Marche

«Kebab fuori dal centro? Parliamone, sì alla tutela delle nostre tradizioni»

MACERATA – L’approvazione da parte della Giunta regionale delle Marche segna il primo passaggio formale di una proposta di legge destinata ad incidere sull’assetto dei centri storici: quella che punta a regolamentare l’apertura di attività ritenute non coerenti con l’identità urbana, in particolare locali etnici e kebab. Un intervento che intreccia tutela del decoro, salvaguardia delle tradizioni e libertà d’impresa e che ora attende il vaglio del Consiglio regionale. Nel frattempo, il confronto si sposta sui territori, dove saranno i Comuni a doverne gestire l’applicazione.

Il sostegno

A prendere posizione è il sindaco di Macerata, il leghista Sandro Parcaroli, che si riconosce nell’impostazione della norma: «Condivido pienamente la riflessione del governatore Francesco Acquaroli che è alla base della legge regionale: i centri storici, e i valori anche sociali che custodiscono e tramandano da secoli, sono un patrimonio che va tutelato». Una linea netta, che però non si traduce in chiusura: «Dunque sì alla legge e no alla proliferazione di attività che cozzano con luoghi ricchi di arte e di storia. Con questo non voglio dire che si debbano negare autorizzazioni alle aperture di quel tipo di attività, ma definendo bene per legge il perimetro in cui muoversi. Libertà di impresa, ma nei luoghi deputati». Più articolata la lettura del sindaco di Civitanova Marche, il vannacciano Fabrizio Ciarapica, che condivide l’obiettivo ma richiama la necessità di strumenti chiari: «È una legge che va nella direzione della tutela dei centri storici – osserva – ma dovrà essere articolata in modo preciso per evitare contenziosi e difficoltà applicative». Ciarapica insiste poi sul valore identitario: «Tutelare la vocazione e la storia dei nostri centri è fondamentale, perché non si tratta solo di commercio ma di qualità degli spazi e della convivenza». E richiama anche il piano della legalità: «In alcuni casi proprio in queste attività si sono registrate situazioni non conformi alle norme ed è evidente che questo richiede un’attenzione ancora maggiore». Da qui la richiesta di «regole chiare e strumenti efficaci, senza lasciare zone grigie». Il sindaco amplia quindi il quadro e rilancia: «Accanto a questo tema c’è quello delle case popolari, dove è necessario rafforzare i controlli e garantire criteri realmente equi come si poteva fare in passato. Il rispetto delle regole deve valere per tutti, perché da lì passa anche la qualità della convivenza urbana, che siano negozi o case». Invita alla prudenza il sindaco di Porto Recanati, Andrea Michelini, che richiama le dinamiche economiche che ruotano attorno agli spazi commerciali: «Salvaguardare la propria identità è un valore sul quale ho sempre creduto molto. Nel mezzo di questa norma, però, si collocano i soggetti direttamente interessati, cioè i proprietari degli immobili e gli operatori economici conduttori in locazione – spiega – ed è proprio nel rapporto tra queste parti che si determina l’equilibrio del mercato». Una logica difficilmente comprimibile: «È una materia complessa, che va valutata territorio per territorio, evitando semplificazioni e adattandola alle esigenze di ogni città».

Il sostegno

Secondo la sindaca di Potenza Picena, Noemi Tartabini «Ben vengano interventi che incentivano un arricchimento e una valorizzazione delle tradizioni locali, che siano gastronomiche, culinarie o artigianali, anche perché molte rischiano di andare perdute». Una linea che, chiarisce, non ha carattere discriminatorio: «Non è una chiusura verso determinate attività, ma la volontà di mantenere un’identità urbana ben definita, evitando la dispersione delle tradizioni su più fronti. Se la politica e gli atti amministrativi possono aiutare a preservare queste caratteristiche, non possiamo che guardare con favore a questo tipo di interventi».




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