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Architectonics: Il gamelan diventa algoritmo :: Le Recensioni di OndaRock

Hoavi è l’alias del producer russo Kirill Vasin, già noto nella scena per le sue digressioni liquide tra i panorami ambient techno e quelli onirici dell’Idm. Con “Architectonics” per Peak Oil rinnova il suo lessico sonoro in una poetica figlia delle forme ritmiche del gamelan. È un risultato nato dalla necessità di ampliare i suoi orizzonti stilistici e di integrare ad essi una presenza percussiva più marcata. Usando il telefono e un microfono a contatto, Vasin ha catturato ogni suono dotato di spessore armonico, tamburellando su tavoli, bicchieri e oggetti metallici per assemblare un archivio personale da trasporre e modellare al computer. Quella tradizione è da sempre oggetto di passione per l’artista, non il passeggero interesse dell’ultimo periodo; conoscendo già la grammatica, Hoavi riesce così a tradurre le risonanze intrinseche della musica indonesiana per aprire una soglia verso stati percettivi alterati.

 

Non è un didascalico omaggio alla tradizione di Giava, e non vuole esserlo: è piuttosto un innesco per costruire poliritmie e un linguaggio radicalmente nuovo per l’artista. Lontano dai fumi eterei dei precedenti dischi, rimane forse la tendenza alla stratificazione complessa di un ritmo sempre in movimento, ma attraverso materiali sonori e intenzioni estetiche diametralmente opposte. Costruendo un’esperienza tattile, dove di ogni suono è possibile percepire le armoniche metalliche, il disco trova la sua struttura in solide basi ambient dub, il più delle volte impercettibili sul lato materico ma tangibili per lo strato di subfrequenze che rendono il risultato opaco e morbido. Non è un disco world music, dunque, ma uno che si avvale di musiche antiche per catturare una spiritualità tribale e asciutta, come a far suonare dei metallofoni est-asiatici su una camera anecoica.

 

Gli undici episodi dell’opera costituiscono un immaginario che coniuga antico e futuro, elementi geograficamente remoti e anche un sassofono jazz che esegue fraseggi tra il meditativo e la malinconia. Gli elementi percussivi vivono talvolta nel loro idioma ritmico, in altre occasioni attraverso manipolazioni spazio-temporali dell’elettroacustica, in un resoconto che, traccia dopo traccia, vira verso il club. Peak Oil non è di certo nuova a regalarci momenti musicali così raffinati, siano essi opera di autori come Topdown Dialectic o Purelink, ma si dimostra soprattutto la dimora perfetta per la ricerca sonora di Vasin. Cambia, soprattutto, la temperatura: se quella musica è nata in contesti caldi e umidi, la proposta di Vasin è quasi fredda. Collocandosi come uno Shackleton su basse temperature, Hoavi ci regala uno dei migliori momenti elettronici di questi ultimi tempi.

31/05/2026


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