Economia

Accesso ai social e contrasto al cyberbullismo: l’Ue vuole armonizzare le norme

Finora il Vecchio Continente si è mosso in modo sparso, ma ora che il dibattito sull’accesso ai social media da parte dei minori coinvolge numerosi Paesi del mondo, l’obiettivo dell’Unione europea è chiaro: armonizzare le norme, anche tramite l’introduzione di un’app che verifichi l’età di chi intende accedere alle piattaforme, e fornire una definizione univoca, normativa e vincolante, di uno dei rischi più diffusi nell’ecosistema digitale, il cyberbullismo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Con due ricerche pubblicate nel mese di giugno, il Parlamento europeo ha provato a fare sintesi delle due questioni, consapevole dell’impatto che i social network possono avere sul comportamento, online e offline, dei cittadini, specialmente quelli più giovani.

L’approccio dei membri Ue

A fare da apripista nell’implementare una serie di restrizioni all’uso indiscriminato dei social media è stata l’Australia, nel dicembre 2025, seguita da un numero sempre crescente di Paesi europei ed extraeuropei. Tranne Lettonia e Malta, tutti i Paesi Ue hanno in corso proposte di legge, emendamenti, iniziative governative, consultazioni, raccomandazioni che fissano una determinata età per l’accesso ai social: si va dal più permissivo Belgio, che indica come età minima i 13 anni, a Bulgaria, Irlanda, Spagna, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Slovacchia che alzano la barriera ai 16 anni. Fuori dall’Ue, anche Canada, Norvegia, Corea del Sud e Gran Bretagna stanno discutendo di vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. Indonesia e Malesia sono più avanti: hanno già adottato delle leggi e stanno implementando le restrizioni. La complessità per tutti gli Stati è far sì che le regole vengano rispettate: come dimostra il caso australiano, sono numerosi i modi con cui ragazzi e ragazze riescono ad aggirare i divieti e a continuare a usare i social, senza percepire alcun vantaggio dall’introduzione di norme a loro tutela.

Il framework normativo europeo

Il quadro normativo dell’Ue, al momento, conta alcuni strumenti utili per la tutela degli utenti all’interno dell’ecosistema digitale, come Gdpr, Dsa, eIDAS, Avmsd, ma, dallo scorso anno, sono aumentati gli appelli e gli interventi degli organi europei per una maggiore armonizzazione delle normative a protezione di minori online.

Nell’ottobre 2025, i ministri di 25 Stati membri avevano adottato una dichiarazione ministeriale congiunta – la dichiarazione dello Jutland – chiedendo una «tutela più forte e mirata» dei minori online, sostenendo l’adozione di sistemi «efficaci e rispettosi della privacy per la verifica dell’età sui social media e su altri servizi digitali pertinenti» e auspicando un ulteriore approfondimento in merito a una «maggiore età digitale». In una risoluzione di novembre 2025, il Parlamento aveva chiesto, a sua volta, di fissare a 16 anni l’età minima per l’accesso ai servizi digitali nell’Ue. Nella fascia di età compresa tra i 13 e i 16 anni, l’accesso alle piattaforme di social media sarebbe consentito previo consenso dei genitori.


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