Umbria

Treni, in Umbria altri 20 convogli potrebbero finire sulla linea lenta: «Salvini intervenga»

L’Umbria rischia di veder finire sulla linea lenta un’altra ventina di treni se la delibera numero 49 dell’Autorità di regolazione dei trasporti – attualmente una bozza – si trasformerà da qui a poche settimane in un atto di regolazione vero e proprio. L’assessore regionale ai Trasporti, Francesco De Rebotti, ha prospettato possibili «effetti pesanti» sul sistema ferroviario umbro lunedì durante una conferenza stampa convocata per spiegare le criticità del provvedimento dell’Art e illustrare le controproposte della Regione.

Serve la politica Si tratta di un’iniziativa che assumerà presto una dimensione sovraregionale, dato che mercoledì è previsto un incontro a Roma per definire un documento unitario insieme a Toscana, Lazio e Marche. Ma non basta: la Regione sollecita un intervento politico diretto, in particolare da parte del ministro dei Trasporti Matteo Salvini: senza una regia nazionale e una collaborazione tra le amministrazioni del Centro, ha detto De Rebotti, la pressione dei treni commerciali finirà per ridurre drasticamente lo spazio per il trasporto pubblico locale. Di sicuro il tempo a disposizione è poco: la scadenza per la decisione finale dell’Autorità è fissata infatti al 29 giugno.

Le regole di accesso Il punto centrale del confronto riguarda la revisione delle regole di accesso ai binari della rete nazionale. La nuova proposta dell’Art introduce una forte apertura alla concorrenza commerciale, allontanandosi dal precedente schema del 2014 che era incentrato sulla tutela del servizio pubblico. Il nuovo provvedimento prevede che la percentuale di spazio garantita ai treni regionali scenda dall’attuale 85 per cento a una quota del 40 per cento in caso di sovrapposizioni e conflitti con i convogli dell’alta velocità gestiti da operatori privati. Una netta riduzione che rischia di penalizzare fortemente la linea Orte-Roma, considerata il vero punto debole del sistema locale, in quanto i treni dei pendolari e quelli ad alta velocità condividono la stessa tratta veloce – la Direttissima – costringendo già oggi i treni regionali a subire frequenti ritardi o a essere dirottati sulla linea lenta.

Francesco De Rebotti nel corso della conferenza stampa (foto U24)

Regole retroattive Un altro elemento di forte preoccupazione risiede nel principio di retroattività contenuto nelle nuove regole. L’applicazione di queste norme andrebbe a colpire anche le intese già sottoscritte, come l’accordo quadro siglato dall’Umbria con Rete ferroviaria italiana lo scorso aprile (tra molti problemi). Questa retroattività rischia di compromettere la stabilità dei servizi programmati per i prossimi anni e di rendere incerti gli investimenti regionali sul medio e lungo termine, creando una situazione di precarietà operativa.

La velocità Tra i punti più discussi anche la decisione di imporre una velocità minima di 250 chilometri orari per poter accedere in via prioritaria alla Direttissima. De Rebotti ha spiegato che «l’Umbria ha investito da anni nel rinnovo della flotta ferroviaria» e si prepara a immettere in servizio 12 nuovi treni capaci di raggiungere i 200 chilometri orari, grazie a un investimento complessivo di circa 170 milioni di euro. I primi due convogli sono già in fase di test e la consegna dell’intera flotta si completerà nella prima metà del 2027. L’innalzamento della velocità minima a 250 chilometri orari escluderebbe questi nuovi treni regionali dalle tracce veloci, costringendoli a viaggiare sulla linea lenta e allungando i tempi di percorrenza. Si tratta di una scelta che vanificherebbe lo sforzo economico pubblico per una differenza temporale minima, poiché il risparmio di tempo tra un treno da 250 chilometri orari e uno da 200 chilometri orari sulla tratta umbra, ha ricordato l’assessore, è stimato in appena due o tre minuti.

Gli orari La delibera propone inoltre di considerare treni pendolari solo quelli che partono dalla stazione di origine tra le 6 e le 9 del mattino. Molti dei servizi ferroviari fondamentali per i passeggeri umbri hanno però origine ad Ancona prima delle 6, attraversando poi l’Umbria per raggiungere Roma negli orari di punta. Con le nuove regole, questi convogli perderebbero lo status di priorità. Palazzo Donini chiede quindi di modificare questo parametro basandolo sull’orario di arrivo a destinazione e non su quello di partenza. Se la proposta dell’Art non dovesse essere modificata, l’amministrazione regionale ha prospettato la possibilità di riprogrammare i collegamenti spezzando le tratte interregionali, costringendo i viaggiatori provenienti dall’Adriatico a scendere e cambiare treno a Foligno o Perugia per poter rientrare nella fascia oraria protetta.

L’ex Fcu Le nuove norme stabiliscono un limite del 50 per cento per il trasporto pubblico anche sulle linee regionali, come la ex Ferrovia centrale umbra; quota del tutto ininfluente allo stato attuale, dato che su quella rete non viaggiano treni commerciali privati. Sulla ex Fcu De Rebotti ha spiegato che i lavori finanziati al Pnrr si concluderanno entro il 30 giugno e che, fino ad agosto, ci saranno dei lavori di rifinitura. A quel punto, in autunno, dovrà essere fatta la richiesta all’Ansfisa (l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali) per far sì che i Minuetto possano viaggiare a 95 chilometri orari; per l’autorizzazione ci vorranno dai 3 ai 6 mesi di tempo ma, nell’attesa, sarà chiesta una sperimentazione non solo tra Castello e Perugia ma anche nella zona sud, magati tra Terni e Todi. Cento milioni, poi, servirebbero per adeguare la linea agli standard nazionali, portandola a 18 tonnellate per asse; lavori che riguarderebbero non i binari ma altre opere e che, quindi, potrebbero essere fatti con la linea aperta. L’obiettivo è far diventare la ex Fcu una tratta nazionale, con collegamenti più rapidi verso Roma.

Le opere Sotto il profilo delle grandi opere e dei servizi, poi, Rfi ha assicurato a Palazzo Donini che entro un anno sarà concluso il raddoppio della tratta Spoleto-Campello, cantiere aperto fin dal 1999, mentre sul tavolo c’è la richiesta di raddoppi selettivi per la Foligno-Terontola. Un altro dossier aperto è quello della futuribile stazione dell’alta velocità MedioEtruria: al di là della localizzazione De Rebotti ha sottolineato che è un’opera che serve a una parte dell’Umbria: «Il dibattito è aperto – ha detto l’assessore – e dobbiamo rivederci con la Toscana». Quel che è certo è che il progetto di fattibilità sarà pronto entro metà anno. Intanto c’è da risolvere il problema politico della delibera Art: in assenza di una regia nazionale, ha concluso De Rebotti, «il rischio è quello di assistere a una progressiva riduzione degli spazi e delle opportunità per il trasporto pubblico ferroviario, con conseguenze dirette sui pendolari umbri e sui cittadini di molte altre regioni».

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