Alessandro Borghi arriva a Venezia 83 e incanta, con lui Herzog, McDonagh e Amelio
Il sorriso è quello di chi torna a casa. Alessandro Borghi mette piede sul pontile dell’Hotel Excelsior Venice Lido e l’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia acquista immediatamente un altro volto da copertina. L’attore romano, ormai presenza fissa e attesissima della kermesse lagunare, arriva questa volta al fianco di un maestro: Gianni Amelio, con cui condivide l’avventura di “Nessun dolore”, il film che verrà presentato fuori concorso il 3 settembre 2026.
Mentre la serata inaugurale ha celebrato George Clooney con il Leone d’Oro alla Carriera e la proiezione di “Ink” di Danny Boyle ha acceso i riflettori sulla prima giornata, cresce parallela l’attesa per il progetto di Amelio. Un film che promette di scuotere le coscienze e mettere al centro uno dei temi più divisivi e urgenti del nostro tempo: l’accoglienza, la solidarietà verso gli ultimi, il prezzo personale della generosità.
Borghi interpreta Davide, un venditore di libri usati la cui esistenza ordinaria viene stravolta quando si ritrova letteralmente consegnato un bambino nordafricano. Non è una scelta, almeno non all’inizio. È un caso, un incidente che lo porta in ospedale dove incontra Aminah, interpretata da Beidja Yahiaoui, un’adolescente incinta appena sbarcata in Italia. Da quel momento, per generosità o forse per debolezza, Davide trasforma la propria casa in un rifugio per quelli che il film definisce gli “invisibili”. Una decisione che avrà un costo altissimo.
La forza narrativa di Amelio sta proprio qui: non nel proporre risposte facili o retoriche edificanti, ma nel mostrare le contraddizioni, i dilemmi morali, il peso concreto delle scelte individuali in un contesto sociale che spesso volta lo sguardo dall’altra parte. Davide non è un eroe, è un uomo qualunque che si trova a fare i conti con la propria umanità in circostanze estreme. Un’odissea personale che diventa specchio di un’epoca.
Al fianco di Borghi, un cast di prim’ordine: Valeria Golino e Valerio Mastandrea completano il trio di interpreti principali, portando sul grande schermo quella densità emotiva e quella credibilità che solo gli attori della loro caratura sanno garantire. Il cinema italiano torna così a mostrarsi nella sua forma più alta, quella capace di guardare la realtà senza infingimenti e di raccontare storie che lasciano il segno.
L’arrivo di Borghi al Lido non passa inosservato. Per l’occasione, l’attore ha sfoggiato un look che bilancia perfettamente eleganza e naturalezza: jeans dal taglio dritto abbinati a una camicia in seta color cioccolato con motivo a righe verticali chiare. Immancabili gli occhiali da sole, riflesso dello splendido sole che ha accolto questa prima giornata veneziana. Un’immagine che racchiude la sua cifra stilistica: mai sopra le righe, sempre riconoscibile, profondamente contemporaneo.
La seconda giornata della Mostra entra nel vivo con una programmazione che lascia senza fiato. Oltre ad Amelio fuori concorso, il Lido accoglie due maestri del cinema mondiale in competizione per il Leone d’Oro: il tedesco Werner Herzog con “Bucking Fastard” e l’irlandese Martin McDonagh con “Wild Horse Nine”. Quest’ultimo, ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, vede protagonisti Sam Rockwell e John Malkovich nei panni di due agenti della Cia inviati sull’Isola di Pasqua. Tra le statue Moai, i due dovranno fare i conti con il passato e le cospirazioni del presente, in un thriller politico che promette tensione e riflessione.
Venezia 83 conferma ancora una volta il suo ruolo di vetrina privilegiata per il cinema che conta, come è stato dimostrato dalla serata inaugurale e dai look delle star sul red carpet, quello che non si limita a divertire ma che spinge a pensare, a discutere, a mettere in discussione le proprie certezze. E Alessandro Borghi, con la sua presenza carismatica e le sue scelte artistiche sempre coraggiose, si conferma uno degli interpreti più interessanti del panorama italiano contemporaneo, capace di passare dal cinema di genere al cinema d’autore senza mai perdere credibilità.
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