Primarie, il Pd bolognese frena il dibattito

Il dibattito che tiene banco nel centrosinistra nazionale, ovvero come scegliere il candidato premier, arriva anche sotto i tendoni del parco Cevenini. E la Festa dell’Unità provinciale di Bologna, inaugurata stasera e in programma fino al 20 settembre, risponde quasi all’unisono: parliamo d’altro.
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Il più netto è il sindaco Matteo Lepore, che vinse delle primarie nel 2021, seppur più piccole. “Io penso che dobbiamo dare speranza a questo Paese e non avere paura di niente”, premette. “Dopodiché questo è un dibattito che non ci appassiona e credo che sia giusto discutere negli organismi e fare delle scelte assieme”. Per il primo cittadino il problema è anche di tempi: “Credo sia giusto, come qualcuno ha proposto, che la direzione nazionale si riunisca non appena sarà chiaro il meccanismo elettorale, perché stiamo facendo una discussione senza sapere qual è il percorso che veramente permetterà agli italiani e alle italiane di votare. Non si sa ancora quando si voterà e con quale legge elettorale”.
Poi l’affondo, con annesso endorsement alla segretaria: “Più noi parliamo di altro, delle procedure, delle primarie, più le persone pensano che noi non teniamo veramente a costruire un’alternativa”. E ancora: “Credo che faccia bene Elly Schlein in questo momento a non buttarsi in questa mischia in cui la vogliono tirare, e invece portare avanti delle proposte di alternativa vera a un governo che sta facendo soffrire il Paese”. L’elenco è quello classico: salari, prezzi dell’energia e della benzina, licenziamenti, sanità.
Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd nazionale, e assessore in Regione cerca di sintetizzare: “noi abbiamo detto sin dal primo minuto che il metodo per scegliere il leader è molto semplice: un accordo che prevede che il partito che prende più voti esprima il candidato, oppure si possono fare le primarie. Mi pare un metodo molto lineare”.
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Anche per lui il vincolo è il calendario: “Vediamo quello che succederà al Senato sulla legge elettorale. Cerchiamo di capire anche quando ci saranno le elezioni, perché mentre il voto sulle amministrative il prossimo anno è certo, tra il 15 aprile e il 15 giugno, il voto alle politiche dipende da tante variabili, prima delle quali la scelta della presidente del Consiglio di rompere la legislatura”. Il resto è rivendicazione: un Pd che prima della vittoria di Schlein alle primarie “veleggiava intorno al 14%” e oggi è saldamente il primo partito d’opposizione, e un centrosinistra ricostruito da quello che definisce “un campo di macerie”. “Oggi è un’alleanza che si è presentata in tutte le regioni, ha vinto regioni e città, e adesso deve vincere le elezioni politiche”.
Sulla stessa linea il segretario provinciale Enrico Di Stasi, che chiude la partita ancora più rapidamente. “Credo che si debba mettere in campo la serietà e la capacità del Partito Democratico e del centrosinistra, si debbano superare discussioni inutili”. Il confronto sulle primarie e sulle modalità, dice, “rischia di essere anche per il nostro popolo, per il popolo del Pd ma più in generale per il popolo del centrosinistra, una discussione assolutamente inutile. Mettiamo avanti i temi, mettiamo avanti una discussione politica, dopodiché sicuramente negli organismi dirigenti troveremo la formula giusta”.
Una convergenza che ha il sapore della linea concordata. E che arriva alla vigilia di tre settimane in cui al Cevenini sono attesi, tra gli altri, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi.
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