Sardegna

Confartigianato Sardegna: Elisa Sedda vicepresidente, Antonio Matzutzi in giunta

Oristano

Meloni confermato alla presidenza. Dossier sul comparto in Sardegna

Giacomo Meloni, sessantenne imprenditore edile di Olbia, è stato confermato presidente di Confartigianato Sardegna: nel prossimo biennio continuerà a guidare l’Associazione, con 7 mila imprese e 20 mila addetti.

Lo hanno deciso i delegati artigiani, riuniti questa mattina a Sennori (SS) durante l’Assemblea Regionale dell’Organizzazione Artigiana che hanno riconfermato VicePresidente Vicario, Fabio Mereu, 47enne imprenditore del trasporto persone di Cagliari, che verrà supportato da altri 2 VicePresidenti: Elisa Sedda, imprenditrice della riparazione degli elettrodomestici di Oristano, e Giuseppe Pireddu, autoriparatore di Macomer. Della Giunta faranno parte, oltre a Presidente e VicePresidenti, anche Norella Orrù e Salvatore Loi (Cagliari-Sud Sardegna), Marina Manconi (Gallura), Giuseppe Tatti (Nuoro), Antonio Matzutzi (Oristano), Marco Rau e Maria Amelia Lai (Sassari).

Tra gli incarichi di Meloni da segnalare negli oltre 30 anni di attività nell’Associazione Artigiana, la Presidenza di Confartigianato Gallura, la Presidenza regionale degli imprenditori edili di Confartigianato Sardegna, la Presidenza della Cassa Artigiana dell’Edilizia oltre a essere componente della Giunta Nazionale di Confartigianato Edilizia-ANAEPA.

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Le parole del presidente Meloni

“Continueremo a impegnarci senza sosta per valorizzare, sostenere, proteggere e sviluppare questo prezioso patrimonio fatto di tradizione, competenze, innovazione, talento, capacità, resilienza e lavoro – ha dichiarato il rieletto Presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni – un “tesoro” che le imprese artigiane e le micro e piccole realtà ogni giorno mettono a disposizione dell’Isola, dell’Italia e dell’Europa, contribuendo alla crescita economica, alla competitività del sistema produttivo e al benessere della collettività”. “E ciò continueremo a ribadirlo alla Politica e alle Istituzioni – ha aggiunto – perché non chiediamo privilegi né misure di semplicistico assistenzialismo, ma soltanto di poter operare nelle condizioni migliori per continuare a generare occupazione e ricchezza. Questa è sempre stata la nostra linea guida e continuerà a esserlo”. “Con questa nostra visione e su questi temi principali continueremo con un approccio chiaro, leale, propositivo, facendo da stimolo a chi poi deve prendere le decisioni strategiche e scegliere dove indirizzare le risorse e le attenzioni – ha proseguito Meloni – lo faremo in tutte le occasioni possibili cercando momenti di dibattito e di dialogo, indicando le migliori e più adeguate soluzioni, presentando idee e progetti ambiziosi ma realizzabili”.

“Le imprese artigiane sarde sono cresciute come numeri e come mentalità trasformandosi da entità piccole e disorganizzate in realtà mature con competenze elevate e qualificate, che fanno della conoscenza e dell’innovazione il loro modus operandi – ha continuato il Presidente – i dati sardi confermano la tendenza alla crescita e al cambiamento del comparto che, in ogni settore, è in grado di padroneggiare le nuove tecniche digitali per il rinnovamento dei processi produttivi”.

“Le imprese artigiane stanno contribuendo in maniera concreta e tangibile alla crescita dell’economia e alla creazione di posti di lavoro anche grazie alla Legge Regionale 949, la legge artigiana per eccellenza – ha rimarcato Meloni – che negli ultimi 7 anni, grazie all’accoglimento della Politica delle osservazioni e delle proposte di Confartigianato Sardegna, ha messo a disposizione 150milioni di euro attraverso i bandi, sempre andati esauriti in pochi minuti”.  “Le piccole realtà, quindi, possono essere viste come elementi di debolezza per l’economia, ma è proprio da questi valori che traggono la capacità di affrontare le sfide del futuro legate all’innovazione e alla sostenibilità – ha concluso Meloni – per tutta la Sardegna le imprese artigiane rappresentano un vero e proprio presidio economico e sociale nei piccoli comuni, anche in quelli più periferici”.

Tra i tanti argomenti che il rieletto Presidente, insieme alla nuova Giunta, continueranno ad affrontare nel prossimo biennio, ci saranno il ricambio generazionale, la competitività e la forte attenzione al mondo dei giovani imprenditori, che ha portato l’Associazione artigiana sarda a costituire, per la prima volta in assoluto, il Movimento dei Giovani Imprenditori Artigiani della Sardegna.

Radiografia del settore artigiano in Sardegna nel dossier della Confartigianato

Dall’analisi presentata dal rieletto Presidente all’Assemblea, secondo l’elaborazione Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat, Movimprese, Ministeri e Anpal, emerge come in Sardegna le quasi 34 mila realtà artigiane, il 20,3% di tutte le attività imprenditoriali sarde, coinvolgano 64.055 lavoratori, pari al 19,5% dell’occupazione complessiva. Le imprese artigiane a conduzione femminile sono 6.151, quelle giovanili 2.570 e quelle straniere 1.745. Analizzando i territori delle vecchie province, 12.433 imprese artigiane si trovano a Cagliari con 14.143 addetti, 12.270 a Sassari-Gallura con 22.692 addetti, 6.767 a Nuoro con 9.562 addetti e 2.358 a Oristano con 5.812 addetti.

Il settore artigiano contribuisce in modo significativo all’economia regionale, generando il 9,7% del valore aggiunto del territorio, equivalente a 3miliardi e 366 milioni di euro (789milioni di euro a Cagliari, 597 nel Sud Sardegna, 1.214 a Sassari-Gallura, 486 a Nuoro e 280 a Oristano), e il 2,4% di quello complessivo dell’artigianato italiano.

Di questi addetti, 32.705, ovvero il 51,1%, sono lavoratori dipendenti.

Negli ultimi anni, l’artigianato e le micro e piccole imprese (MPI) hanno registrato difficoltà più marcate rispetto ad altri comparti nel reperire e trattenere personale. A fronte di 15.270 entrate programmate da imprese artigiane, ben 8.440 risultano di difficile reperimento, pari al 55,3% del totale previsto: un valore superiore di 9 punti percentuali rispetto alla media complessiva, che si attesta al 46,3%.

La crescente domanda di under 30 da parte delle imprese artigiane e delle micro e piccole imprese sarde rappresenta una scelta sempre più strategica, legata alla necessità di garantire innovazione, continuità e competitività. Oltre il 50% delle figure richieste risulta di difficile reperimento, in un contesto aggravato dalla transizione demografica e dall’invecchiamento della forza lavoro. La difficoltà di ricerca e i lunghi tempi di formazione rendono ancora più centrale il loro inserimento. In questo quadro, gli under 30 diventano una risorsa decisiva per la tenuta e lo sviluppo del sistema produttivo.  Tale problematicità non riguarda solo l’ingresso, ma anche la permanenza delle risorse in azienda, un aspetto particolarmente critico se si considera che la formazione dei neoassunti richiede tempi lunghi: mediamente, una micro o piccola impresa impiega oltre un anno per rendere pienamente operative le nuove risorse. Queste criticità, legate sia alla ricerca sia alla fidelizzazione del personale, stanno incidendo direttamente sulle strategie aziendali: molte MPI e imprese artigiane hanno infatti trattenuto il personale anche in presenza di un calo della produzione, evidenziando come la carenza di manodopera rappresenti oggi un vincolo strutturale per il settore.

A queste difficoltà trova spiegazione anche nella transizione demografica in atto, caratterizzata da un marcato invecchiamento della popolazione (+17,7% di over 65 nei prossimi 25 anni) e da una contestuale riduzione della componente giovanile (-35,1% di under 35). In questo contesto, i giovani diventano una risorsa sempre più scarsa per il mercato del lavoro: in Sardegna, su 3.660 figure under 30 ricercate dalle imprese artigiane, il 56,6%, pari a 2.070 unità, risulta di difficile reperimento.

Il settore artigiano risente in modo particolarmente accentuato di questa dinamica. Negli ultimi dieci anni (2015-2024), il numero di autonomi e lavoratori indipendenti artigiani ha evidenziato un marcato processo di invecchiamento: la componente senior over 55 è cresciuta del 34,4%, mentre quella degli under 35 si è ridotta del 54,4%. Un’evoluzione analoga si osserva anche tra i lavoratori dipendenti (dell’artigianato e non), dove la crescita della componente più anziana procede a un ritmo nettamente superiore rispetto a quella dei giovani: nel decennio 2014-2024, i dipendenti over 55 sono aumentati del 119,2%, un valore quattro volte superiore rispetto al +28,3% registrato tra gli under 35.

In questo contesto emerge con forza, soprattutto nell’artigianato e nelle micro e piccole imprese, la necessità di garantire continuità e futuro alle attività produttive attraverso l’inserimento di un adeguato numero di giovani. Tale esigenza si riflette in un progressivo aumento del peso della domanda di lavoro rivolta specificamente agli under 30.  Nel 2025, gli ingressi programmati dalle imprese artigiane sarde di giovani fino ai 29 anni rappresentano il 23,9% del totale delle entrate previste, in crescita di 7,7 punti percentuali rispetto al 16,3% registrato nel 2021. Si tratta di un incremento più sostenuto rispetto a quello osservato nel complesso del mercato del lavoro, dove la quota di ingressi giovanili si attesta al 23,5%: un valore sostanzialmente allineato a quello dell’artigianato, ma in aumento di soli 0,2 punti percentuali rispetto al 2021.

La crescente incidenza della domanda di giovani da parte delle imprese artigiane e delle micro e piccole realtà produttive trova una duplice spiegazione. Da un lato, il settore è sempre più esposto alla necessità di gestire il ricambio generazionale, sia a livello imprenditoriale sia tra i lavoratori. Ciò rende indispensabile porre fin da ora le basi per garantire la continuità delle attività nel prossimo futuro.

Dall’altro lato, per rimanere competitive, le imprese sono chiamate a coniugare tradizione e innovazione. In questo processo, le giovani generazioni, spesso native digitali, assumono un ruolo strategico, grazie alla maggiore familiarità con le tecnologie e alla capacità di utilizzare con flessibilità strumenti digitali, integrandoli con il know-how già presente in azienda, tipicamente detenuto dai lavoratori senior e dall’imprenditore che giuda l’impresa.

In questo scenario, la domanda di giovani under 30 da parte delle MPI sarde si concentra in particolare su questi profili: muratori in pietra, mattoni, refrattari, elettricisti nelle costruzioni civili, acconciatori, meccanici artigianali, riparatori e manutentori di automobili, conduttori di mezzi pesanti e camion, estetisti e truccatori, installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici, autisti taxi, conduttori automobili, furgoni, altri veicoli trasporto persone e panettieri e pastai artigianali.

In tale situazione, le imprese che hanno inserito giovani in azienda riconoscono questa scelta come una delle più strategiche per il proprio sviluppo. L’ingresso di nuove generazioni si colloca allo stesso livello degli investimenti in tecnologia, dei processi di innovazione e della formazione del personale, configurandosi come una leva decisiva per la competitività.

Attrarre e integrare giovani non è quindi solo una risposta alla carenza di manodopera, ma una condizione imprescindibile per garantire continuità, accelerare l’innovazione e sostenere il futuro dell’artigianato e delle micro e piccole imprese. Senza un adeguato ricambio generazionale, il rischio non è solo rallentare la crescita, ma compromettere la tenuta stessa del sistema produttivo.

Sabato, 11 luglio 2026

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