Bedouine – Neon Summer Skin
Sono passati quasi cinque anni da “Waysides“, il terzo LP di Bedouine: la musicista di origini armene, ma nata in Siria e residente a Los Angeles ormai da anni gli dà finalmente un seguito e allo stesso tempo esordisce su Thirty Tigers.
Prodotto dalla stessa Azniv Korkejian e dal suo fido collaboratore Gus Seyffert (Beck, Michael Kiwanuka), il disco vede numerosi ospiti importanti tra cui Jonathan Rado dei Foxygen e i fratelli Micheal e Brian D’Addorio dei Lemon Twigs.

La musicista di stanza in California spiega: “Mi sentivo così frustrata dal fatto che i luoghi da cui provengo fossero devastati dalla guerra o difficili da raggiungere. La mia famiglia è stata separata più e più volte, emigrando tra Armenia, Siria e Arabia Saudita. Volevo documentare e onorare le storie della mia famiglia.”
“On My Own”, la canzone più lunga del disco con i suoi sei minuti e mezzo, ci introduce in questo nuovo mondo di Bedouine, in cui la sua angelica e candida voce è supportata dal piano e, in seguito anche da un drumming di scuola jazz, trasportandoci in una realtà così delicata ed emotiva che sembra volerci cullare con il suono dei suoi fiati, mentre in chiusura arrivano anche arpeggi chitarristici delicati quanto tutto il resto della canzone.
Se vogliamo a continuare a cercare bellezza non dobbiamo fare molti passi in avanti perché “Always On Time”, uno dei singoli anticipatori ha un incredibile candore e tanta intimità con quel suo piano prezioso, la ricchezza dei suoi archi e quella sensazione di una nostalgia senza tempo che la rende ancora più magica e ci fa viaggiare verso il passato con una gentilezza unica.
Al centro del disco (ma non solo) c’è quella “Canopies” che è veramente importante perché ricorda il periodo che Azniv ha passato in un orfanatrofio: la madre l’aveva messa in questa struttura per farla scappare dalla violenza del padre: dopo la conversazione (rigorosamente spoken word con la madre), ecco una voce intima accompagnata solo dall’intimità totale della chitarra acustica.
Un’altra piccola perla è incastonata subito dopo e si chiama “Deghma Cheega”, che non gode solo di splendidi arrangiamenti di archi e di parti fischiettate con una notevole leggerezza, ma si impreziosisce ulteriormente con percussioni che ci riportano verso la Bossa Nova.
Un disco davvero ricco di aggettivi e di soluzioni sonore, capace di emozionare fino in fondo, dando la possibilità a Bedouine di raccontare storie della sua famiglia: la qualità e l’intimità di “Neon Summer Skin” sono qualcosa di grandissimo valore che ci teniamo a conservare ancora per tanti anni.
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