Toscana

prima personale italiana dell’artista taiwanese






Casa Masaccio | Centro per l’arte contemporanea di San Giovanni Valdarno ospita dal 6 giugno al 20 settembre “Imitation of Life (Imitare la vita)”, prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana dell’artista taiwanese Skyler Chen. Il progetto, curato da Marta Papini e realizzato in collaborazione con la galleria Massimodecarlo, inaugura sabato 6 giugno alle 18 negli spazi di corso Italia 83. L’ingresso è gratuito.

Un titolo ispirato a Douglas Sirk

Il titolo della mostra richiama il film “Imitation of Life” di Douglas Sirk del 1959, noto in Italia come “Lo specchio della vita”. Nel melodramma di Sirk la protagonista rinnega le proprie origini afroamericane nel tentativo di essere accettata come bianca nell’America segregazionista. Un racconto che diventa metafora dell’identità come costruzione fragile e imposta, segnata dal peso delle convenzioni sociali e dalla necessità di “imitare la vita” anziché viverla pienamente.

Questo tema del passing, dell’adeguamento a un’identità socialmente accettabile a costo di negare sé stessi, è al centro del lavoro di Chen. Nato a Kaohsiung, Taiwan, nel 1982 e oggi residente a Rotterdam, l’artista attinge direttamente alla propria esperienza: cresciuto in un contesto asiatico conservatore e con un’educazione mormona, ha vissuto a lungo una doppia esistenza, conducendo pubblicamente una vita eterosessuale mentre, nel privato, esplorava la propria identità omosessuale. Da quella esperienza emergono molti degli elementi che popolano i suoi dipinti: riviste gay, sex toys, riferimenti alla cultura culinaria asiatica, bubble tea, animali e simboli legati alla memoria personale e culturale.

Il confronto con il Rinascimento italiano

Per la mostra di Casa Masaccio, Chen sceglie di confrontarsi direttamente con i codici della pittura rinascimentale italiana, proprio nel luogo in cui questi linguaggi hanno storicamente preso forma. La prospettiva lineare, il realismo delle proporzioni e l’idea di uno spazio ordinato costruito attorno a un unico punto di vista vengono reinterpretati e incrinati attraverso dettagli incongrui, scritte, ingrandimenti fotografici e presenze destabilizzanti.

Le opere, dense di richiami alla pittura quattrocentesca, trasformano l’apparente armonia classica in una tensione sospesa e inquieta, dove identità queer, diasporiche e marginali attraversano e mettono in crisi lo sguardo dominante della tradizione occidentale.

Enigmi visivi tra genere e identità

Le composizioni di Chen si sviluppano come enigmi visivi, frammenti di una storia senza inizio né fine, in cui ogni elemento acquista senso solo nella relazione con gli altri. Nei dipinti convivono nudità e abiti formali, maschere e jeans abbassati, riferimenti maschili e femminili che rendono indistinguibili genere, ruolo e identità. Una dimensione che richiama la sensibilità “camp” descritta da Susan Sontag come la capacità di vedere la vita stessa come rappresentazione teatrale. In questo universo ambiguo e artificiale, la finzione non è decorazione ma strumento critico: una possibilità di trasformazione continua e di liberazione dalle identità imposte.

Oggetti quotidiani come dumpling, frutta fresca, uccelli o riviste erotiche diventano simboli di desiderio, memoria e appartenenza. Cresciuto con una dislessia non diagnosticata, Chen ha trovato nella pittura il proprio linguaggio e uno spazio di guarigione personale. Le sue opere sono oggi presenti in importanti collezioni internazionali, tra cui l’Art Gallery of Western Australia di Perth, l’X Museum di Pechino, la George Economou Collection di Atene, la Beth Rudin DeWoody Collection in Florida e la Forbes Collection di New York. Nel 2025 l’artista ha partecipato alla 14ª edizione della Biennale di Taipei organizzata dal Taipei Fine Arts Museum.

La curatrice e le informazioni pratiche

La mostra è curata da Marta Papini, curatrice indipendente attiva in numerosi progetti internazionali. Attualmente direttrice artistica e curatrice di Radis, progetto quadriennale di arte pubblica promosso dalla Fondazione ArteCRT, dall’edizione 2026 cura la sezione Fotografia di Arte Fiera. Nel 2025 ha co-curato “Fata Morgana: memorie dall’invisibile” insieme a Massimiliano Gioni e Daniel Birnbaum, progetto della Fondazione Nicola Trussardi a Palazzo Morando di Milano. Tra gli incarichi recenti figurano anche la collaborazione con il Centre Pompidou-Metz e la Biennale Gherdëina, oltre all’esperienza come organizzatrice artistica della 59ª Biennale di Venezia curata da Cecilia Alemani.

Casa Masaccio è aperta dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Sono previste visite guidate gratuite ogni sabato pomeriggio alle 17.30, con prenotazione consigliata ai numeri 055 9126168 e 055 9126283 oppure all’indirizzo casamasaccio@comunesgv.it.

























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