Cultura

Sparta – Cut A Silhouette

Un tipo come Jim Ward non ha bisogno di tante presentazioni. Membro fondatore degli At the Drive-In, pedina fondamentale della band guidata da Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodríguez-López almeno fino ai tempi del seminale “Relationship Of Command” del 2000.

Credit: Bandcamp

Dopo il primo scioglimento del gruppo texano, fonda gli Sparta con il chitarrista/bassista Paul Hinojos e il batterista Tony Hajjar – ovvero le altre due “vedove” della coppia andata a formare i Mars Volta – entrambi poi fuoriusciti in periodi diversi.

Un tira e molla continuo, intervallato da un paio di pause, che oggi culmina in una nuova fase: una sesta fatica in studio intitolata “Cut A Silhouette”. Dopo tante evoluzioni, gli Sparta si sono trasformati in un power trio: con il cantante e chitarrista Jim Ward vi sono il fedele collaboratore Matt Miller (basso) e la new entry Neil Hennessy (batteria).

A dargli una mano ci pensa un produttore d’eccezione: J. Robbins, ovvero il leader degli indimenticati Jawbox. Un partner di peso per un’avventura musicale all’insegna di un post-hardcore di gran classe, maturo e decisamente improntato alla melodia, che magari non riscriverà la storia del nobile genere ma sicuramente sa differenziarsi dalla massa.

Gli Sparta, infatti, non puntano tanto sul puro impatto sonoro quanto sull’emozione. La violenza è solo uno dei tanti elementi alla base della loro opera, e non è neanche preponderante. Più che di post-hardcore, in fin dei conti, potremmo parlare di un classico alternative rock contaminato da scorie emo e post-punk, con non pochi riferimenti agli U2 a rendere il tutto più accessibile e immediato.

Dietro il tradizionale pathos in chiave punk, “Cut A Silhouette” cela un animo pop che sa farsi particolarmente affascinante in ottimi episodi come “Everything You Say”, “Without Your Hands” e “Midnights”. Anche i pezzi più aggressivi non tradiscono le aspettative, con gli assalti di “Split Lip” e “Crater” (scritta con Frank Iero dei My Chemical Romance) a farci tornare in mente i fasti irraggiungibili degli At the Drive-In. Non mancano alcuni punti deboli, soprattutto nei passaggi più soft e malinconici (“See You Soon”, “Glimmer”) che rievocano atmosfere da teen drama anni ’90. Ma nel complesso “Cut A Silhouette” regge la prova a ci restituisce un’immagine nitida degli Sparta targati 2026: una band matura ed esperta con un messaggio forte e uno stile riconoscibile.


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