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Inclusione e social, Davide Faraone: “Le foto di mia figlia Sara? Siamo felici e lo mostriamo. Le parole contano”

Un post estivo con una foto al mare, un padre e una figlia che sorridono. Davide Faraone, deputato di Italia Viva, sceglie di condividere queste immagini per mostrare ad altri genitori, spaventati da una diagnosi recente, che la felicità non finisce.

Lo spazio dei commenti sui social raccoglie però anche insulti rivolti direttamente a Sara, affetta da autismo, di fronte ai quali Faraone ha deciso di rispondere attraverso una lettera inviata al Corriere della Sera.

L’ipersensibilità sensoriale oltre i giudizi sull’aspetto

Tra le reazioni online, un utente critica l’aspetto di Sara scrivendo che “sembra un uomo” per via dei capelli molto corti e dell’assenza di trucco. Faraone spiega che queste scelte non derivano da trascuratezza, ma dal rispetto per le specifiche reazioni fisiche della figlia. Chi convive con l’autismo può provare una forte insofferenza per stimoli fisici ordinari.

Il deputato scrive: “Provate ad andare dal parrucchiere con lei, a farle lo shampoo, ad asciugarle i capelli. Provate anche soltanto a toccarle la nuca e capirete perché preferiamo i capelli corti”. Il contatto, il soffio del phon, le vibrazioni e il rumore delle forbici provocano in lei un forte stress, così come il fastidio tattile del trucco sul viso o la presenza di orecchini.

Disabilità e parole: dove stanno i veri ostacoli

Un altro commento definisce la ragazza “un problema dalla nascita”. Il padre replica chiedendo attenzione nell’uso dei termini: “No. Sara ha una disabilità dalla nascita, non è «un problema» dalla nascita. Le parole contano”.

Faraone distingue la persona dalla sua patologia. Le vere barriere non risiedono nella diagnosi, ma nei pregiudizi esterni e negli sguardi di chi vede la disabilità prima dell’individuo. Davanti a chi definisce Sara uno “scherzo della natura”, il deputato risponde che l’unico errore è credere che esista una sola normalità, aggiungendo: “quando ride Sara la natura sembra aver fatto benissimo il proprio mestiere”.

La pretesa del silenzio e le diverse strade del benessere

Faraone contesta l’aspettativa sociale secondo cui chi affronta la disabilità debba isolarsi o mostrarsi infelice: “C’è ancora chi pensa che una famiglia con una persona con disabilità debba vivere sottovoce. Che debba nascondersi un po’, mostrarsi il meno possibile, quasi chiedere scusa”.

Senza nascondere le giornate difficili, la fatica e i timori, il padre descrive una forma di serenità diversa, legata alle piccole autonomie conquistate, a una risata improvvisa o a una passeggiata sulla spiaggia. Per questo rifiuta l’idea di nascondersi: “Non ci chiuderanno in casa. Non nasconderemo i nostri figli per risparmiare agli altri la fatica di incontrare la diversità”.

Mostrare la normalità della loro vita serve a rassicurare chi si trova all’inizio dello stesso percorso: “dopo una diagnosi la felicità non finisce. Qualche volta cambia indirizzo”. La lettera si chiude rivendicando l’orgoglio di un padre: “Sara non ha niente di cui vergognarsi. E io, di essere suo padre, sono immensamente felice”.




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