, batteria solida, basso che detta legge e il ritornello costruito per entrare in testa. Canzoni dritte al punto, dirette, fragorose il giusto e ficcanti. Un po’ alla Feeder, tanto per dire, ma i migliori Feeder.
Album da cercare all’istante…ed eccolo qui: “Remembered Adventures in Widescale” pubblicato anche in Europa da Defend Vinyl Records.
Mentre mi getto all’ascolto vado a saperne di più di questo terzetto composto da Patrick Haid, Saskia Clapton e Nick Kennedy. Le loro precedenti esperienze e i passi fatti per dare ai Marlophone un esordio che fosse con i fiocchi. Beh, passi più che giusti ragazzi, a cominciare dalla produzione di quel veterano che è Wayne Connolly (e io mi ricordo bene pure i suoi The Welcome Mat).
Primo ascolto. Secondo ascolto. Terzo ascolto. Uno dietro l’altro, perché più li sento più ho voglia di rimanere con loro…e beh, avrete capito che più li ascolto più mi piacciono!
“Remembered Adventures in Widescale” è un disco vecchia scuola, mi viene da definirlo così, fatto con il cuore e con passione, con quella sensibilità che musicisti navigati possono avere e tutt’altro che veterani ormai in gestione col pilota automatico, no, anzi, un terzetto pronto ancora una volta a lasciarsi catturare dagli dei del rock per poi tornare sulla terra e piazzare 10 perle di genuino indie-rock vibrante anni ’90. Le chitarre fischiano a dovere, con il feedback che ci da la scossa e il ritornellone sempre in agguato, per poghi incontrollabili nel salotto di casa, sia quando si richiamano attitudini quasi shoegaze old school (“Hold on Tight Tonight”), sia quando fanno prevalere un taglio sempre bello indie-rock ma più malinconico senza però perdere il suffisso gaze (“Nintendo Era Hero” o “Romance Rearranged”) e qui mi sembra di essere già più in zona tardi anni ’90 / inizio 2000.
Poi, beh, questi non sbagliano un colpo nemmeno quando fanno le ballatone. “Beating Heart Waltz” è proprio da accendino alzato (accendino, no telefono) ma è con “I Promise It All to You” che si toccano vette pazzesche. Il duetto tra Patrick Haid e Sarah Blasko è qualcosa che arriva dritto al cuore, con un climax che non ci si crede, con questa epicità in crescendo che mi ha riportato a certe cose magnifiche dei Kent (ve li ricordate?). Canzone magistrale, di una bellezza disarmante e viva, pulsante.
Si arriva alla fine, con “I Could Hear it in Your Smile” e io fin dai primi secondi del primo ascolto ho la sensazione che dovrò tenere un fazzoletto in mano e avevo visto giusto: un brano vibrante, intenso, che ci avviluppa con la sua passione che cresce attimo dopo attimo. Ci si sente inebriati, trasportati, veramente emozionati di fronte al potere della musica di trasmetterci certe sensazioni magiche; in quel fragore finale potrei veramenbte perdermi per sempre, una sensazione di estasi purissima.
Che vi posso dire? Io di fronte a un simile disco non posso che alzarmi in piedi e piazzare una doverosa standing ovation: bello, bello, bellissimo!
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