Politica

Landini e il campo largo: “Se si vogliono perdere le elezioni si continua a stare divisi”

BOLOGNA – Maurizio Landini ammette di essere “pragmatico”: “Se si vogliono perdere le elezioni si continua a stare divisi. Se si vuole vincere bisogna costruire un programma e delle alleanze in cui il problema non siano le persone, ma i contenuti”. Il segretario generale della Cgil parla a margine della Festa nazionale della Fiom a Bologna, commentando il dibattito sul campo largo e l’eventuale coinvolgimento di forze come Italia Viva e del suo leader Matteo Renzi, che ieri la platea della Fiom ha fischiato. “Questo governo – insiste – non ha la maggioranza dei consensi nel Paese. Ha vinto le elezioni perché il resto del fronte politico era diviso. Se si guardano i numeri, il centrodestra ha ottenuto circa 12 milioni e mezzo di voti, mentre le forze di opposizione, presentandosi separate, ne hanno raccolti complessivamente di più. Chi fa politica e ha un minimo di intelligenza deve confrontarsi con questi numeri – ha chiarito – e deve capire perché molte persone che partecipano ai referendum o alle mobilitazioni poi non si sentono rappresentate alle elezioni politiche”.

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Per Landini la costruzione di un’alternativa passa innanzitutto dai temi. “Noi vogliamo riaffermare il valore della Costituzione, affrontare la questione salariale, approvare leggi che sostengano davvero il lavoro e i diritti delle persone e cancellare una serie di norme sbagliate approvate in questi anni, non soltanto dai governi di destra. In molti casi le persone sono più avanti sia dei sindacati sia dei partiti. Per questo bisogna avere l’umiltà di ascoltare e di confrontarsi con ciò che il Paese reale sta chiedendo”.

Sul palco c’è anche l’occasione per una battuta. “Oggi sono arrivato in anticipo perché a un certo punto ho deciso di non prendere il treno”, racconta Landini. “Il treno che dovevo prendere aveva 85 minuti di ritardo. Grazie al ministro Salvini”.

Di campo largo dallo stesso palco – che ieri ha ospitato Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte – parla anche il presidente della Regione Michele de Pascale. “Non sono d’accordo a fare il favore a Giorgia Meloni iniziando a metterci veti tra di noi. Sarebbe un regalo che non possiamo permetterci”. “Negli ultimi cinque anni – ricorda il presidente dell’Emilia-Romagna – ha governato la destra perché le forze che oggi siedono nello stesso campo sono andate divise. Se fossero andate insieme, la destra non avrebbe vinto. Io voglio vincere, lo dico con tutto me stesso. Chi ogni giorno, per dovere costituzionale, deve confrontarsi con questo governo sa bene quanto sia importante un cambiamento. Ma non sono disposto a tutto per vincere”.

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Secondo de Pascale, il vero punto è il progetto politico, non la composizione della coalizione, e nemmeno un possibile allargamento a Italia Viva e a Matteo Renzi. “Il nodo non è se c’è Tizio, Caio o Sempronio. Il nodo è cosa facciamo insieme”, e chiarisce: “Nel programma del centrosinistra deve esserci la difesa della sanità pubblica e bisogna spiegare come finanziarla. Deve esserci la tutela dei diritti del lavoro. E io mi chiedo: c’è la parola pace in questo programma? Si può dire pace? Si può costruire una battaglia per la pace?”. L’obiettivo, conclude, deve essere costruire “un’alternativa credibile, con un programma chiaro, una tenuta forte e il coinvolgimento del maggior numero possibile di forze che vogliono cambiare l’Italia”.


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