SUSS – Counting Sunsets | Indie For Bunnies
Con “Counting Sunsets” i SUSS, propongono un’idea semplice ma potente: osservare il tempo mentre scompare lentamente all’orizzonte.
Il disco vive dentro questa sospensione crepuscolare, in uno spazio dove l’America desertica del country incontra il minimalismo contemplativo dell’ambient. Il trio newyorkese continua a perfezionare quella formula che loro stessi hanno contribuito a rendere riconoscibile come ambient country: pedal steel, armoniche, chitarre acustiche e synth.

L’ascoltatore non si trova di fronte a brani tradizionali, a climax ma a paesaggi sonori che emergono e svaniscono come miraggi.
Con la scelta di intitolare i brani semplicemente “Sunset I”, “Sunset II”, e così via, i SUSS lasciano che sia l’ascoltatore a proiettare immagini, ricordi, malinconie.
Rispetto al precedente album, “Counting Sunsets” si mostra più granuloso, concreto. Le texture ambientali restano centrali, ma qui gli strumenti acustici emergono con più forza: la pedal steel di Jonathan Gregg scava lentamente nella polvere, le chitarre di Bob Holmes evocano motel abbandonati e stazioni ferroviarie dimenticate.
Pat Irwin, storico membro dei B-52, lavora invece sui synth in modo cinematografico.
Il trio evita qualsiasi deriva new age. I brani sono brevi, essenziali. La musica è un affascinante crocevia tra alcuni lavori di Brian Eno, certe sonorità dei Labradford e quel meraviglioso disco di Ry Cooder che fu la colonna sonora di “Paris, Texas”
In questo disco l’America vive come un mito spirituale.
I SUSS confermano di essere i principali esponenti dell’ambient country, capaci di trasformare la contemplazione in linguaggio musicale.
Un disco crepuscolare, delicato e suggestivo.
Source link




