Spin Time, gli attivisti annunciano una manifestazione nazionale per il 19 settembre
Mentre la Capitale si svuota nel silenzio d’agosto, in un angolo dell’Esquilino c’è un accampamento improvvisato che continua a far rumore. Si trova a due passi dalla stazione Termini, lungo l’asfalto di via Santa Croce in Gerusalemme.
Lì, tra arredi rimediati e gazebo che riparano dal sole, la strada è diventata a tutti gli effetti la casa di chi è stato cacciato.
Ma l’occupazione sgomberata il 29 luglio scorso non si limita a subire l’emergenza: trasforma il presidio in un cantiere politico per organizzare una due giorni di mobilitazione nazionale.
L’appuntamento è fissato per la seconda metà di settembre. In programma ci sono un corteo lungo le arterie romane e un’assemblea aperta a movimenti, associazioni e comitati di quartiere arrivati da tutta Italia.
L’obiettivo va ben oltre le mura dell’ex palazzo Inpdap: mettere sul banco degli imputati la speculazione finanziaria e sottrarre alle grandi Sgr e ai fondi d’investimento il controllo monopolistico sull’urbanistica cittadina.
La contabilità degli sfollati
Nel frattempo, la priorità immediata resta la sopravvivenza quotidiana dei 400 abitanti rimasti sulla strada. I dati stilati dalle realtà sociali dicono che 245 persone sono state temporaneamente sistemate dal Comune di Roma.
Per gli altri si attende ancora una risposta, motivo per cui dal presidio si sollecita a gran voce la riapertura urgente dei tavoli di confronto con le istituzioni capitoline per completare il quadro delle ricollocazioni.

I vincoli della magistratura e le finte scorciatoie
Sullo sfondo rimane il nodo più complesso: come rientrare nella struttura e strapparla alla proprietà, la Investire Sgr. Nelle ultime settimane, da più parti politiche è stato invocato il ricorso a strumenti straordinari, a partire dalla requisizione sindacale da parte del Campidoglio per motivi d’urgenza.
Un’opzione che tuttavia, carte alla mano, si scontra con la realtà del codice di procedura penale. Come evidenziato nelle analisi giuridiche portate avanti dagli attivisti di Spin Time Labs e dal collettivo Scomodo, l’edificio è attualmente blindato da due distinti provvedimenti di sequestro emanati dai giudici: il primo di natura preventiva risalente al 2020, il secondo probatorio disposto all’indomani del rogo dello scorso 29 luglio.
In presenza di un vincolo giudiziario di questa portata, l’istituto della requisizione resta di fatto inapplicabile.
Stesso discorso vale per l’esproprio d’urgenza, ostacolato da identiche strettoie procedurali. L’esproprio ordinario, pur rimanendo teoricamente praticabile, sconta invece lo scoglio di tempistiche burocratiche incompatibili con un’emergenza sociale in corso.
La contromossa: compravendita e delibera di Pubblica Utilità
Escluse le scorciatoie inagibili, la strada maestra resta quella di un’acquisizione pubblica diretta dell’immobile attraverso la riapertura dei negoziati con il fondo proprietario.
Per evitare però che la trattativa privata si trasformi in un gioco al rialzo o in una strategia dilatoria da parte della finanza immobiliare, il movimento chiede un atto d’imperio al Comune di Roma.
L’appello alla giunta capitolina è chiaro: approvare d’urgenza le delibere urbanistiche prodromiche a dichiarare la “pubblica utilità” del sito, vincolando l’ex sede Inpdap a progetto di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp).
Un’arma negoziale indispensabile per mettere alle strette la proprietà e blindare l’interesse pubblico dell’area prima che sia troppo tardi.
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