Lazio

supera il 50% delle nuove registrazioni

Cambia profondamente il modo di abitare e di gestire il patrimonio immobiliare all’ombra del Cupolone.

Nel mercato delle locazioni della Capitale si consolida e si rafforza il ricorso ai contratti a canone concordato, una formula che negli ultimi anni ha progressivamente eroso fette di mercato fino a diventare la tipologia contrattuale in assoluto più diffusa e registrata.

È la fotografia nitida emersa dall’analisi statistica presentata da Confedilizia nel corso di un summit dedicato all’evoluzione del mercato immobiliare romano, svoltosi giovedì 18 giugno nella sede capitolina dell’associazione.

L’incontro ha visto confrontarsi proprietari, professionisti del settore e rappresentanti delle istituzioni sulle repentine trasformazioni dell’abitare a Roma e sull’impatto dei recenti interventi normativi del Governo in materia di edilizia residenziale.

I numeri del sorpasso: contrazione per il canone libero

I dati illustrati da Confedilizia confermano in modo inequivocabile un trend già tracciato dalle ultime rilevazioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate:

  • Oltre la metà delle nuove locazioni registrate nell’ultimo anno a Roma appartiene alla categoria del canone concordato.

  • Il tradizionale contratto a canone libero (il classico 4+4) continua a perdere progressivamente terreno, cedendo il passo a modelli considerati più flessibili e sostenibili.

Questo passaggio riflette un mutamento profondo nelle esigenze della cittadinanza. Se da un lato gli inquilini cercano formule economicamente sostenibili a fronte di un costo della vita in aumento, dall’altro i proprietari si orientano verso uno strumento che — pur imponendo un tetto massimo all’affitto basato sugli accordi territoriali tra sindacati e associazioni — garantisce maggiori tutele e forti agevolazioni fiscali (come l’aliquota ridotta per la cedolare secca e gli sgravi Imu).

Roma, per dimensioni e caratteristiche del proprio mercato, si conferma così un osservatorio privilegiato a livello nazionale.

Le spine del mercato romano: tasse, sfratti e carenza di alloggi

Nonostante i segnali positivi legati alla diffusione di contratti più calmierati, Confedilizia ha riacceso i riflettori sulle criticità storiche e strutturali che continuano a zavorrare il settore immobiliare romano, limitando l’offerta di immobili disponibili sul mercato regolare:

  • Pressione fiscale: Il livello delle tasse sugli immobili resta giudicato troppo elevato, scoraggiando i piccoli proprietari dal rimettere gli alloggi sfitti sul circuito degli affitti di lungo periodo.

  • Tempi della giustizia civile: I procedimenti di rilascio degli appartamenti in caso di morosità degli inquilini richiedono ancora tempistiche lunghissime, elemento che alimenta la diffidenza dei locatori.

  • Emergenza accessibilità: Si registra una drammatica e crescente difficoltà di accesso alla casa per le fasce di popolazione con redditi medio-bassi, schiacciate tra canali di libero mercato proibitivi e la scarsità di soluzioni intermedie.

«Il mercato degli affitti a Roma si evolve rapidamente verso formule più eque, ma restano aperte le questioni strutturali che incidono sulla reale disponibilità degli alloggi», spiegano gli operatori del settore.

La sfida per il futuro della vivibilità urbana della Capitale passerà inevitabilmente dalla capacità di bilanciare la sicurezza giuridica ed economica dei proprietari con il diritto alla casa a costi compatibili con i redditi reali delle famiglie.

La forte ascesa del canone concordato dimostra come le agevolazioni fiscali siano una leva potentissima per calmierare i prezzi e far emergere i contratti regolari.

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