Sardegna

Energia pulita: parte da Oristano “l’Agenda Sardegna 2050”, isola modello nel Mediterraneo

Oristano

Il documento sarà inviato alla Regione. Tra gli obiettivi neutralità climatica, stop alla dipendenza dalle fonti fossili e nuovi posti di lavoro verdi

Un’isola capace di produrre energia pulita, ridurre le emissioni, creare fino a quarantamila nuovi posti di lavoro verdi e diventare entro il 2050 un modello mediterraneo di sostenibilità. È la visione contenuta nell’Agenda Energia Sardegna 2050, il documento programmatico che propone un percorso verso la neutralità climatica fondato su partecipazione, innovazione, giustizia sociale e valorizzazione delle risorse naturali dell’isola.

La proposta parte da un presupposto preciso: la transizione energetica non può essere considerata soltanto una questione tecnica o industriale, ma rappresenta una trasformazione culturale, sociale ed economica. Secondo gli estensori del documento, una decina di associazioni dell’Oristanese, il passaggio verso un sistema energetico decarbonizzato deve diventare un progetto collettivo, capace di coinvolgere cittadini, istituzioni, imprese, scuole, università e territori.

L’obiettivo è costruire un nuovo modello energetico, in grado di garantire autonomia, competitività economica e tutela ambientale, superando la dipendenza dalle fonti fossili e mettendo al centro le risorse naturali della Sardegna, dal vento al sole.

Uno dei punti cardine della proposta riguarda il coinvolgimento diretto delle comunità nei processi decisionali. Il documento è stato illustrato questa mattina nell’Aula magna del Consorzio Uno da Giorgio Vargiu, presidente regionale di Adiconsum, Luisanna Usai, di Domus Oristano, Daniela Masia, delle Acli di Oristano, e Giampiero Vargiu, di Oristano Oltre.

L’Agenda evidenzia come, soprattutto negli ultimi due anni, l’assenza di strumenti efficaci di partecipazione abbia spesso alimentato conflitti e opposizioni nei confronti dei grandi progetti energetici. Per questo viene proposta l’adozione di una legge regionale sul dibattito pubblico, ispirata ai principi della Convenzione di Aarhus e alle migliori esperienze europee. L’obiettivo è garantire processi trasparenti di informazione, ascolto e confronto prima delle decisioni strategiche che riguardano energia, ambiente e territorio.

“L’Agenda Energia Sardegna 2050 nasce da un percorso condiviso tra numerosi movimenti e associazioni che da tempo si occupano dei temi della transizione energetica”, ha spiegato Giampiero Vargiu. “L’iniziativa che presentiamo rappresenta il risultato di un lavoro avviato nei mesi scorsi e sviluppato da febbraio fino a oggi, con l’obiettivo di formulare una proposta concreta da sottoporre all’attenzione della Regione Sardegna”.

“Siamo partiti dalla convinzione che il tema dell’energia sia oggi una delle questioni più importanti per il futuro dell’isola”, ha aggiunto Vargiu. “Per questo abbiamo ritenuto necessario elaborare un progetto fondato su principi solidi e su una visione di lungo periodo, che possa trovare un riscontro positivo nelle istituzioni regionali. La proposta punta a superare un modello energetico centralizzato e calato dall’alto per costruire un sistema nuovo, nel quale i cittadini siano protagonisti delle scelte”.

“Gli studi elaborati dall’Università di Cagliari e dal Politecnico di Milano dimostrano che la Sardegna può raggiungere entro il 2050 il traguardo del 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili”, ha concluso Giampiero Vargiu. “Ma per arrivare a questo risultato serve un nuovo modello economico e sociale e, soprattutto, un ampio dibattito pubblico che coinvolga l’intera popolazione”.

Giorgio Vargiu ha ricordato che oggi la Sardegna produce energia in quantità superiore al proprio fabbisogno, ma una quota significativa continua a dipendere dalle fonti fossili. Da qui, secondo il presidente regionale di Adiconsum, la necessità di programmare una transizione energetica governata e condivisa.

“L’isola si trova oggi davanti a due possibili strade”, ha detto Giorgio Vargiu. “La prima consiste nell’aprire indiscriminatamente il territorio alla realizzazione di impianti da fonti energetiche rinnovabili, con il rischio però di favorire fenomeni speculativi. La seconda, più complessa ma anche più democratica, prevede invece che siano i sardi a stabilire il proprio fabbisogno energetico, a decidere quale energia produrre, in quali quantità e in quali territori localizzare gli impianti”.

“Esistono società costituite con capitali minimi che presentano progetti da centinaia di milioni di euro”, ha sottolineato ancora il presidente di Adiconsum, evidenziando la necessità di garantire maggiore trasparenza e affidabilità negli investimenti. “La Sardegna deve dotarsi di strumenti che consentano ai cittadini di decidere il proprio futuro energetico”.

Giorgio Vargiu ha chiarito che l’obiettivo dell’iniziativa non è una semplice raccolta di firme, ma l’apertura di un confronto serio e costruttivo. “Vogliamo coinvolgere cittadini, operatori economici e politica in un dibattito che abbia al centro esclusivamente l’interesse della Sardegna. Abbiamo iniziato raccogliendo le adesioni, attualmente una quarantina, delle associazioni e successivamente coinvolgeremo i cittadini”.

Luisanna Usai ha definito la presentazione del documento “il primo passo di un percorso condiviso”, sottolineando il lavoro svolto dalle associazioni impegnate sul tema della transizione energetica. “Ci auguriamo che questo documento possa raggiungere il maggior numero possibile di persone, coinvolgendo anche il mondo universitario. La società civile si sta muovendo e vuole contribuire al dibattito con idee e proposte concrete”.

Daniela Masia ha evidenziato l’importanza di chiedere un confronto diretto con la Regione, anche attraverso un’audizione con l’assessore competente. “Dietro ogni associazione che ha aderito al progetto ci sono persone che hanno partecipato spontaneamente a questo percorso. La consultazione popolare è fondamentale e deve essere accompagnata da contributi di alto livello scientifico, tecnico e giuridico”.

“Non possiamo più limitarci a subire decisioni che non condividiamo”, ha aggiunto Masia. “Dobbiamo partecipare attivamente alle scelte che riguardano il nostro territorio. L’energia deve essere utilizzata prioritariamente in Sardegna, ma può anche rappresentare una risorsa da condividere con altri territori”.

Sulla stessa linea anche Giampaolo Lilliu, di Ex Esposti Sardegna, associazione che ha aderito all’iniziativa. Secondo Lilliu, la strategia delineata nel documento potrà diventare realmente operativa soltanto attraverso un forte sostegno popolare. “Abbiamo bisogno dei cittadini accanto a noi per costruire il modello di sviluppo delle future generazioni. Le persone chiedono soprattutto una riduzione del costo dell’energia e delle bollette. Oggi manca una vera strategia regionale capace di rispondere a questa esigenza. La sfida è proprio quella di trasformare la transizione energetica in un’opportunità concreta per migliorare la qualità della vita dei sardi”.

Giampiero Vargiu ha infine annunciato che il documento verrà inviato alla Presidenza della Regione e all’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani, e sarà diffuso tra i cittadini.

Mercoledì, 3 giugno 2026

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