doppia emergenza per i vigneti padovani

Quest’anno la vendemmia è arrivata, e con largo anticipo. Il grande caldo e la siccità che stanno mettendo alla prova i vigneti di mezza Italia hanno accelerato la maturazione delle uve, spingendo l’avvio della raccolta con circa dieci giorni di anticipo rispetto al calendario. Un fenomeno che tocca da vicino anche le campagne padovane, dove le aziende agricole si trovano a fare i conti con un’annata tra le più incerte degli ultimi anni. E, come se non bastasse, a gravare sui bilanci arriva l’impennata del costo del gasolio agricolo, proprio nel momento in cui il lavoro nei vigneti raggiunge il suo apice.
«Per la prima volta nessuna previsione»
«Quella che si è aperta è un’annata vendemmiale difficile, che ci mette alla prova come poche altre – commenta Lorenzo Fidora, vicepresidente di Confagricoltura Padova – il caldo record e la mancanza di piogge hanno stravolto il calendario della raccolta: iniziamo con dieci giorni di anticipo e con la consapevolezza che le rese restano un’incognita. Basti pensare che quest’anno, per la prima volta, persino Assoenologi e Unione Italiana Vini hanno rinunciato a diffondere le tradizionali previsioni vendemmiali, tanta è l’incertezza. Il momento è allarmate. Il cambiamento climatico non è un’eccezione, è una condizione strutturale con cui la nostra viticoltura deve convivere ogni anno».
«Ondate di calore, siccità prolungate, bombe d’acqua o grandinate improvvise hanno già colpito a macchia di leopardo il Veneto – continua Fidora -. I nostri viticoltori sono chiamati a rivedere strategie, investimenti e tempi di lavoro, vigneto per vigneto. La qualità delle uve, comunque, si annuncia buona, ma sulla quantità, oggi, nessuno è in grado di dare certezze».
Prezzi alle stelle
A questa incognita climatica si somma un’emergenza economica altrettanto concreta: il caro carburanti. A lanciare l’allarme è Mattia Meneghesso, presidente di Anga Padova, l’associazione Nazionale Giovani Agricoltori di Confagricoltura Padova, che richiama l’attenzione sull’aumento dei costi di produzione a fronte di quotazioni delle uve sostanzialmente ferme rispetto allo scorso anno.
«La vendemmia è il momento in cui il peso del caro carburanti diventa più evidente – spiega Meneghesso – negli ultimi mesi il prezzo del gasolio agricolo è aumentato di circa 35 centesimi al litro: significa affrontare la raccolta con costi decisamente superiori rispetto alla scorsa campagna. Un aggravio che si aggiunge a tutte le altre spese sostenute durante l’anno e che, purtroppo, non trova alcun riscontro nel valore riconosciuto alle nostre produzioni».
Qualche numero
Una moderna vendemmiatrice consuma mediamente circa 250 litri di gasolio al giorno. A questa si affiancano almeno tre trattori impegnati nel trasporto delle uve ai centri di conferimento, con un consumo aggiuntivo di circa 600 litri. In una sola giornata di raccolta si può arrivano quindi a consumare circa 850 litri di carburante: con un rincaro medio di 35 centesimi al litro, il costo della vendemmia aumenta di quasi 300 euro al giorno, una cifra che incide in modo significativo sui già fragili margini delle aziende.
Il rincaro si inserisce in un contesto di mercato mondiale del vino tutt’altro che favorevole e caratterizzato da eccesso di offerta. Nonostante questo, per quanto riguarda il Veneto, le quotazioni delle uve, previste per la prossima vendemmia risultano per la maggior parte delle denominazioni solo in leggera tensione; fa eccezione il Prosecco, per il quale si prevede un sostanziale mantenimento dei livelli dello scorso anno.
«Il problema non riguarda soltanto il carburante – prosegue Fidora – il gasolio è una delle tante voci che gravano sui bilanci, ma fotografa bene la difficoltà che stiamo vivendo. Ogni lavorazione richiede l’impiego di mezzi agricoli e, quando si arriva alla raccolta, le imprese hanno già alle spalle mesi di spese crescenti. Se a questo aggiungiamo i prezzi delle produzioni che non crescono, e le rese da disciplinare in necessaria contrazione, è facile capire come i margini continuino a ridursi».
«Segnali positivi ma non bastano»
Il recente intervento del governo, che prevede una riduzione temporanea delle accise sul gasolio per pochi giorni, viene accolto come un segnale positivo ma insufficiente ad affrontare un problema che interessa l’intera campagna agricola. «Ogni misura di sostegno è apprezzabile – conclude Meneghesso – ma un intervento limitato nel tempo non può compensare un aumento dei costi che accompagna le aziende nel momento più delicato della stagione. L’agricoltura ha bisogno di strumenti strutturali, che permettano agli imprenditori di programmare il futuro con maggiore serenità».
Sguardi puntati all’anno venturo
E se nel 2026 il rincaro del gasolio ha inciso soprattutto sulla fase finale della campagna viticola, la vera incognita riguarda il 2027. Qualora i prezzi del carburante dovessero mantenersi sugli attuali livelli, l’aggravio accompagnerebbe l’intero ciclo produttivo del vigneto, un costo aggiuntivo destinato a pesare in modo significativo su ogni ettaro coltivato.
«Clima imprevedibile caratterizzato da fenomeni estremi da un lato, costi fuori controllo dall’altro: le nostre aziende sono strette in una morsa – conclude Fidora -. Confagricoltura Padova continuerà a farsi sentire, nelle sedi istituzionali padovane, venete e nazionali, affinché chi produce vino di qualità possa avere condizioni all’altezza del lavoro e del rischio che ogni giorno si assume: è necessario fare sistema».
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